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La pigrizia come costante universale 2

Purtroppo l’ideale di pigrizia aristotelico è fallimentare e se esprime una sincera aspirazione all’ozio si traduce in un universo per niente pigro anzi in un universo iperattivo

È vero, tutta la fisica moderna è una smentita della fisica aristotelica ma forse lo è perché sostituisce al mondo che aspira alla pigrizia il mondo più pigro possibile

Quando Galileo darà un colpo mortale alla fisica aristotelica lo farà mostrando che il mondo di Aristotele non è così pigro come sembra. Bisogna infatti immaginare che ogni volta che c’è un movimento ci debba essere un motore che lo produce e che lo conserva in essere e che, quando questo motore si è stufato, sia il corpo stesso a dirsi “voglio tornare a casa” e a correre il più rapidamente possibile verso di essa. Vi sembra che così sia realizzato il massimo dell’indolenza possibile? Capisco benissimo che muoversi è una cosa faticosa e che non facciamo volentieri. Credo però che possa essere anche più faticoso fermarsi: se siete su una lastra di ghiaccio non credo che il vostro problema principale sia come muoversi. È qui che la pigrizia diventa la legge della natura.

Se non ho capito male, credo che Galileo per primo si sia reso conto che, se un corpo ha acquistato una certa velocità, lungo una certa direzione, l’ideale di pigrizia universale vuole che continui a farlo esattamente allo stesso modo per l’eternità.

Cartesio è il primo ad enunciarlo esplicitamente assumendo anche che il mondo sia il frutto dell’azione di un dio così pigro da limitarsi a creare la materia e a darle una spinta per poi abbandonarla a sé stessa. Il principio di inerzia e quello di conservazione della quantità di moto saranno allora sufficienti a non richiedere ulteriori interventi divini.

Meriterebbe una qualche attenzione il fatto che compaia come principio primo (esattamente come comparirà nei “Principia” newtoniani) l’inerzia. Per Aristotele la pigrizia si risolveva nello “stai fermo” ora acquista un valore assai più universale “non metterti in testa di cambiare il tuo stato”. Che il più pigro dei sistemi (quello inerziale) goda di una condizione privilegiata lo sapeva già Galileo. È a lui che si deve quello che potremmo definire come privilegio della pigrizia. A lui si deve infatti l’idea che in un sistema inerziale tutte le leggi della meccanica sono invarianti e questo credo che potrebbe bastare per mostrare che se la matematica è una scienza per pigri la fisica cerca di non essere da meno.

Lo sapete sicuramente meglio di me che fu Newton a costruire l’edificio della meccanica nella sua splendida semplicità (ma noi siamo soliti chiamare semplice ciò che comporta il massimo della pigrizia). Tre principi stanno alla base di tutto questo edificio e una legge, quella di gravitazione “universale”, dovrebbe bastare a darci conto di quanto accade nel mondo. Se non vi fidate di me sentite quanto diceva Laplace a tal proposito

Pierre Simon Laplace

Una intelligenza che, in un istante dato, conoscesse tutte le forze che animano la natura, e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, se fosse così elevata da sottoporre questi dati all'analisi, racchiuderebbe nella stessa formula, i moti dei più grandi corpi dell'Universo e dell'atomo più leggero: nulla sarebbe incerto per essa, e l'avvenire come il passato sarebbe presente ai suoi occhi.” Credo che tutti voi vediate in queste parole una convinta adesione all’idea che se fossimo così pigramente geniali potremmo racchiudere in una sola formula presente passato e futuro dell’intero universo. Per chi pensasse di potersi elevare a tanta pigra sapienza è bene però tener presente che la citazione è presa da un’opera di Laplace intitolata ”Teoria analitica delle probabilità” e serve a spiegare perché in un universo strettamente determinato da poche leggi, in molti casi dobbiamo accontentarci di ragionare in termini di probabilità: non sarebbe segno di umana pigrizia cercare di determinare “tutte le forze che animano la natura, e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono” anche in un solo istante, per non dire della fatica di “sottoporre questi dati all'analisi”. In questi casi una saggia combinazione di ignoranza e statistica è la forma migliore di pigrizia.

A questo punto la questione diventa complicata perché ho appena ammesso che, pur essendo sempre lodevole la pigrizia, solo in un’intelligenza “Laplaceana” essa coincide con il massimo della conoscenza. La colpa è del fatto che il mondo è retto deterministicamente da un insieme ristretto di leggi da noi perfettamente comprensibili ma che governa una tale quantità di fenomeni fra loro così strettamente connessi che non potremo dominare (a costo della nostra pigrizia). Ma questo lo sapete anche voi, se lancio in aria una moneta tutto quello che potete dire e che la possibilità che esca testa è esattamente il 50% e se lo ripetete ancora le probabilità restano le stesse qualunque sia il risultato precedente.

  

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