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La felicità su due ali

1. Viaggiatori si nasce

  

Viaggiare è uno stile di vita, come il medico da bambino è attratto dall’immedesimarsi in un dottore, dal voler curare piccoli tagli; come il meccanico da piccolo è attratto dalle auto e dalle moto, così il viaggiatore desidera passare il suo tempo libero alla scoperta di mondi segreti presenti sulla carta geografica.

 

2. Viaggiare con la mente                                                                                                                                                                                                           

Il tragitto del viaggiatore inizia quando si è piccoli. Infatti, come dice Citati: il bambino già a sei anni comincerà a guardare i mappamondi, e il ragazzo imparerà che quando viaggiamo, compiamo due viaggi. Nel primo il ragazzo muta gli itinerari della sua guida, stabilisce la durata dei percorsi, distingue mattine, pomeriggi e sere. Il tempo viene governato da una gioiosa pedanteria. Quando inizia il viaggio, il ragazzo si accorge che la realtà ha nulla o poco da fare con i suoi progetti fantastici. I due viaggi, quello fantastico e quello reale ora si accordano, ora si combattono. Tutti i bambini, e spesso gli adulti, sognano di fare un viaggio per terre conosciute. I primi perché dotati di molta fantasia necessitano esprimerla e quindi sognano di volare per mondi magici e di incontrare personaggi fantastici. I secondi spesso riescono solo a immaginare il viaggio o perché troppo presi dal lavoro, o perché poco amanti dell'aereo.

 

 

3. Turista e viaggiatore: l’apparenza inganna                                                                                                                                                                                                                                    

 Il viaggio coincide con la vita, viene paragonato ad essa come fonte di spostamento e di passare del tempo. Infatti, si dice che chi viaggia viva più intensamente, che non viva una sola vita; perché, come chi legge molti libri avrà vissuto la storia di Enea, avrà assistito al ritrovamento di Romolo e Remo, così il viaggiatore attento saprà immedesimarsi nella storia della città e saprà viverla. Infatti, vi è differenza tra il viaggiatore e il turista. Il viaggiatore è sempre attento alle piccole cose, non è schiavo del tempo, non ha fretta, ammira i paesaggi, i monumenti e le rovine, è attratto da luoghi insoliti che in un turista non desterebbero curiosità e stupore. In turista, invece, è fedele alla guida, cartacea o umana che sia e non si gode il viaggio come dovrebbe, perché troppo attento a cercare di trovare il bello nella città, senza capire che non deve farsi piacere il luogo visitato, ma sarà quest’ultimo a conquistarlo se egli gli darà la possibilità di farlo.

4. Il viaggio del non ritorno                                                                                                                                                                                                         

Si vorrebbe sempre essere: essere stati, mai”. (M. Soldati) Ci si mette in viaggio, si avvistano luoghi ricchi di meraviglia e storia, ma allo stesso tempo si sente la mancanza della propria patria. Da un lato si inizia ad amare la città in cui si è, ma dall’altro si inizia a sentire nostalgia verso la propria città. Questo accade quando si è fuori, ma quasi sempre quando si torna accade il contrario. Si è combattuti, il ritorno appare sempre più incerto: come dice Magris, l’Ulisse odierno non assomiglia a quello omerico o joyciano, che alla fine torna a casa, bensì piuttosto a quello dantesco che si perde nell’illimitato. Ogni viaggio è unico e irripetibile: la compagnia, i luoghi, le strade, il tempo non saranno mai gli stessi. Non si potrà mai ripetere lo stesso viaggio, ma si potrà tornare nella stessa città conservando i vecchi ricordi e se ne potranno acquistare nuovi.

Giulia Damasco IV E

Data pubblicazione: 03/02/2016