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spazio riservato al libero scambio di idee, pensieri e parole

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…

22/05/2012

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori… ma come si divertivano?

Quanti modi ci sono per imparare la letteratura? Se facessimo questa domanda ai nostri studenti, probabilmente ci direbbero che forse sarebbe bene che non ce ne fosse neanche uno, e che , anzi, la scuola potrebbe fare a meno di proporre la letteratura con quegli autori e tutte le loro invenzioni fantastiche, tanto loro, gli studenti cioè, non ne soffrirebbero affatto. 
Purtroppo a noi docenti è dato il compito di sbrogliare la matassa, giorno per giorno, e far capire che poi non è così male leggere le opere letterarie che, anzi a ben vedere, qualcosa possono trasmettercela e se non ci fanno impazzire, almeno ci fanno riflettere e ci aiutano a capire.


Ma questa opera di mediazione didattica è cosa assai difficile e comporta nella sua apparente semplicità non solo tanta competenza ed esperienza didattica ma anche capacità ideativa e creativa che noi docenti non sempre siamo disposti a mettere in campo nella marea di lavoro da sbrigare in tutto il corso dell’anno scolastico e con le classi numerose che ci ritroviamo. 
Tuttavia qualche volta fare uno sforzo di immaginazione, proiettarsi, didatticamente parlando, al di là della ordinaria programmazione potrebbe dare risultati inaspettati perché potrebbe innescare un processo di approccio ludico anche a testi considerati dagli studenti troppo lontani dal loro immaginario nel tempo e nella forma. 
Per la comprensione dei testi letterari infatti un’attività basata sulla scrittura e riscrittura può essere più efficace di uno studio solo teorico, che, seppure imprescindibile, tuttavia se isolato, non permette di entrare nel testo. Se crediamo infatti alla centralità del testo nella didattica della letteratura, il primo passo è appunto la lettura e la comprensione del testo che andiamo a proporre.

 
Ma come fa un ragazzo, una ragazza di 16/17 anni ad apprezzare le ottave narrative dell’Orlando Furioso o de La Gerusalemme Liberata e di tutta la potente architettura letteraria che ci sta dietro? Come fa un docente a fare apprezzare questi mondi così apparentemente lontani? Su quali interessi potrebbe far leva? 
L’esperienza che ho fatto durante quest’anno scolastico, nella mia IV B della sez. scientifico di ventotto alunni, mi ha indotto a pensare che certe volte basta poco, un’idea, un suggerimento, ad innescare una capacità creativa nei nostri ragazzi che magari non pensavamo potessero avere, ripiegati come sono ogni giorno sui loro interessi quotidiani di chattate continue su facebook e sms sui cellulari, che non abbandonano mai, per macinare parole su parole in un’apparente voglia di comunicazione che non comunica niente.


In questo contesto far leggere un intero canto dell’Orlando Furioso in classe, è una vera follia. A volte però anche la follia può portare qualche conseguenza positiva, quindi, ho pensato, tanto vale provarci. 
Non so quanti all’inizio abbiano ascoltato e capito, ma continuando con una lettura enfatica delle ottave e con una pignoleria votata al martirio, alla fine un po’ di interesse è venuto fuori: Angelica che fugge, Rinaldo che l’insegue, Sacripante che piange per non avere ancora colto la rosa, batti e ribatti li hanno conquistati. 
Se è vero che decenni di studi di didattica ci hanno insegnato a progettare percorsi curricolari, a programmare obiettivi, a definire competenze, a strutturare minutamente attività, è pur vero che il messaggio letterario passa prima di tutto attraverso il piacere del testo. Se non scatta l’emozione per quello che si legge, se non si entra in empatia con l’autore per quello che dice, difficilmente si potrà arrivare alla comprensione profonda del testo.


E’ per questo motivo che ho deciso di osare un’operazione didattica di cui non potevo del tutto intuire i risultati, ma pianificare il processo, sì. Naturalmente questo lavoro si sarebbe potuto fare solo con l’aiuto del web in considerazione che gli studenti padroneggiano tecnicamente internet, e conoscono tutto quanto è necessario per il montaggio di un oggetto informatico, musica compresa. Quello che però non sanno fare è reperire informazioni precise, scegliere, mettere insieme, con un preciso piano che va strutturato prima di cominciare, attraverso riflessione, negoziazione, scelta condivisa dal gruppo. E questo è il compito della scuola, aiutarli e orientarli per il raggiungimento della competenza, cioè sapere utilizzare tutte le conoscenze, le capacità e le abilità acquisite per organizzare un progetto che risponda a un preciso scopo. In questo caso un oggetto multimediale che, partendo dal testo o dai testi, li superi e diventi altro, una creazione personale degli studenti, qualcosa interamente inventato, scritto e prodotto da loro.

 
Questo è quanto è stato fatto attraverso due interi moduli di letteratura: il primo riguardante il contesto storico-culturale-artistico del rinascimento, il secondo dedicato alla lettura-comprensione- riscrittura parafrasata dei testi citati di Ariosto e Tasso (una scelta mirata di ottave sulla base di alcuni temi: amore, guerra e magia). Compito conclusivo dei due moduli una consegna molto vincolante: costruire un testo teatrale (sceneggiatura, indicazioni di costumi e di musiche)  per una rappresentazione, con cambiamento quindi di genere letterario (dalla poesia al testo dialogato), di punti di vista (ogni personaggio presenta i fatti da una sua ottica), di contesto (ambientazione libera nello spazio ma non nel tempo) ma con aderenza ai temi e ai tòpoi presenti nei due poemi. 
I lavori portati a temine sono due, opera di due gruppi di studenti che hanno profuso in verità molto impegno e una buona parte del loro tempo libero. Però i risultati sono apprezzabili, oltre che divertenti. Naturalmente c’è un eclettismo ingenuo da perdonare: nel processo di riscrittura gli studenti hanno ricondotto al loro immaginario ambienti e situazioni, hanno combinato in un melange immagini e musiche di epoche diverse non precisamente riconducibili tutte al medioevo, tuttavia si sono divertiti, hanno apprezzato due opere “difficili” che, viceversa, avrebbero studiato solo per far contenta l’insegnante e ottenere una buona valutazione. Dimenticando tutto dopo neanche una settimana.

 

 

Maria Rosa Giannalia

Nasce "Liceo Brotzu TV"!

07/04/2011

Ad Aprile 2011 è stato innaugurato il nuovo canale di web streaming del nostro Liceo.

 

Come è nato?

 

Nato da un idea del sottoscritto che ha visto il canale radio di un amico, realizzato sulla piattaforma  livestream,  e che più volte ha pensato di cercare di riempire la sezione poco utilizzata "Brotzu TV" del Giornale Online. In particolare si è pensato di trasmettere la giornata di riflessione sulla sicurezza stradale, in modo che classi di altre scuole, interessate al convegno, potessero seguirci anche a distanza.

