brotzu school

spazio riservato al libero scambio di idee, pensieri e parole

stress-stress-streeeeeeeeeeeeeeeess

stress1Anche se non lo ammettiamo, tutti siamo stressati... in  famiglia,con gli amici ma soprattutto a scuola. L’italiano è interessante, la matematica è incomprensibile, il latino e il greco sono belli però sono troppo impegnativi, la religione è una materia bellissima, l’educazione fisica è rilassante, la grammatica mi viene spiegata bene quindi mi appassiona, l’epica l’ho sempre adorata quindi mi trovo benissimo, la geografia non mi è mai piaciuta molto ma è interessante , la storia è molto bella, l’inglese è...non lo so neanch’io...ho molti dubbi, è una materia che adoro da sempre però non riesco a comprendere determinate cose. La cosa che mi fa innervosire più di tutte è il fatto che non si comprendano le esigenze degli alunni (ricreazione alle 11 e 30 ecc). Lo stress degli alunni è causato anche da un altro fattore: il fatto che ognuno di noi (solo in alcuni casi) non abbia occasione di giustificarsi più di una volta a quadrimestre. A mio parere se si presenta una giustificazione firmata dai genitori bisognerebbe accettarla sempre e comunque.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Niky_94

L’ amore secondo gli adolescenti

07/11/2008

"Ti amo e ti amero’ per sempre"; quante volte al giorno capita di sentire o leggere sui muri, e non solo, questa frase? ma che cos’è l’amore? L’amore è un sentimento intenso che ti porta a provare sensazioni bellissime e indescrivibili nei confronti di un’ altra persona. Cosa pensano gli adolescenti di questa sensazione?

Il sogno di ogni ragazza è trovare un fidanzato bello, interessante, cordiale e dolcissimo. Il sogno di ogni ragazzo è trovare una ragazza bella che non si lamenti mai di niente e che sia sempre d’accordo con loro. Solitamente noi ragazze tendiamo a definire amore anche una semplice benevolenza nei confronti di un ragazzo che tende ad essere nella maggior parte dei casi o il nostro migliore amico o il nostro compagno di banco (nell’ambito scolastico) ecc ecc...

Per completare il quadretto bisogna citare i libri: ad esempio "Tre metri sopra il cielo", "Ho voglia di te" , "Scusa ma ti chiamo amore", scritti tutti e tre dal sig. Moccia Federico. A mio avviso questi libri trasmettono un messaggio sbagliato; mi spiego: "Tre metri sopra il cielo" per esempio dimostra che solo i bulli sono attraenti. Step, il protagonista del romanzo, è un delinquente, un duro; una ragazza, ( che in questo caso sarebbe Babi,  una dolcissima intelligente ragazza modello) si innamora di lui e inizia a comportarsi male. La stessa cosa vale per gli altri due romanzi  citati in precedenza (che danno appunto un messaggio sbagliato riguardo l’amore).

La musica è un altro aspetto dell’amore visto dal punto di vista femminile, poichè la maggior parte delle canzoni di qualsiasi cantautore o cantante della mia generazione e di quelle passate parlano d’ amore: dagli Studio 3 ai Sonohra, da Alex Britti a Raf , oguno ha sempre qualche cosa da dire al riguardo. Io penso che non ci sia un età nella quale si è troppo piccoli per innamorarsi e ad essere sincera posso dire di non essermi mai davvero innamorata.. o forse una volta mi sono innamorata..ma una soltanto..Più che altro alla mia età non si cerca l’ amore eterno, ma si cerca una persona alla quale affezionarsi.

Ora vorrei parlare del punto di vista dei ragazzi. In base alle poche informazioni che sono riuscita a trovare parlando con amici, compagni di classe ecc ecc. i maschi non vogliono per niente al mondo trovare qualcuna di cui innamorarsi (almeno circa il 65% pensa questo), anzi vogliono solo un argomento della quale parlare agli amici . Alcuni miei amici mi hanno detto che il loro unico interesse è baciare più ragazze possibili. Altri miei amici dicono che l’amore è una cosa da femmine e che sono troppo intelligenti per pensarci; io ritengo che non sia un’argomento esclusivamente femminile e credo che innamorarsi sia un’esperienza bellissima. C’è chi dice una cosa, c’è chi ne dice un’ altra..io dico soltanto una cosa in conclusione:  W L’AMORE!!!!

