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La pigrizia come costante universale 1

Nel mese di febbraio (giovedì 21 e sabato 23)  si è svolta, presso il nostro liceo, la quarta edizione dei seminari di divulgazione scientifica   IDeAS (Incontri di Divulgazione e Astrofisica in Sardegna).

Tra i partecipanti alle due giornate sono stati invitati tre nostri docenti: i proff Daniele De Murtas, Dario Cosseddu e Gianfranco Marini.

Riportiamo sotto i contenuti delle loro presentazioni

  1. La biblioteca di Babele (GF Marini)                                   ( Video-presentazione "La Biblioteca di Babele" )  
  2. Breve storia dell'infinito (D. Cosseddu)                            ( Video presentazione "La storia dell'infinito" ) 
  3. La pigrizia come costante universale (D. De Murtas)      ( Video presentazione "La pigrizia come costante universale")

Il viaggio che cercherò di compiere in un territorio affascinante anche se poco considerato, è quello che potremmo chiamare l’esplorazione del paese di Oblomov, non la Russia naturalmente, ma quella “disdicevole” e “deprecabile” pigrizia a cui tutti (spero) naturalmente tendiamo sentendoci in colpa per questo. Siamo veramente sicuri che la pigrizia sia così condannabile come sembra? Si dice che l’ozio (suo parente stretto) sia il padre di tutti i vizi, ma la pigrizia ne è la madre? La tesi che vorrei esporre è esattamente l’opposto: la pigrizia tutto regge e tutto governa (da questo il titolo di questo scherzo).

Che ci si vergogni della pigrizia lo dimostra l’uso di sinonimi in funzione eufemistica come Semplicità, Eleganza o Economicità

Per fare un po’ di luce su quanto intendo con pigrizia tre immagini e un quiz

Se vi chiedessi quale di questi tre edifici è il frutto di un architetto meno pigro mi indichereste un edificio diverso da quello che mi indichereste se vi chiedessi quale è il frutto di minore semplicità e/o eleganza?

cappella dei Pazzi cattedrale di Reims   loos casa Michaelerplatz
Cappella dei Pazzi Cattedrale di Reims        Casa di Michaelerplatz

Ma incominciamo questo viaggio (un po’ shandyano) da una scuola della fine del Settecento e da un maestro che per punire degli alunni turbolenti li obbliga a sommare i numeri da 1 a 100. Credo che non ci siano problemi a definire il più pigro di questi (il più genialmente pigro) quello che cerca di liberarsi della noiosa incombenza nel modo più veloce e meno faticoso possibile ….. C’è un allievo che comincia con 1+100 e poi 2+ 99 poi, forse scegliendo a caso, somma 50 + 51 e 49 + 52. Basta poco a capire che in pochi secondi la somma è fatta. Si calcola 100 X (100+1):2, credo che il risultato sia 5050 ma sono troppo pigro per verificarlo.

Carl Friedrich GaussIl nome di quel bambino era Gauss e diverrà noto come “il principe dei matematici”,ma che in quel momento sembra più il principino dei pigri non stupidi. In realtà l’astuta pigrizia del bambino è sostenuta dal “principio di pigrizia matematica” che i matematici, che si vergognano della loro pigrizia, chiamano “principio di induzione matematica”. La sua formulazione è molto semplice: se la proprietà P vale per 0, vale per n (un numero naturale) e per n+1, vale per tutti i numeri naturali. (Questo principio ha la sua attestazione nel 1861 ad opera di Robert Grassmann ma in realtà che le cose stessero così doveva essere già noto ai pitagorici quando sostenevano che la somma degli n numeri dispari è uguale a n 2 ) Sfortunatamente non esiste possibilità di estendere questo principio oltre i limiti della serie dei numeri naturali e immagino che questo faccia gioire tutti i sostenitori dell’iperattività.

Ma questa triste limitazione forse non è una sconfitta e forse, se solo i numeri naturali si rivelano così “pigramente” pigri, non significa che la pigrizia non regga tutte le cose. Sono sicuro di poter chiamare a mia difesa Aristotele quando si sbarazza delle idee platoniche osservando che sono un’inutile moltiplicazione di enti.

È Guglielmo di Ockham che però da una chiara esplicitazione di quello che adesso possiamo definire il principio universale di pigrizia: Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora.

È diventato il “rasoio di Ockham” e come tale riappare continuamente in qualche sua variante in tutta la storia della ricerca.

Prendete Aristotele e pensate alla “Oblomov-iana” saggezza che deve aver ispirato la sua idea che la condizione naturale dei corpi è ….. non fare nulla.

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