 

A cosa serve?

 

Grazie all’utilizzo del sito internet livestram.com è stato possibile creare un canale che potesse trasmettere in diretta o in differita eventi, convegni, assemblee d’istituto, tornei sportivi e tutto quel che avviene nel nostro Liceo. In questo modo noi creiamo una finestra per tutti coloro che vogliono seguire quel che avviene nella nostra scuola  pur non facendone parte; è anche un modo per noi studenti di poter rivedere, anche a distanza di tempo, le diverse cose che abbiamo organizzato e a cui abbiamo partecipato insieme.  Infatti, grazie alla "Video Library" è possibile rivedere tutto ciò che è stato mandato in onda da quel canale: le dirette o tutti i programmi trasmessi.

 

 

Come vederlo? 

 

Per poterlo visualizzare non è necessario iscriversi a nessun sito, basta semplicemente collegarsi su internet (da qualsiasi computer nel mondo) e andare sul sito www.livestream.com/liceobrotzu_tv oppure andando sulla pagina Facebook del Giornale Brotzu (www.facebook.com/giornale.brotzu) e cliccando sull’icona "Livestream" a sinistra.

 

 

Come contribuire alla sua realizzazione?

 

Per ora non esiste un  vero e proprio "Team" organizzato. L’idea è stata proposta dai rappresentanti d’istituto che hanno creato la pagina e la stanno curando, ma in futuro si pensa che ci sarà una collaborazione più larga che coinvolgerà anche tecnici e professori in modo da poterlo inserire e condividere con loro  gestione di questo con loro ad esempio negli eventuali prossimi corsi di video-giornalismo offerti dalla scuola. Chiunque volesse dare una mano ai rappresentanti per realizzare i primi programmi può scriverli a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. . 

 

Quali prospettive future?

 

Si sta pensando di proporre la trasmissione dei consigli d’istituto, di alcune lezioni fatte in classe (con l’aprovazione dell’insegnante interessato e della classe) e magari di creare dei programmi d’approfondimento o interviste realizzate da noi studenti. Poi tutte le idee che avete sono sempre gradite, perchè la TV E’ LA NOSTRA!!!

 

>>>>>      CANALE BROTZU TV      <<<<<

 

 

 

Alex Maxia

Ma che vogliono questi ragazzi?

19/01/2011

Ma che vogliono questi ragazzi? Ho sempre vissuto con fastidio l’obbligo di presenza alle assemblee scolastiche non fosse altro che per il disagio della tensostruttura in cui si celebra il rito mensile dell’incontro degli studenti. Però sabato scorso (15 gennaio 2011) durante l’ultima assemblea, ho trovato due o tre cose sulle quali ho avuto modo di riflettere.

Gli studenti delegati al consiglio di istituto hanno presentato ai compagni una relazione, dettagliata nei contenuti ed efficace nei modi, su come essi stiano portando avanti le azioni riguardanti il progetto sulla sicurezza stradale.

Hanno illustrato con diapositive preparate ad hoc i particolari del concorso organizzato su questo tema; hanno proiettato un bel video, realizzato da loro stessi nella parte di protagonisti, che hanno presentato ad un concorso nazionale; hanno tenuto a precisare che, pur non avendo vinto, si sono piazzati ad un livello alto; hanno infine sollecitato i compagni ad una maggiore attenzione al problema; si sono indignati per l’uso improprio che un giornale locale ha fatto della foto del loro compagno scomparso in un brutto incidente lo scorso anno, biasimando la strumentalizzazione del media in questione. La conduzione del comitato dei delegati è stata inappuntabile sul piano della comunicazione, mutuata naturalmente dai modelli mediatici a loro più familiari.

Fin qui tutto bene. Il rito assembleare impone questa ouverture.

Dove i delegati hanno avuto da eccepire è stato un aspetto nodale e, per loro, deludente rispetto alla sceneggiatura posta in atto che sicuramente è costata parecchio impegno sul piano individuale e di team: non c’è stato il riconoscimento più congruo e atteso, vale a dire una bella e grande partecipazione di massa da parte di tutti i compagni: su circa novecento alunni, forse duecento sono state le presenze tangibili all’assemblea. E tra queste, forse una ottantina gli studenti seduti (per terra) ad ascoltare con apparente attenzione.

A me sono sembrate pure tanti in verità, avvezza come sono a presenziare ad assemblee di trenta-quaranta studenti quando va bene.

Ma evidentemente quella mattina le aspettative erano diverse.

E questo infatti è stato il primo punto di una impegnata discussione alla quale hanno preso parte attiva tre studenti, forse quattro, tra quelli che facevano la parte del pubblico.

Si è discusso: "Ma come mai c’è così scarsa partecipazione?" Ognuno ha detto la sua: "...scarso interesse, voglia di fare solo una vacanza...", qualche proposta: "...ma perché non ci riuniamo solo in classe?" e poi ancora "...sarebbe meglio che i rappresentati degli studenti si riunissero separatamente con i rappresentanti d’istituto" e così via. Ognuno ha tirato fuori una soluzione subito smontata da altre argomentazioni a favore della necessità della presenza diretta. Tutti hanno convenuto che non si può delegare ad altri la risoluzione dei propri problemi.

Interessante a questo punto mi è parso l’intervento di uno degli organizzatori dell’assemblea il quale ha ipotizzato una ragione che potesse spiegare la consistente e persistente assenza dei compagni dalle assemblee: non si tratta di disinteresse ai problemi prospettati e portati all’ordine del giorno, ha detto. Tutti i ragazzi sono d’accordo che sia cosa buona e giusta riunirsi e discutere sulle tematiche indicate, solo che, forse, la più parte degli studenti non le avverte come problemi a livello individuale. Sono solo argomenti che restano fuori dal sé e che non intaccano la sfera emozionale né quella dell’interesse specifico personale.

Il giovane in questione mi sembra abbia focalizzato con quattro parole, ciò che schiere di psicologi e sociologi vanno dibattendo in tutte le salse a livello mediatico.

Altra questione che ho trovato interessante: sono state proiettate alcune diapositive relative ai grafici che, con perizia e competenza, i delegati hanno preparato sull’esito di un questionario proposto a tutte le classi della scuola (uno per classe per il tramite, presumo, dei rappresentanti) su diversi problemi che erano stati sollevati nelle precedenti assemblee. In tutto otto-nove domande. C’è almeno un risultato che merita una qualche riflessione: alla domanda ’ Sei d’accordo che vengano richiesti dei distributori automatici e gratuiti di preservativi? ’ La maggioranza degli studenti, soprattutto quelli dei trienni, come è stato sottolineato, ha risposto No.