Niky_One - IV/C

Fumo...perchè?

05/11/2008

Spesso gli adolescenti dagli 11 anni in poi iniziano a fumare non rendendosi conto dell’ errore che stanno compiendo..Perchè tutto questo? La risposta è semplice: perchè si è più "fighi". Il fumo viene visto come un argomento di vanto, come un qualcosa di formidabile; in realtà non lo è..i miei coetanei, e non solo fumano, e può sembrare che non si rendano conto a cosa vanno incontro. La cosa più terribile è che lo sanno. Io ho notato che invece di smettere incominciano a fumare sempre di più e sempre prima. A mio parere, e credo di non sbagliare, è una cosa inammissibile. Non è giusto che un ragazzo venga escluso dal "gruppo" se non fuma, non è giusto che le sigarette vengano vendute a ragazzi al di sotto dei diciotto anni. Non è possibile che inizino a fumare a 11 anni!!!!  E’ una vergogna. Il rimedio, a mio parere, sarebbe impedire la vendita di sigarette in tutto il mondo. Se il fumo non esistesse sarebbe un mondo migliore; purtroppo esiste la gente che ha iniziato e può solo smettere e chi non ha iniziato non dovrebbe provare mai. Io sono contro il fumo al 100% e sono fiera di dirlo. A mio avviso le sigarette dovrebbero costare almeno 20 euro a pacchetto e così si ridurrebbe il consumo e di coseguenza le morti e le malattie  diminuirebbero. Spero che il mondo prima o poi la pensi come me e che la gente smetta di fumare e si dia da fare per disintossicarsi.

                                              

Niky_onelia-

Riflessione d’inizio anno

08/10/2008

telecom gandhiIl 2 ottobre è stato dichiarato dall’ ONU "Giornata Internazionale della non-violenza". Questa data coincide con due avvenimenti molto importanti: la nascita di un uomo che è stato ed è per noi un messaggio d’amore e di pace, Gandhi, e il discorso tenuto dallo stesso nel 1947 alla Conferenza delle relazioni interasiatiche. Esso è stato ed è oggetto di grande riflessione. Penso che Gandhi con questo messaggio abbia voluto lasciare la sua eredità più grande, il modo per cercare la vera verità, perchè purtroppo esiste anche la falsa verità, cioè la verità che ci vogliono far credere vera. Egli con le parole ha cercato di farsi capire da tutti e si è preoccupato che tutti lo sentissero. In questo discorso non parla solamente (non ci possiamo dimenticare il suo sguardo mite, sereno, ma per niente distaccato ne la sua voce quasi flebile ma dal tono perentorio), ma cerca di trasmettere un messaggio inequivocabile ed esso lo si può esporre solo con le sue parole, perchè non si possono trovare termini per parafrasare un grande mesaggio come questo: "[...], ma visitò comunque le città, vide la gente delle cosiddette caste alte, uomini e donne, fino a che non si addentrò in un’ umile casa, in un umile villaggio, e quella casa era una casa Bhangi, e trovò la verità che stava cercando in quella casa Bhangi [...]". Egli pare tracciare un apologo attraverso una grande similitudine nel quale l’India rappresenta il mondo e il villaggio Bhangi l’ India e tutti quei paesi poveri , e con questo massaggio credo voglia far capire che segandhimahatma si vuole sapere, ma soprattutto vedere, la verità, bisogna addentrarsi nelle aree più povere della terra. Credo che sia presente anche un altro insegnamento ed esso dice: " Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di Amore, un messaggio di Verità". Credo che Gandhi con ciò voglia anche affidare una missione, che ha per fine la salvezza dell’Occidente, il quale è sempre attraversato da odi e scontri, perciò se lo si vuole salvare bisogna fargli riscoprire l’ Amore e la Verità. Con questo discorso Gandhi vuole che l’Oriente e l’Africa non vengano solo visti, ma anche osservati a fondo, perchè solo così si può trovare la Verità. Per ricercare la Verità bisogna "Vivere come se dovessi morire domani, apprendere come se si dovesse vivere sempre", perchè solo con la cultura e lo studio, ma soprattutto con l’impegno e la volontà si trova la Verità. Gandhi ci ha dato con il suo discorso la luce necessaria per vedere e per trovare la Verità e perciò dobbiamo essergli grati per sempre.   

