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Breve storia dell'infinito 2

L’idea di infinito è una idea folle anche per dei folli sognatori come i rivoluzionari del cosmo.

Nicola Cusano

 

Ockham accettava ancora la finitezza dell’universo ma affermava che nella sua onnipotenza Dio avrebbe potuto crearlo infinito. Per Cusano Dio è causa infinita che si dispiega in un effetto infinito: l’universo è somma infinita di cose finite. Ma l’infinità è solo di Dio: quello di Cusano è, più che un universo infinito, un universo interminato.Le mura dell’ultimo cielo, quello che limita l’universo, sono state edificate da filosofi ed abbatterle sarà lavoro da filosofi, anche se in un primo momento l’infinitezza di cui parleranno non è fisica, legata alle caratteristiche del cosmo, ma teologica, legata al rapporto tra l’universo e Dio.

 Thomas Digges

Nel ‘500, Thomas Digges e Marcello Palingenio Stellato si avvicineranno all’idea di infinito senza fare l’ultimo passo: il loro è ancora l’universo di Dio, diviso tra sostanza pura delle stelle e sostanza corrutibile della terra, segnato dalla “ultima sphaera mundi”, la sfera che delimita, come una muraglia fatta di etere, tutto ciò che esiste.

Quel passo verrà compiuto da Giordano Bruno da Nola, messo al rogo il 17 febbraio del 1600, morto all’inizio di quel XVII secolo nel quale, tra gli alchimisti tornerà prepotentemente il simbolo dell’aleph.

Aleph

Aleph è la prima lettera dell’alfabeto ebraico, quella che corrisponde al numero UNO, quella che indica il Dio del quale non si può pronunciare il nome e che vede ogni evento con un unico sguardo.

Aleph nell’alchimia sarà l’ En soph (un significato greco per la lettera ebraica che corrisponde ad alpha) ed indicherà la sapienza totale, la finestra assoluta dal quale vedere ogni uccello che ha volato in ogni cielo in ogni tempo.

Era necessario un eroico furore per abbattere il limite del finito.

Sarà Giordano Bruno a farlo: affermando che, essendo la causa del mondo infinita, il mondo DEVE essere infinito; dicendo che siamo come chi pensa che gli unici uccelli esistenti al mondo siano quelli che passano attraverso l’unica finestra che possiedono; urlando che non c’è differenza tra ciò di cui sono fatte le innumerevoli stelle e ciò di cui è fatta la terra; gridando che noi piccoli uomini, abituati a rinchiuderci in città cinte da mura abbiamo immaginato che anche l’universo lo sia.

Nelle parole di Giordano Bruno, danzano tra le stelle i concetti di uno e di universo.

Uno dunque è il cielo, il spacio immenso, il seno, il continente universale, l'eterea regione per la quale il tutto discorre e si muove. Ivi innumerabili stelle, astri, globi, soli e terre sensibilmente si veggono […]. L'universo immenso ed infinito è il composto che resulta da tal spacio e tanti compresi corpi

Ma, mentre parlavamo di infinito e libertà, Borges è riuscito a tornare alla luce del sole, a riveder le stelle inseguendo il ricordo della sua Beatriz, ma prima…

Nella parte inferiore della scala, sulla destra, vidi una piccola sfera cangiante, di quasi intollerabile fulgore […]. Il diametro dell’Aleph sarà stato di due o tre centimetri, ma lo spazio cosmico vi era contenuto, senza che la vastità ne soffrisse. […]. Vidi il popoloso mare, vidi l’alba e la sera, vidi le moltitudini d’America, vidi un’argentea ragnatela al centro d’una nera piramide, vidi un labirinto spezzato (era Londra), vidi infiniti occhi vicini che si fissavano in me come in uno specchio, vidi tutti gli specchi del pianeta e nessuno mi rifletté, […] vidi grappoli, neve, tabacco, vene di metallo, vapor d’acqua, vidi convessi deserti equatoriali e ciascuno dei loro granelli di sabbia, vidi ad Inverness una donna che non dimenticherò, vidi la violenta chioma, l’altero corpo, vidi un tumore nel petto, vidi un cerchio di terra secca in un sentiero, dove prima era un albero, […] vidi contemporaneamente ogni lettera di ogni pagina (bambino, solevo meravigliarmi del fatto che le lettere di un volume chiuso non si mescolassero e perdessero durante la notte), vidi insieme il giorno e la notte di quel giorno, […] vidi la ma stanza da letto vuota, […] vidi cavalli dalla criniera al vento, su una spiaggia del mar Caspio all’alba, vidi la delicata ossatura d’una mano, vidi i sopravvissuti a una battaglia in atto di mandare cartoline, […] vidi le ombre oblique di alcune felci sul pavimento di una serra, vidi tigri, stantuffi, bisonti, mareggiate ed eserciti, vidi tutte le formiche che esistono sulla terra, […] vidi in un cassetto della scrivania (e la calligrafia mi fece tremare) lettere impudiche, incredibili, precise che Beatriz aveva diretto a Carlos Argentino, [vidi l’adorata tomba di Beatriz nel cimitero di Buenos Aires] […] vidi la circolazione del mio oscuro sangue, vidi il meccanismo dell’amore e la modificazione della morte, vidi l’Aleph, da tutti i punti, vidi nell’Aleph la terra e nella terra di nuovo l’Aleph e nell’Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto, e provai vertigini e piansi, poiché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile universo”.

(Giordano Bruno)

 

Dario Cosseddu

 

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