Ne deduco che neppure questa questione è avvertita come problema, per quanto intrinseca alle necessità dell’età e per quanto interesse abbia suscitato all’inizio dell’anno.

Un altro dato interessante è stato che, come ha puntualizzato il rappresentante d’istituto, una buona parte degli studenti non ha capito il questionario. Dal che deduco che non abbia dato risposte o le abbia date in modo inadeguato.

Né la questione relativa ai profilattici, né la mancata comprensione del questionario sono state avvertite come problema. La prima forse non rientra nella sfera di competenza di ciò di cui la nostra scuola normalmente si occupa, la seconda invece sì, ci rientra a tutto diritto/dovere. E ciò mi pare veramente preoccupante. Quali sono le ragioni di questa mancata comprensione? Disinteresse o mancanza di attenzione? O forse strategie di lettura inefficaci? Mi piacerebbe poterlo appurare. Mi è stato detto che sono state soprattutto le classi del biennio a non compilare o a compilare in modo errato tale questionario che nell’intenzione dei delegati doveva essere semplicissimo.

Perché questa indifferenza? Quali sono i problemi che gli studenti avvertono come tali? Forse solo quelli che li toccano nella loro sfera immediatamente privata e personale?

Essi percepiscono la loro vita sociale come positiva, la sfera delle loro relazioni appagante, non avvertono il futuro.

Mi sono chiesta infine se sbagliamo forse noi docenti a sollecitarli continuamente verso la problematizzazione a tutti i costi. Forse le ineluttabili necessità della vita li condurranno a quella consapevolezza che faticosamente a scuola tentiamo di fare loro acquisire? Quale speranza di successo abbiamo nella lotta contro il torpore mediatico che li rassicura mediante le continue proposte di modelli di successo non faticoso né difficile? Con quali strumenti possiamo intervenire? Infine cosa chiedono e vogliono veramente questi ragazzi?

Ecco, credo sia questo il punto disperante: non vogliono niente. Come facciamo a lottare contro questo niente?

Maria Rosa Giannalia 

Rappresentanti studenti

14/11/2010

I ragazzi dell’ I.I.S. Brotzu candidati alla rappresentanza d’istituto in seguito a un accordo preso prima delle elezioni del 24 ottobre 2010 hanno deciso di collaborare tutti assieme nonostante i risultati elettorali. Si sono promessi di organizzare insieme le assemblee d’istituto, le manifestazioni, gestire i contatti e informare la gente su quanto sta succedendo nella scuola. Questo gruppo di persone che include i 4 rappresentanti d’istituto eletti il 24 ottobre, i 2 rappresentanti della consulta eletti l’anno scorso (l’incarico vale due anni) e gli altri 3 candidati che sono i referenti delle proprie sezioni.

 

Rappresentanti del Consiglio d’Istituto

Lorenzo Sportillo 5^C - Liceo Scientifico 
Alexander Maxia 5^C - Liceo Scientifico 
Michele Fradella 4^F - Liceo Scientifico
Giulia Scano Liceo Artistico

 

Rappresentanti della Consulta Provinciale

Pierpaolo Piras 5^C - Liceo Scientifico 
Alexander Maxia  5^C - Liceo Scientifico 

  

Referenti delle diverse sezioni

Andrea Fois 5^B - Liceo Scientifico
Luigi Pirina 4^G - Liceo Scientifico
Giulia Selis 5^F - Liceo Scientifico

 

 

 

 

 

 

Alex Maxia

Restiamo in contatto!

03/11/2010

Questi contatti nascono dall’importanza, per noi rappresentanti degli studenti, di migliorare il dialogo tra rappresentanti e rappresentati che nel corso degli anni non sempre è riuscito a coinvolgere tutto l’istituto. Adesso con la creazione del nostro profilo Facebook, i nostri contatti Skype ed MSN  e l’indirizzo Email speriamo di riuscire ad informare, capire i problemi e sentire proposte da molte più persone rispetto a quanto è stato possibile in passato. In questo modo potremo migliorare la scuola, insieme.  

 

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   Profilo Facebook     “Rappresentanti Studenti Brotzu”
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   Contatto Skype        studenti.brotzu

 

      «
Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero.»  (M. Gandhi)

 

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Alex Maxia 

 

Relatività di usi e costumi

29/01/2010

 

Nello scritto anonimo “Ragionamenti Doppi” viene esposto il concetto di relativismo culturale. Per relativismo culturale si intendono le molteplicità delle credenze e dei costumi degli uomini. Nella prima parte dello scritto si dice che qualsiasi cosa possa essere continuamente sia bene che male, sia giusta che sbagliata. Nella seconda parte dello scritto invece si parla degli usi e costumi diversi a seconda della cultura. Per esempio, per i Traci il tatuaggio in una fanciulla era considerato un ornamento, per altri popoli era considerata una pena che si imponeva ai colpevoli. Questo succede ancora. Infatti, a seconda della posizione geografica del proprio Paese e a seconda della cultura del proprio popolo, si trova bello qualcosa che altri trovano brutto. Un esempio è dato dai diversi modelli di bellezza femminile. Le donne di etnia Akha, ovvero le “donne giraffa”. A tutte le femmine, fin da bambine, vengono messi attorno al collo cerchi di ottone, con lo scopo di allungare il collo. Questi cerchi aumentano col tempo. Il collo lungo è infatti ritenuto un grandissimo simbolo di bellezza. Lo stesso succede per le donne di etnia Etiope, anche nota con il nome di Mursi. Queste donne praticano invece un taglio nel labbro inferiore da parte a parte e inseriscono un cilindro di bambù, via via più grande. Questo è per loro un grande simbolo di bellezza. Così come per gli italiani il modello di bellezza è molto differente. I mass media propongono un modello di bellezza femminile magro e ben curato. Questo succede anche con il cibo. Per esempio, in Corea vengono mangiate le larve dei bachi da seta, in Cina invece gli spiedini di gr arrosto e in sud Africa esiste un verme che viene fatto sia fritto, oppure viene mangiato vivo. Queste cose vengono reputate molto buone in quei posti, ma, per esempio in Italia, non li mangeremmo mai. Anche se, facendo tanto gli schizzinosi, non abbiamo niente da invidiargli. In Sardegna viene infatti mangiato il casu marzu, ovvero formaggio con i vermi. Alla fin fine, sempre vermi sono, che si mangino da soli o che si mangino sul formaggio!

Francesca Seruis

 

 

Finalmente la riforma!

06/03/2010

 

L’assemblea d’istituto del mese di Gennaio  ha visto come tema principale quello della "discussione sulla riforma dei licei" e che cosa tale riforma potesse comportare per il nosto istituto. Mesi di proteste anti Gelmini (ministro dell’Istruzione del governo attuale e responsabile della contestata riforma del "sistema scuola" Italiano) hanno preceduto l’approvazione dei regolamenti  relativi al riordino del secondo ciclo di istruzione.