Andrea Cogotti 

 Link utili:

http://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi

http://avoicomunicare.myblog.it/

http://avoicomunicare.myblog.it/files/discorso_di_Gandhi.pdf

Notte dopo gli esami

08/07/2008

Notte tra il 7 e l’8 Luglio 2008, ore 4:30
 

locandina 1

Eccomi qui, cinque anni dopo, con la stessa insonnia, l’insonnia di chi sa ciò che ha passato ma non ciò che passerà, a condividere con voi la mia notte dopo gli esami. E lo faccio dal nostro giornale, lo stesso giornale che due anni fa vidi vuoto e ric

evetti l’incarico di popolare, io come altri ragazzi. A dir la verità non son stato molto assiduo, anzi, non lo son stato per niente e la mia produzione è stata molto ridotta: un articolo.
   Stanco com

e tutti di sentir parlare della famigerata notte prima degli esami, ho deciso di parlare da una notte troppo sottovalutata, quella dopo gli esami. Forse non leggerete mai questo articolo, forse non così come l’ho scritto. Pazienza, io lo scrivo. C’è tanta gente che scrive senza saperlo fare, se lo faccio anch’io sul giornale della mia Scuola credo non si lamenti nessuno. Forse qualcuno leggerà questo articolo, qualcuno si stancherà prima di finirlo, o magari tra un anno verrà riesumato per i nuovi maturandi. Chissà.
   27595 minuti, ecco quanto dura un esame. Facendo due calcoli, non è difficile capire che quando si parla di un intervallo di 27595 minuti si parla di diversi giorni, una ventina. Ebbene sì, l’esame non si vive solo a scuola davanti alla commissione, l’esame è un avvoltoio sulla spalliera che si porta dall’inizio alla fine. Si passano cinque anni (qualcuno ne passa di più) aspettando di finire il liceo, ma l’ansia di questa attesa è maggiore nei giorni del diploma che nel resto della carriera di liceali. Forse, avendo terminato la mia di carriera senza infamia né gloria, non sono il miglior consigliere per quanto concerne la preparazione di un esame, ma alla fine credo che noi, ragazzi che si accontentano di una media sopra il sette ma rigorosamente sotto l’otto ed aventi una cultura nonostante tutto ampia ed elevata, siamo la maggioranza nei licei italiani, e credo che forse sia il caso di prender coscienza del fatto che la nostra scelta (perché quella di rimanere entro comodi limiti è una scelta) sia la migliore, che ci permette di non cadere nella noncuranza nei confronti del nostro futuro ma neanche del nostro presente, che ci teniamo a vivere il più possibile. Cinque anni fa mi iscrissi a questo Liceo nel corso Pacco Nazionale di Informatica, PNI, per poi presto accorgermi che a chi decide, lassù ai piani alti, della nostra formazione nel campo dell’informatica non importa più di tanto e quindi si limitano a chiederci di fare due ore in più di matematica alla settimana. Ecco il pacco. Ma siccome non si torna indietro, ho deciso di fare questo piccolo sacrificio pur di poter dire, in un prossimo futuro, di aver frequentato il Liceo Scientifico nel corso di Informatica. Una volta arrivati alla seconda prova, si affronta una triste realtà: sei in un corso PNI, hai il compito diverso dal resto della scuola, non aspettarti che arrivi da fuori, perché nessuno lo farà esclusivamente per te. E va bene, facciamocelo da soli. Dopo la seconda prova, c’è chi potrebbe pensare che sia il caso di iniziare a studiare per la terza. ERRORE. Studiare per tempo è uno sforzo che, una volta all’anno, si può anche fare. Basta pensare che per la prima prova non c’è da studiare nulla, perché checché ne crediate, l’analisi testuale non è qualcosa che si riesce a fare meglio se si studia di più, così come il parlare di un qualche aspetto di un autore. La letteratura si studia durante l’anno, e se all’esame si sceglie l’analisi testuale o l’artistico-letterario, si vaneggia! Non è diverso il discorso per la preparazione della seconda prova. Alla fine dell’anno la matematica o la sai o non la sai, non si ammettono discussioni. Finite le interrogazioni dell’anno quindi, prima cosa si studia inglese. Una materia in meno. Quindi geografia. Fidatevi, non possono non esserci alla seconda prova. Si arriva poi alla preparazione