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Scienziate nel tempo. 100 Biografie

scienziate nel tempoIl libro “Scienziate nel tempo. 100 biografie” nasce da una ricerca italiana sul rapporto delle donne con la scienza, iniziata all’Università Bocconi nel 1997. Le autrici, Sara Sesti e Liliana Moro, entrambe insegnanti, sono da tempo impegnate nella ricerca e nello studio del ruolo delle donne nella scienza presso l’Università Bocconi. Hanno precedentemente pubblicato insieme un’altra raccolta di biografie intitolata “Donne di scienza. 50 biografie dall’antichità al duemila”. Lo scopo della raccolta è quello di far emergere il difficile rapporto fra le donne e la scienza nei secoli attraverso il racconto del profilo biografico di 100 donne che si sono dedicate appunto all’indagine scientifica. Nonostante le donne si siano occupate di scienza fin dall’antichità, la loro presenza nell’ambiente scientifico è stata sempre un’eccezione, per il fatto che si trattava di contesti riservati esclusivamente agli uomini. Le donne hanno avuto accesso all'istruzione solo dopo la seconda metà dell’800 e solo nel 1867 è stata aperta l’Università alle donne. Solo da allora il contributo delle donne alla ricerca scientifica ha potuto affermarsi, anche se compromesso da questo notevole ritardo. Prima solo le scienziate provenienti da famiglie facoltose riuscivano ad affermarsi soprattutto perché venivano affiancate da un’importante figura maschile come un marito, un padre o un fratello, in grado di fornire loro l’istruzione che veniva negata dalle istituzioni.
Ancora oggi si fatica a riconoscere il ruolo della donna in ambito scientifico, lo dimostrano il fatto che i Nobel assegnati a scienziate dal 1901 non arrivano a venti e le donne continuano a ricoprire ruoli secondari nella ricerca e nelle istituzioni, nonostante l’elevata presenza di donne nelle facoltà universitarie di indirizzo scientifico. Dai rapporti ufficiali emerge che la motivazione non è legata alla forte competitività nell’ambiente scientifico, né alla difficoltà per le donne di coniugare professione e vita familiare, ma da un forte scoraggiamento dal dedicarsi alla scienza che dipende da condizioni di lavoro difficili con precariati lunghi e compensi scarsi. Esistono ancora differenze nella valutazione del lavoro svolto dalle donne scienziate e dai colleghi uomini e nelle possibilità di promozioni offerte ai due sessi. Le biografie sono ordinate cronologicamente e sono precedute da un’introduzione in cui si illustra la presenza femminile nei diversi periodi storici allo scopo di far comprendere il ruolo della donna scienziato nei diversi luoghi di produzione della cultura e l’assenza, fino al XX secolo, nelle massime istituzioni come accademie e università. Le scienziate Agnodiceindividuate per il saggio sono donne che hanno fatto delle scelte particolari o che sono state significative per la storia delle donne. Quelle del periodo antecedente al XIX sono quelle di cui si sia attestata con sicurezza la produzione scientifica, mentre quelle degli anni successivi sono state scelte per originalità delle loro ricerche. Viene inoltre ricordato il lavoro di gruppi di scienziate che hanno prodotto importanti lavori collettivi. Attraverso le loro biografie, le autrici cercano di far comprendere che sono donne che non rispondono a nessuno stereotipo come ad esempio quello della donna poco femminile e che non hanno caratteristiche che le accomunano se non l’interesse per la divulgazione. Il libro è infatti presentato dalla frase ‘Chi dice che le donne non sono portate per la scienza?’. Tra le biografie particolarmente interessante nel periodo dell’antica Grecia è la figura di Agnodice, che attorno al 300 a. C., travestita da uomo studiò e operò come medico. Una volta scoperta si salvò da una condanna a morte, grazie all’appoggio delle donne aristocratiche. In seguito venne consentito l’esercizio della professione medica alle donne.

Nel XX secolo spicca la figura di Clara ImmerwahrClara Immerwahr, (1870 - 1915) chimica e pacifista ebrea che si uccise contro l'uso dei gas asfissianti, creati dal marito Fritz Haber. Clara Immerwahr, prima donna laureata in chimica in Germania, si sposò con il chimico Fritz Haber, con cui inizialmente, collaborava nelle sue ricerche. Con la nascita del figlio, dovette condurre, con grande sofferenza, una vita relegata al ruolo di madre e moglie. Allo scoppio della prima guerra mondiale, le ricerche del marito condussero all'invenzione di gas asfissianti tra cui il cosiddetto "gas mostarda" usato dai tedeschi nel 1915, che causò 5000 morti in dieci minuti. Fu chiamato Iprite e fu la prima arma di distruzione di massa. Clara si suicidò sparandosi con la pistola per manifestare la sua non complicità allo sterminio. Prima della morte, Clara aveva scritto lettere in cui spiegava a lungo la sua decisione, ma scomparvero. In seguito Haber inventò anche lo Zyklon, che fu usato nelle camere a gas dei lager nazisti. ·
Lise Meitner