Il tentativo di rinnovare la suola non è una novità. Rinnovare la scuola è sempre stato uno degli obiettivi fissati e mai realizzati dai governi che si sono alternati nel nostro Paese: dal 1962, dopo la riforma della scuola media, si aspettava una riforma della secondaria superiore coerente con quanto previsto dalla nostra Costituzione e quindi orientata a portare tutti ai più alti livelli di istruzione e formazione. I programmi è le materie della scuola Italiana in effetti non sono variati di molto dai lontani anni "40, quando si sono seduti attorno a un tavolo vari tecnici ed esperti per trovare una soluzione provvisoria che poi sarebbe dovuta essere modificata nel corso degli anni dai successivi governi eletti. Tutti i tentativi sono sempre stati accompagnati da numerose proteste: ogni apertura di un nuovo anno scolasico è stata caratterizzata da scioperi, manifestazioni, occupazioni e lotte studentesche. Nel 2009 la riforma Gelmini è stata criticata fortemente dai sindacati, dagli insegnanti e da coordinamenti e collettivi di studenti i quali  valutano la riforma non solo "non epocale" perchè non è stata cambiata in ciò che è più necessario, ma anche incapace di affrontare  criticità nelle scelte innovative in grado di cambiare realmente  l’assetto strutturale che finora ci ha relegato a ruolo di paese fanalino di coda in Europa per dispersione scolastica e, talvolta,  per esiti di apprendimento. Il riordino è apparso ai più un passo indietro e un’opportunità persa per portare la scuola italiana al passo con i tempi. Nella riforma del sistema educativo si intravede un modo molto efficace per far quadrare i conti e tagliare le spese dello Stato, risparmiando diversi milioni di euro ma sacrificando molte cattedre, ore di lezione e servizi. La "riforma - risparmio" è stata criticata fortemente anche dalla Consulta dello stato che ne ha ritardato di nove mesi l’attuazione nelle scuole superiori, pur essendo già stata applicata nelle scuole elementari e medie. Nonostante mesi di proteste e scioperi contro la riforma, all’assemblea d’istituto quando il Dirigente Scolastico ha parlato di "attivarci subito" nell’applicare la riforma per creare una o due sezioni del nuovo indirizzo liceo scientifico "tecnologico", nessuno ha fatto obiezioni. Un solo studente ha preso la parola e ha espresso la sua preoccupazione per salvaguardare il liceo, in quanto scuola per definizione a "indirizzo umanistico" ; ha affermato che ogni tentativo di modificare la vocazione di questo tipo d’istituto superiore, sarebbe un’opera di disinformazione per i ragazzi che intendono iscriversi al nostro liceo per il prossimo anno scolastico.

Allo studente il D.S. ha risposto  dicendo che Il liceo tecnologico, ma probabilmente verrà ribattezzato "Liceo Matematico e Informatico" , prevede l’abolizione dello studio del latino, sostituito con un maggior numero di ore di scienze e matematica, la quale raggiunge lo stesso numero di ore previste per l’insegnamento dell’Italiano. Uno dei motivi che ha spinto il nostro preside a fare  questa scelta è "ilnumero d’iscritti" che secondo le stime scolastiche dovrebbero calare ulteriormente anche quest’anno, in linea con il trend negativo degli ultimi due anni; inoltre,  c’è il rischio che altre scuole dell’Hinterland potrebbero attivare il corso racogliendo le richieste di numerosi potenziali iscritti. Lo stesso studente ha richiamato  il "problema degli spazi" che da anni afligge la nostra scuola: infatti,  i tempi per la soluzione si prevede siano più lunghi a causa dei ritardi dell’avvio dei lavori per la costruzione delle nuove aule presso la sede di Pitz’e Serra (le aule dovrebbero ospitare le classi del Liceo Artistico e le classi eccedenti dello Scientifico che ora turnano al Giua ndr); se gli iscritti dovessero aumentare con le domande di iscrizione al nuovo indirizzo di studi  il problema degli spazi si aggraverebbe. Anche su questo punto il preside ha voluto rassicurare tutti: "i lavori per la costruzione del nuovo plesso dovrebbero incominciare nel prossimo mese di luglio e il problema della carenza di spazi non esiste, semmai esiste il problema contrario, quello degli spazi poco utilizzati"; quest’ultima affermazione ha sorpreso molti dei presenti. Per cercare di fare una previsione  degli iscritti nel nostro istituto ho fatto un sondaggio nelle classi 3° della scuola media "A. Rosas" di via Tiziano e Bellavista; solo il 23,68% degli intervistati sceglierebbe l’opzione Liceo tecnologico nonostante le novità, in particolare quelle che riguardano la materia più "temuta" dai ragazzini:il latino; quest’ultima, molto spesso, non è materia di studio obbligatoria nella scuola media e solo una volta iscritti al liceo  viene scoperta e considerata una materia come dicono molti ragazzini "impossibilmente difficile". Per visualizzare i risultati del sondaggio cliccate QUI!

Alex MaxiaQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sondaggio delle scuole medie

11/03/2010

 

Il SONDAGGIO è stato predisposto per sapere cosa pensavano gli alunni della presentazione fatta dalla nostra scuola, sulla conoscenza del nuovo "Liceo Tecnologico" e sull’importanza per gli alunni dell’insegnamento della "Religione Cattolica". Il questionario è stato sottoposto a più di 100 ragazzi di diverse classi terze della scuola media Alfredo Rosasdi Quartu S.Elena agli inizi di Febbraio 2010.

 

 

1)  Hai trovato interessante la presentazione dei nostri insegnanti, quando sono venuti a fare orientamento nella tua scuola?

  73,91%                                         No 26,08%

 
2)  Prima della presentazione hai mai pensato di iscriverti al Liceo Scientifico?
 
 57,39%                                         No 42,60%

 

3)  Tra le seguenti materie segna le 2 (solo 2!) che secondo te saranno più difficili tra tutte. 

  • Astronomia: 7,60%
  • Biologia: 10,32%
  • Chimica: 13,04%
  • Disegno: 4,34%
  • Ed. Fisica: 0%
  • Filosofia:  21,73%
  • Fisica:      7,60%
  • Geografia: 0%
  • Inglese: 5,43%
  • Italiano: 2,71%
  • Latino: 31,52%
  • Storia: 0%
  • Religione Cattolica: 0%

 

4)  Hai sentito parlare dell’opzione Liceo tecnologico?
 
Sì 41,22%                          No 58,77%

 

5)  Se dovessi iscriverti al Liceo scientifico sceglieresti l’opzione “Liceo tecnologico”?      

 23,68%                             No 76,31%

 

6)  Ritieni che l’ora di “Religione Cattolica” sia importante per la tua formazione?