dell’orale. Sia ben chiaro che questa deve essere un ripasso. Voi siete lì, davanti alla commissione, e avete solo due armi: poche nozioni sparse su qualche argomento e il sacro, salvifico potere del vaneggio. Non scherzo ragazzi, l’abilità nel vaneggio è il miglior metodo di paraculismo da utilizzare in cinque anni o più di scuola. Vi salva la vita. E poi. Mettiamo da parte i luoghi comuni e facciamo prevalere l’integrità psicologica sul senso del dovere: il sabato sera uscite con i vostri compagni di naufragio. Tanto se dovete venir bocciati, di certo non accadrà perché tra le 8 di sabato sera e le 2 di domenica non avete studiato. Altro avviso importante: la notte prima di ogni prova non si dorme, che siate agitati o meno. Quindi, 15 gocce di estratto di valeriana e arrivederci a domattina. Personalmente ho preferito non preparare nessun elaborato scritto, nessuna presentazione multimediale, per il semplice fatto che non vedo il motivo per lavorare diverse ore ad un progetto per poi avere due minuti per esporlo. Figuratevi che non mi hanno nemmeno fatto finire di esporre il mio argomento a piacere. Mannaggia, dovevo far notare un’analogia tra futurismo e Mazinga Z, ma la commissione non mi ha lanciato i componenti. Infine, ultimo ma non ultimo, durante il liceo giocate a poker. Dovete elaborare la capacità di bluff. Sguardo vuoto e sorriso di plastica, o la commissione vi spellerà vivi. Dovete arrivare lì tranquilli, e con pieno controllo delle vostre capacità intellettive. E magari con la vescica vuota. Per il corretto apporto di zuccheri non preoccupatevi, vi aiuteranno le caramelle doppia panna.
   L’esame prima o poi finisce, e allora una sola cosa vi resterà da fare con i vostri compagni. Bruciare l’immane mole di fotocopie? Anche. Ma soprattutto mettere cinque €uro a testa ed organizzare un’uscita abbestia tutti insieme, tutta la notte. Forza, l’incubo è finito, ora si cazzeggia.

Diego


Notte tra il 7 e l’8 Luglio 2008, ore 6:00
Ora si va a correre!

I banchi di scuola. Luogo di perdizione !

31/05/2007

Mastermind WinMind EnlargedSi avvicina ormai la fine di questo lungo anno scolastico. Tra interrogazioni e compiti in classe gli studenti sono soliti cercare un pò di distrazione. Io, alunna ormai veterana di questa scuola, colgo l’occasione per istruire i poco esperti sulle varie tecniche di "rilassamento" da mettere in pratica durante le lunghe ( e noiose ) ore di lezione. Per prima cosa dovete munirvi di un elemento fondalmentale che vi sarà utile in più ambiti. Vi darà conforto quando ne avrete bisogno, ascolterà i vostri sfoghi quando ne sentirete la necessità , sarà una presenza costante e importante che renderà le vostre giornate migliori.Il vostro compagno di banco. Se avrete fortuna, altrimenti sarà soltanto una grossa e pesante palla al piede che irriterà ancora di più il vostro umore. Una volta che vi sarete procurati l’elemento portante cercate nei meandri del vostro zaino un foglio e quattro penne di colori diversi . La domanda sorge spontanea : perchè ? Perchè, cari lettori, vi sto per presentare il primo passatempo da banco , che la qui presente studentessa, ha avuto modo di affinare nel corso della sua lunga carriera scolastica . Master Mind . Molti di voi lo ricorderanno come un gioco da tavolo, e in effetti le regole non differiscono molto dalla sua versione più celebre. Lo scopo del gioco è quello di indovinare la combinazione di quattro colori ( cinque se siete dei piccoli draghi, ma solo in pochi ci riescono ! ) scelta dal vostro compagno su un foglio a parte . Andando per tentativi l’altro dovrà dirvi ogni volta che scrivete un ipotetica combinazione quanti colori avete indovinato, ma non quali ! Può sembrare semplice ma fidatevi, nulla è come appare ! Per i poveri studenti privi di compagno di banco e per i più motivati che si vogliono allenare anche nei momenti di solitudine c’è la versione on-line raggiungibile cliccando qui . Un solo avvertimento. E’ facile lasciarsi coinvolgere dal gioco, cercate di esultare quanto più silenziosamente possibile, siete sempre in classe dopotutto. Buon divertimento !