Un’altra scienziata che mostrò il suo dissenso verso l’uso delle scoperte scientifiche per scopi bellici fu Lise Meitner, fisica austriaca. La biografia della Meitner descrive la condizione dell’istruzione delle donne a Vienna nella fine del 1800. In quel periodo per le ragazze era vietata la frequenza delle scuole superiori. Grazie al sostegno della famiglia, si preparò privatamente e superò l’esame di maturità a 23 anni. Non appena Vienna concesse la frequenza dell’Università da parte delle donne, iniziò a studiare matematica e fisica. Fu la seconda donna a laurearsi in fisica. Successivamente si trasferì a Berlino dove iniziò a collaborare con chimico Otto Hahn in ricerche sulla radioattività. Un aspetto molto curioso è che per partecipare alle ricerche era costretta ad entrare nel laboratorio da una porta secondaria, poiché alle donne era vietato l’accesso all’Istituto di chimica. Nonostante la scoperta della fissione nucleare, il principio teorico su cui si è basata la costruzione dell'atomica, il Nobel fu consegnato solo al collega Otto Hahn. La Meitner si rifiutò di partecipare al Progetto Manhattan per la costruzione della bomba e, dopo Hiroshima e Nagasaki, diventò una pacifista convinta.

Hedy LamarrUn’altra biografia appassionante è quella di Hedy Lamarr, attrice e scienziata. L’autrice l’ha scelta per la copertina del libro, in quanto era una donna bellissima e lontano dallo stereotipo della donna scienziata poco femminile. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, per opporsi al regime nazista, inventò un metodo per impedire ai tedeschi di colpire le navi degli alleati. Inventò un sistema di salti di frequenza, per evitare le intercettazioni delle onde radio. Questo sistema è stato applicato per ridurre le interferenze nella telefonia cellulare e per realizzare il Wi-Fi e le reti wireless. Nel 1998, poco prima di morire, Hedy Lamarr fu premiata per la sua invenzione. 

Tra le biografie illustrate, vi sono anche quelle di alcune scienziate italiane tra cui Rita Levi Montalcini e Margherita Hack. Rita Levi Montalcini è conosciuta soprattutto per aver ricevutoRita Levi Montalcini nel 1986 il Premio Nobel per la medicina. Essendo di origine ebraica ebbe una vita tumultuosa a causa delle leggi antisemite, che la costrinsero più volte a cambiare città e a interrompere la propria professione. Dopo la guerra riprese a lavorare a Torino. Ottenne il Nobel per gli studi sulle fibre nervose. La scienziata devolse parte del premio alla Comunità ebraica per la costruzione di una sinagoga. Nel 2001 è stata nominata Senatore a vita. Margherita Hack è la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia ed è nota a livello mondiale per gli importanti studi da lei svolti nell’ambito dell'astrofisica Le sue ricerche hanno interessato diversi settori dell’astronomia. Importante è il suo impegno nella Margherita Hackdivulgazione scientifica attraverso la pubblicazione di testi, con la fondazione della rivista “L’Astronomia” e con l’attività in teatro come interprete e come autrice. Tra i progetti collettivi, spicca il progetto “Colored computers” portato avanti da tre scienziate afroamericane. Le donne, sfidando razzismo, sessismo e leggi segregazioniste, hanno dato un contributo fondamentali ai programmi spaziali NASA negli anni sessanta. Erano occupate presso la West Area Computing, dove erano definite “colored computers”, ovvero calcolatrici di colore ed erano collocate nel livello più basso della gerarchia. Avevano il compito di calcolare con semplici calcolatrici, i calcoli delle altre strutture del centro di ricerca. Le donne diventarono importanti nei calcoli dei voli spaziali. Nel 2006 la storia di queste scienziate è stata conosciuta dal pubblico grazie al film “”, tratto da un romanzo che racconta parte della loro storia legata all’astronauta John Glenn. Le autrici, con questo testo vogliono proporre un percorso di storia della scienza utile anche nell’attività didattica, cercando di catturare l’attenzione dei ragazzi della mia età attraverso le biografie delle scienziate e il racconto di modelli positivi di figure femminili. Attraverso la lettura del libro si percepiscono i sacrifici e la grande forza spinti dalla passione per la scienza, delle donne protagoniste. Ho trovato il tema del libro interessante ed attuale, in quanto ancora oggi si parla continuamente delle difficoltà delle donne non solo nel mondo nella scienza ma nella società in generale, dove sono continuamente discriminate o considerate inferiori. Essendo anche io una ragazza ed essendo appassionata delle scienze, la lettura di questo libro mi ha fatto riflettere sui miei sogni e sulle opportunità che potrò avere in futuro nel mondo della scienza; anche se pensare che ci siano ancora grandi differenze di genere mi ha spaventata, il coraggio e l’ingegno di queste donne mi ha dato speranza e fiducia nella possibilità che anche io possa far parte del mondo della scienza e della tecnica.

Alice Siddi 4E