 24,34%                               No 75,65%

 

7)  Saresti d’accordo a sostituirla con un’altra materia?
 
 
 50,43%                               No 49,56%

 

 

 

Se sì, scrivi quale:

Non tutti hanno scritto una materia preferita, tra quelli che hanno risposto al primo posto tra le materie preferite è Educazione Fisica, seguito da Musica e Lingua straniera, poi in percentuale minore ci sono Chimica e Astronomia, altri invece hanno espresso la preferenza di fare le materie "più difficili"in modo da aver il modo di recuperarle e capirle meglio.

 

8)  Avresti voluto visitare la scuola?
 
 90,38%                               No 9,61%
 
 
 
 
Si ringrazia per la cortese collaborazione il Professor Raffaele De Blasio.
 
 
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"Ultimo fiore sull’asfalto" arriva a Riccione!

07/05/2010

 

Dopo aver vinto a metà Marzo la fase d’istituto del torneo "Superclasse Cup 2010",  la classe IV C del Liceo scientifico  ha disputato Mercoledì 5 Maggio la fase provinciale tenuta nella palestra dell’istitituto Primo Levi. 

Superclasse Cup è un concorso nazionale che si svolge  ogni anno in tantissime scuole di tutta Italia che vede come protagonisti classi intere di studenti liceali impegnati a dare il loro 100% su campetti di calcio a 5 e nel redare un progetto educativo che sviluppi bene una delle tematiche proposte. Quest’anno le tematiche da scegliere erano cinque: alimentazione - salute e igene - ambiente e sviluppo ecosostenibile - uso dei nuovi media - intrattenimento - tempo libero e gioco - guida sicura e responsabile.

 

 

La IV C ha scelto come tematica quella della sicurezza stradale. Poichè molti alunni della classe quest’anno hanno studiato per il conseguimento della patente  si è deciso di sviluppare uno spot di 3 minuti per sensibilizzare a una guida sicura e a una buona educazione al soccorso; il titolo dell’elaborato è "Ultimo fiore sull’asfalto".

Il quartiere di Pitz’e Serra si è trasformato nel set per ricostruire la scena iniziale del ’corto’;  i  protagonisti della scena principale sono gli alunni della classe e la professoressa Maria Luisa Angeloti (docente di storia e filosofia del corso C)  interprete nel ruolo dell’autista indisciplinato che causerà un drammatico incidente; quest’ultimo sarà il motivo che porterà il protagonista a una riflessione sulle norme da seguire e sulle misure di sicurezza da adoperare per ridurre le probabilità del ripetersi di simili incidenti.  

Il video ha avuto il massimo del punteggio da entrambe le giurie scolastiche e provinciali; a fine Maggio ci sarà  la fase nazionale, tenuta a Riccione (provincia di Rimini), dove l’elaborato sarà visionato e poi valutato a,  insieme ad altri lavori provenienti da scuole di tutta Italia,  da una giuria di giornalisti ed esperti.

Per quanto riguarda la competizione sportiva, per motivi organizzativi non è stato possibile realizzare la fase d’istituto ma, nella fase provinciale, hanno partecipato oltre al nostro istituto anche la sezione industriale dell’istituto Primo Levi di Quartu e il Liceo scientifico A. Pacinotti di Cagliari. Le tre partite giocate la mattina del 5 erano tutte di 40 minuti con pause ogni 10’. La prima partita ha segnato una sconfitta per la nostra squadra che all’ultimo ha perso contro il Levi seguita da una vittoria  contro il Pacinotti che ci ha garantito il primo posto nella classifica finale (per via della squalifica del Levi dovuta al ritardo nel presentare il loro progetto didattico).

 

   

 

Da metà marzo, data in cui abbiamo consegnato il video, abbiamo una motivazione in più che ci spinge ad andare avanti, non  tanto per vincere il premio - ormai solo simbolico -  quanto per mandare un messaggio forte al maggior numero di persone dopo quanto successo a   Leonardo  un mese fa. Il 27 Maggio la classe intera partirà per Riccione nella speranza di mandare il messaggio in modo forte anche nella fase nazionale del torneo che si concluderà il 30.

  

Alex Maxia

Calcia di testa 2010

08/06/2010

Dal 27 al 29 Maggio si è svolta l’edizione 2010 della fase finale del torneo "SuperclasseCup" organizzato dal settore giovanile della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio)  con la collaborazione del Ministero della Pubblica Istruzione e del Ministero dello Sviluppo Economico. L’obbiettivo della manifestazione era insegnare il "rispetto" alla nuova generazione di cittadini provenienti da tutta Italia che dopo aver oltrepassato le fasi d’istituto e provinciali hanno vinto un viaggio di 3 giorni a Riccione (provincia di Rimini), centro turistico famoso per il divertimento e la vita notturna. Per il primo giorno non erano previste attività al di fuori della sistemazione nei vari alberghi da parte di organizzatori e giocatori provenienti da tutto il Paese, il secondo invece era dedicato alla presentazione degli elaborati davanti a una giuria composta dal presidente della FIGC insieme ad una giuria di rappresentanti del mondo della scuola e dello sport che hanno dato l’opportunità ai ragazzi di mostrare parte dell’elaborato e commentarlo davanti a una platea di 300 ragazzi con l’intento di spiegare il motivo per cui hanno partecipato e quanto hanno appreso dall’esperienza. Il pomeriggio prevedeva invece una visita al centro "Oltremare" dove le acrobazie dei delfini ammaestrati, insieme alla visione di un film in 3D sul rispetto dell’ambiente,  hanno regalato una serata emozionante che moltissimi hanno apprezzato enormemente. L’ultimo giorno è stato sicuramente il più intenso con la "Festa finale" dove i 600 finalisti hanno giocato a calcio o a giochi educativi (gare a tempo con lo sfondo di valori da rispettare ) in squadre miste ragazzi e ragazze provenienti da diverse parti d’Italia giocano tutti insieme senza distinzioni territoriali lavorando come una squadra con il solo scopo di divertirsi senza l’esigenza di vincere a tutti costi, visto mancanza di un premio in palio. A fine mattinata la manifestazione si è conclusa con un esibizione di "freestyle calcistico" e la premiazione dei vincitori. Le scuole che hanno vinto sono quattro licei scientifici delle provincie di Matera, Taranto, Milano e Siena;  gli elaborati delle scuole vincitrici sono visibili nel sito di Superclasse Cup. L’elaborato del nostro liceo non ha raggiunto il podio ma è stato comunque aprezzato in quanto il messaggio era profondo nonostante l’imperfezione grafica dovuta all’amatorialità del video (a differenza di molti altri non è stato realizzato con l’aiuto di professionisti). I saluti e i ringraziamenti hanno concluso definitivamente la manifestazione che ha coinvolto circa 35.000 studenti di 1000 classi provenienti da 28 provincie di tutta Italia. L’appuntamento è per l’anno prossimo quando nuove classi potranno avere l’occasione di riflettere su tematiche importanti e creare degli elaborati che possano trasmettere il messaggio e farlo aprezzare al maggior numero di persone possibili.