Benedetta Preta

P.s.
Dedicato alla mia compagna di banco
fedele compagna di giocate !

Cellulari. Proibire perchè incapaci ad educare ?

06/05/2007

omniroma83660602106134559 bigIl cellulare. Questo meraviglioso strumento sembra essere diventato il nuovo ossigeno degli adolescenti . Chi non ce l’ha ? Anche i genitori più tradizionalisti si sono dovuti piegare al potere della tecnologia acquistandone almeno uno per ogni figlio. Ormai neanche l’età ha più importanza. Un tempo era un accessorio per gli adulti, loro si che dovevano essere sempre rintracciabili. Ai bambini al massimo veniva dato quello giocattolo, per fingere di essere “come i grandi “. I tempi cambiano e quel giocattolo diventa un bene di prima necessità per tutti. Gli unici che sembrano sopravvivere a questo bisogno sono gli anziani, se non altro perché in pochi lo sanno usare. 
La sms mania dilaga, sotto la spinta delle compagnie di telefonia mobile che sfornano promozioni su misura per tutti, e i principali soggetti coinvolti sono i ragazzi. Proprio quei bimbi a cui veniva dato un telefono finto per giocare… 
Tra i banchi di scuola non è più come un tempo. Nessuno scrive più bigliettini per comunicare con quello della bancata accanto, manda un sms. Nessuno passa più i compiti in classe al compagno, se li fa mandare da casa via sms. Molto spesso dai genitori ansiosi di vedere finalmente un 7 nella pagella del figlio. Fossero solo questi i drammi della scuola invasa dalla telefonia mobile! I media sembrano aver aperto il vaso di Pandora, da un singolo episodio, come in una reazione a catena, sono emersi altri eventi uno più disdicevole dell’altro che danno l’immagine di una scuola devastata. E’ davvero cosi? Ma soprattutto è davvero colpa dei cellulari? Sono stati loro a diseducarci, togliendoci il rispetto per i disabili, gli insegnanti, i nostri compagni e talvolta per noi stessi ?
Secondo il nostro Ministro si. E noi, chi di buon grado e chi meno, ne prendiamo atto. Non usare il cellulare durante le lezioni. Chi va a scuola per imparare non sarà poi cosi toccato da questa normativa. Certo...è anche vero che chi va a scuola per imparare difficilmente passa il tempo a palpeggiare la docente con una mano mentre con l’altra la filma. Sono gli altri, quelli che ci vanno un pò perchè obbligati dall’età un pò perchè in fondo si divertono nel dolce far niente, a preoccupare. Ma il nostro istituto, per qualche arcano motivo , particolarmente coinvolto in questa battaglia fa di meglio. Non solo proibisce di usare il cellulare durante le lezioni, ma ci chiede di consegnarlo alla prima ora e di riprendercelo all’ultima. Superfluo dire che questo ha generato il malcontento degli studenti. Prima di tutto perchè tuttoggi non esistono dei luoghi realmente "sicuri" dove lasciare apparecchi che di norma hanno un costo oscillante tra i 100 e i 400 €. Inoltre,  visti i recenti furti di oggetti che vanno dal prezioso al superfluo ( palline dei mouse, tastiere..) nulla ci invita a lasciare incustoditi i nostri telefoni dentro un cassetto privo di serratura. Un malcontento che ha avuto la durata di 24 ore.. Più o meno il tempo che ognuno di noi ha avuto per organizzarsi altrimenti. Non dimentichiamoci che dopotutto siamo in Italia ! Fatta la legge trovata la scappatoia. E tra i banchi di scuola di "scappatoie" se ne trovano parecchie. Molto diffusa la moda di consegnare il telefono alla prima ora, tornare al proprio posto, attendere 60 minuti e poi andare a riprenderselo alla seconda. Nessun docente ha mai notato che se alle 8.30 ci sono venti telefoni alle 12.30 ne trovano al massimo cinque o sei? I più machiavellici arrivano adirittura a portarsi due cellulari e consegnarne soltanto uno dei due. C’è poi chi neanche si preoccupa di arrivare a tanto, semplicemente toglie la suoneria, inserisce la vibrazione e se lo mette in tasca, forte del fatto che l’insegnate non si prende la briga di perquisire tutti ( cosa tra l’altro poco appropriata ). Questa serie di esempi solo per arrivare al nocciolo centrale della questione : ha senso proibire qualcosa? Non sarebbe il caso di "educarci"ad usarla? Il cellulare, anche se per molti è la mano del diavolo, fa comunque parte delle nostre vite, nel bene o nel male. Proprio per questo è doveroso che ognuno di noi, dai docenti ai discenti, si prenda la briga di capire quando è giusto o meno farne uso, quale situazione è appropriata e quale no. Non dimentichiamoci che a scuola si va per imparare...e nessuno finisce mai di farlo.

Benedetta Preta

La nota della Cei

29/03/2007

cei“Il parlamentare cattolico ha il dovere morale di votare contro il provvedimento di legge”. Inoltre “non può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica”. 
Frasi che si commentano da sole, quelle indirizzate dalla Cei contro il disegno di legge sui Dico. Eppure non è tanto il decreto in esame alle Camere, quanto questa stessa Nota di sollecitudine pastorale (perdoniamo l’eufemismo alle Eminenze) ad essere “inaccettabile sul piano del principio e pericolosa sul piano sociale ed educativo”. Essa infatti rievoca fantasmi del passato, mettendo in discussione un principio che sta alla base della nostra Repubblica: la laicità dello Stato. Un principio affermatosi nel corso dei secoli e talmente radicato da non poter essere estirpato (o, comunque, ignorato) dalle pretese tardo-medievali del Vaticano. La separazione tra Stato e Chiesa è una caratteristica fondamentale del mondo occidentale che, già dal Risorgimento, fa parte del Dna del nostro Paese. La stessa presunta superiorità del Cristianesimo rispetto alle altre religioni è costituita da quella laicità nata addirittura con la distinzione tra Dio e Cesare, attribuita a Gesù Cristo. Dimenticare questa secolare tradizione per difendere un modello, quale è quello della famiglia, che non sarebbe minimamente scalfito dall’approvazione del disegno sulle unioni di fatto, gioverà al bene comune?

Siamo davvero disposti a mettere da parte uno dei caratteri che ci ha sempre contraddistinto positivamente dal cesaropapismo orientale (e, tuttora, dai regimi integralisti islamici), in un periodo in cui sarebbe giusto, invece, aprirci alla diffusione proprio di questi caratteri?