  

Alex Maxia

 

 

 

La classe IV C del nostro Liceo Scientifico, finalista del torneo a livello nazionale.

 

 

I Numeri:
 

1000 classi

 

28 provincie

 

600 finalisti

 

35.000 partecipanti totali

 

Sciopero studentesco 17 Novembre

Sciopero studentesco 17 Novembre

Il giorno 17 Novembre è stato indetto uno sciopero degli studenti in memoria della giornata studentesca. Cinquanta cortei, composti da ragazzi di tutte le età, scendono a manifestare il proprio disappunto sul nuovo processo di privatizzazione e le nuove riforme scolastiche operate dal governo. La scelta di questa data non è stata però casuale: da anni, infatti, il 17 Novembre risulta una data dal grande valore simbolico per ogni studente. In questa data del 1939 centinaia di studenti cecoslovacchi vennero arrestati e uccisi dai nazisti, dopo essersi opposti alla guerra.  Nel 1973 di questa stessa data, ad Atene, vennero massacrati alcuni studenti greci dai carri armati del regime dei Colonelli . Tre anni fa, dunque, l’assemblea mondiale di Bombay decise di rendere questa data un momento importante di mobilitazione in ricordo di quei massacri, rivendicando il diritto allo studio e la necessità di costruire un mondo basato su pace, democrazia, giustizia e libertà. Così anche quest’anno, in tutto il mondo, migliaia di studenti si sono mobilitati perchè siano riconosciuti i loro diritti e perchè a tutti sia garantita l’istruzione.                                                

                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Giorgia Perra

L’invenzione dell’elettronica

31/01/2013

L’anno 2013 sarà ricordato nella scuola italiana per un motivo in particolare: l’introduzione dell’iscrizione elettronica obbligatoria.  Già operativa nelle università dal mese di settembre, ha sollevato, come al solito, numerose polemiche, sia tra i genitori che gli insegnanti.  La domanda spontanea che si pone è: potrà essere utile davvero?

Da quest’anno,  fino al 28 Febbraio, sarà possibile iscrivere i propri figli alle classi prime di ogni grado solo ed esclusivamente online. Sul sito del ministero è presente tutto il materiale e la documentazione. (home)

Il fatto che nasca non dal nulla ma  da una necessaria innovazione tecnologica sembra scontato; si tratta della solita scelta calata dall’alto e imposta alle scuole e ai genitori? In questi anni, non è stato l’unico provvedimento per rendere più   snelle molte delle pratice degli uffici di segreteria e più efficaci alcune attività formative della didattica curriculare della scuola e pubblica. Dall’introduzione delle LIM (lavagne multimediali), all’uso dei tablet e dei pc durante le lezioni, fino alla graduale eliminazione e digitalizzazione dei libri.

Il Registro Elettronico, che nell’anno in corso è soltanto  facoltativo e che dall’anno prossimo potrebbe diventare obbligatorio, per esempio, è stato criticato in quanto porterebbe all’impoverimento dei rapporti insegnanti-genitori.

Bisogna tener presente che questi provvedimenti non potranno mai, se non in minima parte, migliorare definitivamente la scuola pubblica italiana, che ha assoluta necessità di ampi e profondi cambiamenti: in primis, nella mentalità di chi la scuola la governa e la struttura.

E’ necessario partire dalle fondamenta della cultura, e non lasciarle ’sgretolare’. Educare e formare nuovi cittadini è il principale obiettivo della scuola e, aggiungerei, di uno stato moderno.

Detto questo si può guardare favorevolmente ogni piccola innovazione, soprattutto se si traduce in maggiore efficienza e minore fatica sia per chi si deve occupare della gestione, della amministrazione e della diddattica  (personale degli uffici di segreteria e presidenza,  i docenti, i collaboratori scolastici ecc.) sia per le famiglie; non si può pensare che tutto ciò possa limitare le relazioni umane.

Nè si può essere eccesivamente scettici nei confronti di ogni novità tecnologica spesso vista vista come limitante e controproducente.

Il vero problema non è pensare che un genitore, vedendo i voti del figlio dal registro elettronico, si sentirà sollevato da presentarsi ai colloqui, ma sapere che c’è qualcuno che vede la scuola solamente in termini di numeri e voti, e che questo sia sufficiente  per farsi un’idea di cosa sia realmente l’apprendimento.

Per favore, una scuola così proprio no!

Mauro Cicalò

Il desiderio di autogestirsi e il bisogno di ritrovare se stessi

01/01/2013

Sono le 8.30, come al solito una marea di ragazzi in jeans e zaino si accalca davanti all’entrata della scuola, oggi però, al contrario del solito, nessuno di loro entra; rimangono tutti fuori ad aspettare!

Il rappresentante degli studenti, con in mano un megafono, sale le scale d’emergenza davanti al portone d’ingresso, guadagna una  buona  posizione dalla quale può  iniziare ad informare i presenti sulle modalità della autogestione; poco dopo,  la ’marea’ si sposta verso la palestra, dove ognuno riporta il proprio nome sul foglio delle presenze.

Dopo 30 minuti, finalmente, si può iniziare!

I ragazzi ora si spostano nei locali della scuola, lungo il corridoio del piano terra, dove le aule sono state sistemate per ospitare le varie attività dell’autogestione. In una di queste, un professore sta preparando il suo video proiettore portato da casa; sulla cattedra si trova la sua borsa piena di DvD; la apre e  fa scegliere un paio di DVD ai ragazzi appena arrivati; luci spente, inizia la proiezione!

In Aula Magna c’è il professore di filosofia che, in compagnia di parecchi studenti, incomincia a parlare e ... a parlare: filosofia contemporanea. Noioso? No, per niente!

Mentre usciamo dall’aula incontriamo i ragazzi che affollano il corridoio davanti al caffè , bibite o snack.

Davanti all’Aula Cinema un professore inizia a discutere su chi e cosa  proiettare, sull’orario, sull’aula da utilizzare . I suoi  colleghi ascoltano , i ragazzi anche, mentre il servizio d’ordine fa la spola avanti e indietro, dentro e fuori per vedere se tutto procede bene.

Anche il preside è sceso per discutere con i professori sull’utilizzo dell’aula cinema: tutto si è concluso amichevolmente tutti sembrano ragionevolmente soddisfatti.

Intanto, sono arrivati anche gli esperti per il corso di pronto soccorso, che si svolgerà, dopo quello di filosofia, in aula magna. I professori fanno veder film sull’omofobia: il tema viene trattato in modo delicato, pacato e bello.

C’è anche il tempo per seguire, in laboratorio di informatica al primo piano, un mini-corso sul Giornale on line della scuola;  alcuni ragazzi realizzano cartelloni in palestra. Qualcuno tenta di svignarsela al piano superiore occupato dai pochissimi alunni che vogliono far lezione. Poi, "braccati",  scendono giù.

La mattinata scorre fino al suono della campana, si guarda l’orologio: sono le 13:30, ora di andare! Tutti a firmare di nuovo, alcuni si attardano per finire di vedere il film e, finalmente, si torna a casa. Non mancano le critiche, i commenti come: “Si ma l’avrei fatta così..” ,”Secondo me…”, insomma le solite. Ma, per migliorare, c’è ancora tempo.

Questo era solo il vero primo giorno di autogestione, e per oggi va bene così!

Mauro Cicalò

INVAL-NO, INVAL-SI’

09/05/2011

Dato che l’argomento è, come si suol dire, di scottante attualità, vorrei esprimere la mia opinione a proposito delle prove INVALSI. Come tanti colleghi, non sono contraria a operazioni di valutazione esterna, se gestite dall’istituzione preposta in modo da rispettare il calendario annuale, non intralciare le attività ordinarie e soprattutto non pesare sui singoli istituti (come d’altronde mi sembra fosse avvenuto anni fa, quando il nostro liceo era stato scelto come scuola campione).

Ma questa volta non si può che restare perplessi, se non indignati, dal modo in cui queste prove stanno per essere espletate. Un modo che definire “all’italiana” è davvero eufemistico, che sa addirittura di provocazione.

Perché sembra proprio una contraddizione che, proprio nel bel mezzo di una grave crisi economica globale e nazionale, che richiede al paese “lacrime e sangue”, con tagli alla spesa pubblica in tutti i settori, e mentre il ministro Tremonti ripete che la cultura non si mangia, il nostro ministero, ad anno scolastico inoltrato, senta il bisogno impellente di rendere obbligatorie anche in seconda superiore le prove INVALSI, imponendo di fatto alle scuole di pagarsele.

Infatti la ministra aveva trascurato, o finto di trascurare, un piccolo particolare (che Tremonti le avrà immantinente ricordato): “Cava Mavia Stella, guavda che io non sbovso un soldo per pagave le tue pvove INVALSI”

Ma la soluzione è presto trovata! ricorrereremo al buon cuore dei docenti interni, che hanno un sacco di ore lautamente retribuite per le attività funzionali all’insegnamento, e dei presidi che non avranno problemi ad attingere ai fiorenti fondi d’istituto delle loro scuole!

I signori dell’INVALSI, che evidentemente conoscono bene il sistema che devono valutare, non potevano assolutamente immaginare che loro richiesta d’aiuto non avrebbe trovato l’entusiastico consenso dei collegi docenti, in particolare di quello del prospero, ricchissimo e munificentissimo liceo “Brotzu”, un vero paradiso nel panorama scolastico isolano, viziato e coccolato da tutti gli enti presenti sul territorio!

Ma certo, prego, signori dell’INVALSI, si accomodino… speriamo che le traballanti e sdrucite poltroncine della nostra augusta aula magna riescano a reggervi, e non inciampiate nel linoleum strappato, soffrendo stoicamente il caldo o il freddo (dipende dalla stagione), mentre vi intrattenete piacevolmente con noi. Certo, noi sardi dobbiamo andare al passo col resto della nazione e del globo e smetterla di essere il fanalino di coda, che vergogna!

Beh, allora potremmo parlare della questione anche con i nostri ragazzi, ma qui purtroppo non ci stanno tutti: eh sì le assemblee d’istituto si svolgono all’aperto. E se piove? dobbiamo spostarci nell’accogliente tenso-struttura, dove però, sempre per problemi di spazio, i ragazzi devono prendere a cavalluccio le ragazze…ah, questa è la palestra? Che bel fresco, una bella corrente d’aria, vero? Sapeste d’inverno… ma poi ci riscaldiamo correndo. Come, dove si trovano le attrezzature sportive e gli spogliatoi? Ehm, veramente le attrezzature sono sparse un po’ dappertutto, gli insegnanti non hanno un luogo sicuro dove riporle, e i ragazzi si cambiano nei bagni o dove capita. All’artistico invece, fanno ginnastica vintage: in classe, come negli anni ’50.

In questo vasto spazio all’aperto, invece, stiamo aspettando da dieci anni la costruzione delle aule e dei laboratori: ogni anno la Provincia ci dice che c’è un bellissimo progetto per noi, ci hanno promesso anche il chiosco bar, ma di mattoni e operai mai nemmeno l’ombra: ormai lo utilizziamo come esempio classico per spiegare ai nostri alunni che cos’è un’utopia…

Ma non c’è problema, siamo gente pratica: per anni abbiamo fatto lezione in una mansarda priva di certificato di agibilità (col preside che si fermava ogni mattina in chiesa a pregare che non succedesse nulla di grave), mentre i ragazzi dell’artistico portavano in borsa gli stivali di gomma e le mascherine perché regolarmente i bagni eruttavano le acque fognarie della città. Inoltre i nostri vicini del Giua ci cedono volentieri le aule che ci servono: peccato che quest’anno nella sede staccata non funzioni l’aula d’informatica perché ci hanno tolto il tecnico. Per poter usare l’aula di disegno e i laboratori della sede centrale, i prof e gli studenti debbano allenarsi tutti i giorni al Poetto per battere in velocità le altre classi e arrivare primi. I ragazzi dell’artistico, invece, con la loro creatività hanno inventato le classi double-face: ribaltano banchi e sedie e vengono fuori cavalletti e tavoli da lavoro.

Ecco la biblioteca d’istituto: è accogliente e abbastanza fornita, ma bisogna corrompere la bidella per accedervi, perché per mancanza di personale è aperta solo quattro ore la settimana.

I corsi di recupero? Uno spasso! Ogni anno facciamo scommesse sulla loro attivazione, sul numero di ore e sulle materie. Chi perde fa penitenza: compilare a mano per tutto il consiglio di classe i moduli delle comunicazioni ai genitori sui debiti (circa 800).