Riccardo Murgia

La "bella morte"

20/03/2007



Nel mondo omerico la morte dell’eroe rappresenta un evento di elevazione sociale. Ma chi è l’eroe? E’ un uomo nato dall’unione di un mortale e una divinità: dotato di virtù eccezzionali ed eccelse; è colui che ha la capacità di lottare con indomito coraggio e generosità, dotato di qualità fisiche e orali che riconducono al “kalos kai agatos”: bellezza, giovinezza, virilità. Un eroe è per sempre. La sua eternità deriva dall’essersi distinto dalla massa ed esistere come individuo, diventando una figura esemplare nella società greca di allora, rappresentando così allo stesso tempo passato e futuro. La vita è un valore passeggero, paragonabile alla caducità delle foglie secche, come dice Glauco nel sesto libro dell’Iliade, è una tematica ripresa da Dante, Virgilio, Ungaretti e che permette di “illuminare” l’unico elemento che porta all’eternità, alla gloria immutabile: la conservazione della memoria. Vengono considerate eterne le ragioni e gli ideali validi e giusti per cui l’eroe è portato al sacrificio di sè e al raggiungimento della “bella morte”. Nell’epica si rende eterna una vita fugace attraverso il sepolcro, il canto e la poesia nell’epopea. Per i Greci la vita nell’Ade è una vita di ombre che è una parvenza della vita sulla terra, anche per questo esiste la figura dell’eroe. 
Ma, è chiaro che l’eroe non esisterebbe se non ci fosse una presenza negativa, una visione atroce della realtà da combattere e conseguentemente, da vincere. L’eroe per eccellenza si può identificare con Achille, colui che rappresenta il motivo ricorrente dell’Iliade, l’ira, ed è emblema di equilibrio e potenza tra tutti gli eroi greci; colui che ha avuto la possibilità di scegliere tra una vita lunga ma nascosta nella quotidianità della collettività o una vita breve segnata dalla gloria di una morte prematura sul campo di battaglia. E così tutti conoscono Achille e le sue gesta; si ha il ricordo di una giovinezza e un vigore inalterabili se pur millenari. Il suo corpo è bello ( agli occhi dei posteri così come a quelli dei contemporanei) perché ha fatto cose belle. Chi non sarebbe voluto morire di “bella morte” con vantaggi del genere, incarnando i valori fondamentali ellenici? 
L’epica contrappone inoltre la morte della figura del giovane eroe e quella del vecchio sfigurato, evidenziato nel ventiduesimo libro quando Priamo implora il figlio di rientrare “in casa”. Sono entrambi consapevoli di quello che succederà, ma Ettore, baluardo dei troiani, lo affronta gloriosamente pur andando incontro all’ira funesta di Achille. Il suo corpo verrà straziato da torture, così come quello di Priamo, il cui capo verrà sepolto lontano dal corpo e non potrà raggiungere la pace ultraterrena. Pur essendo due forme di morte in contrasto non sono altro che due facce della stessa medaglia e ciò rende il duello o il combattimento una cosa più difficile da affrontare poiché si è consapevoli dell’avvenire che si potrebbe prospettare. 
“Omero” è stato capace di rendere immortale la sua opera, rappresentando l’ideale eroico così come altre tematiche e ideali più o meno unibili a questo e che raccontano un popolo trasmettendone la cultura. E’ un bene poter apprezzare quest’opera oggi e poterne ammirare i canti: colpisce la poeticità intensa, le similitudini e la rappresentazione dei personaggi. Mi ha colpito al cuore questa frase “e fosca notte a lei avvolse gli occhi e crollò riversa spirando la vita”; si tratta di Andromaca, quando scopre che la sua “monomania” è morta. Dà  un quadro della situazione della donna così poetico e profondo che cattura. 
Mi dispiace sapere che alcuni miei coetanei non considerano l’opera come me, ho sentito pareri superficiali che comunque non annullano la magnificenza di cui è rivestita così come quella di cui sono rivestiti Achille, Patroclo ed Ettore.

                                                                                                                                                                                                            4TINA

L’eutanasia: codardia o liberazione?