La segreteria? Tutto ok: basta guardare il viso eternamente sorridente del direttore amministrativo! E poi, cari signori INVALSI, dovete fare le fotocopie? Non vi siete portati le risme da casa? Ahiahiahi, la carta costa e in tempi d’austerity bisogna risparmiare: compilate il registrino e fate fronte-retro. Avete bisogno di adoperare la toilette? Mi raccomando i fazzolettini, anche la carta igienica costa, noi ce la portiamo da casa…

Già, cari signori, come vedete noi pratichiamo l’essenzialità come stile di vita scolastica! Passiamo alla questione didattica. Allora, la valutazione INVALSI viene prima di tutto, dite voi, i test sono significativi e validi dal punto di vista docimologico: saranno significativi, ma non saprei quanto attendibili, se consisteranno in quiz uguali per tutti… avete portato paraocchi e separè per i ragazzi? non lo sapete che è umano sbirciare il foglio del compagno, soprattutto se lui è bravo e tu non sai che pesci pigliare? E poi se gli insegnanti interni sono gli stessi che dovranno sorvegliare e correggere, dov’è l’imparzialità? Chi controlla i controllori? (se circola la voce che da questi test dipende il nostro stipendio, sai l’oggettività dove se va a farsi benedire…)

Vorrei un attimo obiettare che da venti anni a questa parte ci avete fatto due maroni così (non è più una parolaccia, vero?) sulla complessità della valutazione, che deve tener conto dei diversi stili di apprendimento dei ragazzi, della situazione economico-sociale, dei progressi rispetto alla situazione iniziale ecc… e ora si scopre che vanno bene i quiz a risposta multipla? E noi che facciamo una faticaccia tutti gli anni a predisporre compiti e verifiche ben strutturati e diversificati, e ci arrovelliamo per giungere ad un giudizio il più possibile equo rispetto alla complessità dell’essere umano; potevate dircelo prima: dall’anno prossimo via con test e questionari e anche con l’auto- correzione collettiva, come in America, così facciamo prima e magari le famose 40 ore funzionali saranno sufficienti, invece di esaurirsi in due mesi . O forse è tutto uno stratagemma per iniziare a sostituirci con i computer?

Per concludere, noi le abbiamo viste da tempo e le abbiamo anche testate le vostre prove INVALSI, e purtroppo ci sono venuti forti dubbi sul fatto che saper distinguere un anacoluto da un iperbato, o capire se il punto di vista del personaggio di un racconto sia oggettivo o soggettivo, o sapere che “fugace” significa “effimero” piuttosto che “sfumato”, ci permetta di valutare davvero le competenze di un allievo, almeno senza ricorrere ad altre verifiche.

Allora, signori dell’INVALSI, siete ancora convinti che qui al Brotzu vada tutto bene e che non vediamo l’ora di lavorare per voi? Aspettiamo un invito per visitare la vostra sede. Grazie

R. C.

17/11 una data da ricordare

17/11/2009

 

Oggi 17 novembre 2009 si celebra l’uccisione di centinaia di studenti cecoslovacchi, morti nel 1939 poichè protestavano contro la guerra. E’ da oltre sessant’anni, ossia dal 1941 quando un gruppo di studenti in esilio costituì l’International Union of Students, che ogni anno centinaia di studenti di vari paesi, si riuniscono nelle piazze per ricordare il massacro, per rivendicare il diritto di studiare per tutti e quindi contro la privatizzazione delle scuole, e per la formazione di una mondo giusto e pacifico.

E’ proprio in una di queste manifestazioni, avvenuta nel 1973 ad Atene, che trovarono la morte centinaia di studenti che furono uccisi travolti dai carri armati del regime dei Colonnelli; e poi nel 1989, sempre in Cecoslovacchia, si ripetè la storia di 15 anni prima, ossia le vite degli studenti furono stroncate dai carra armati del regime comunista.

Nel 2004 l’International Union of Students avvenuta a Bombay, ha ripristinato questa data come punto d’incontro per i nuovi manifestanti e per fare in modo che lo sterminio non venga dimenticato. Anche a Cagliari, in piazza Garibaldi è avvenuta la manifestazione che ha portato quasi tutti gli studenti della nostra scuola ad essentarsi dalle lezioni per parteciparvi.

Francesca Alvau

                              

 

Europa: "via il crocifisso dalle aule"

03/11/2009

 

(ANSA) - STRASBURGO, 3 NOV 2009- Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo i crocefissi nelle aule costituiscono ’violazione alla liberta’ religiosa degli alunni’. Lo ha stabilito la Corte nella sentenza ad un ricorso presentato da una cittadina italiana che nel 2002 aveva chiesto all’istituto ’Vittorino da Feltre’ di Abano Terme (Padova), di togliere i crocefissi dalle aule. Secondo i giudici di Strasburgo questi costituiscono ’una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni’.

L’articolo riportato sopra dell’ANSA ha dato la notizia che con immediato effetto dalla

sua pubblicazione ha diviso in due il paese tra quelli che ritengono giusta la decisione fatta dall’unione europea e quelli che si oppongono al provvedimento. Tra quelli che maggiormente si sono accaniti contro in primis c’era la Chiesa Cattolica che con i suoi numerosi portavoce ha sottolineato che il crocifisso fa parte dell’identità italiana e che toglierlo dalle aule sarebbe come rinnegare parte della propria cultura, conformandoci come pecore al resto d’Europa ma con la Chiesa sono della stessa opinione la maggior parte dei parlamentari italiani, in particolare quelli più vicini a gli ideeali ex democristiani. Dall’altro canto invece ci sono molte persone che vedono nel crocifisso un esplicito simbolo religioso che impone la supremazia della religione cristiana sullo stato italiano, cosa vietata dalla costituzione, che obbligandone l’affissione nelle classi sarebbe oggetto di fastidio a chi appartiene ad altri credi.

E voi come la pensate? Commentate le vostre opinioni mandandole all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. così da poterle pubblicare e creare uno scambio di idee a riguardo.

Alex Maxia

 

Risposte:

Anonimo:Credo sia una situazione inaccettabile quella che esiste oggi in Italia: la sottomissione dello Stato ad un potere ancora molto forte come quello della Chiesa.. . Ogni giorno, questo paese e più in generale tutta l’umanità, mi demoralizza sempre di più. Io, probabilmente perchè giovane, credo fortemente in una possibile società veramente basata sugli ideali di uguaglianza, libertà, fratellanza e giustizia; ma questa società è così impregnata di egoismo che ciò che credo potrebbe essere Realtà diventa di colpo un’inafferrabile Utopia, realtà resa utopica  dall’impossibilità del raggiungimento di questa e non dall’impossibilità del suo funzionamento.. La chiesa è uno di quei poteri forti che governano Egoisticamente il Mondo attraverso il mantenimento delll’ignoranza sulla popolazione. Come descrisse bene( se io stesso ricordo bene..) Manzoni ne I promessi Sposi, al momento in cui Renzo si trova in mezzo alla "rivolta popolare per il pane" a Milano,  la massa popolare è stupida e solo una piccola percentuale è cosciente delle cause del disagio e sa come risolverlo; ebbene ancora oggi è così.. istruire la massa è una cosa impossibile perchè gli unici mezzi per farlo li controllano LORO... . Mi chiedo se sono nel giusto e se conosco almeno in parte la verità.. forse anche la mia reazione è voluta da Loro.. . Comunque vada, Viva l’Amore!