 

11/03/2007

eutanasiaL’eutanasia, o morte indolore, è un provvedimento medico che viene diagnosticato in casi di prognosi infausta o sofferenza ritenuta intollerante. Può avvenire in due modi: per la somministrazione di determinate sostanze (e in questo caso viene detta eutanasia attiva) o per la sospensione del trattamento medico (chiamata eutanasia passiva). Questa procedura medica è sempre stata al centro dei dibattiti, sia morali, sia politici. Ma questo interesse si è accentuato nell’ultimo periodo con il cosiddetto “caso Welby”. Piergiorgio Welby era un tetraplegico costretto da vent’anni in un letto d’ospedale, attaccato a un respiratore e con una completa incapacità di movimento. Poteva solo muovere gli occhi, e pensare. Questi suoi pensieri sono degenerati in un profondo oblio, terminando con una richiesta al Presidente della Repubblica; Giorgio Napolitano, di una morte indolore. La vicenda finì con un rifiuto da parte del Presidente e una presa di posizione dell’anestesista Mario Riccio. Quest’ultimo ha esaudito la richiesta di Welby andando incontro ad un processo giuridico e a una radiazione dall’Albo dei medici. Verrà poi assolto. Leggiamo in un articolo: “ Ero convinto di essere nel giusto”. Della stessa opinione non fu la Chiesa che impedì addirittura i funerali cattolici di Welby. Una presa di posizione eccessiva che suscitò il disdegno di milioni di persone. Ma il caso Welby è solo una tantum. L’Italia è piena di casi simili che, seppur non così clamorosamente, finiscono allo stesso modo: con il rifiuto del Presidente. Ad esempio riporto le parole di Emmanuele Baffi, del Foglio, : “Giovanni Nuvoli […], affetto da Sla […], lo ha fatto con una domanda al Presidente Napolitano chiedendo che si rendesse disponibile un medico per staccare la spina di quel macchinario che lo tiene in vita”. La domanda che mi pongo è: “ La loro scelta è dettata dalla disperazione? Sono quindi dei codardi, questi malati terminali, o hanno semplicemente capito che stare in un letto d’ospedale 24 ore al giorno non è vita?”. Di questo hanno parlato i medici di Scienza &Vita. Da un loro comunicato stampa si legge: “L’associazione Scienza&Vita esprime la propria contrarietà sia all’accanimento terapeutico sia a qualsiasi forma di eutanasia. La vera risposta al grido d’aiuto di un uomo che soffre è prendersene cura […]”; oppure: “ L’eutanasia viene infatti presentata come l’alternativa all’accanimento terapeutico mentre il suo rifiuto viene considerato un impedimento alla scelta libera del soggetto”. Concludono dicendo: “Subordinare la tutela della vita umana in ogni sua fase[…] a questioni più ideologiche che reali sarebbe il segnale del fallimento di un’intera società che non sa preoccuparsi di chi è più debole”. E’ evidente che non vedono l’eutanasia come una liberazione. Spostando l’attenzione non più sui malati terminale ma focalizzandola sui familiari, si può formulare la stessa domanda. Condannare a morte un parente è egoismo o altruismo? Per esperienza personale la vedo una forma di altruismo. Quando una persona soffre, ancor più se è un nostro parente o conoscente, il nostro istinto animale ci porta a preferirne la morte, e quindi un’alleviazione delle sofferenze, piuttosto che perdurare i dolori per qualche settimana, forse mesi, ma ottenendo infine il medesimo risultato. La morte. Non si può quindi condannare la Chiesa perché ha rispettato i principi sui quali è fondata. Non si può neanche condannare Mario Riccio perché ha risposto al grido di sofferenza di Welby. E io vi chiedo:

Sareste capaci di fare altrettanto?

Arrivereste a decidere per un altro essere umano?

Riuscireste a “staccare la spina”?  

Marco Cardis

S.O.S. BULLISMO

28/02/2007

S.O.S. BULLISMO

Oggi, la violenza subita o fatta da minorenni non costituisce una novità, è una problematica che tende a ingigantirsi sempre più: non c’è giorno che passi senza la notizia di una nuova violenza. Ma questi problemi ci sono sempre stati, solo in misura minore. Ci sono diversi tipi di violenze, da quelle fisiche a quelle morali o verbali che sono forse le peggiori perché tendono a distruggere la persona psicologicamente. E’ crudele sapere come e perché si possano verificare certi fatti, conoscere gli atti di qualche sciagurato su un minore. E’ come vivere nella paura che possa succedere anche a me, subire la pazzia di qualche folle o semplicemente di un mio coetaneo: per quale motivo? Inoltre le conseguenze su chi subisce sono disastrose indipendentemente dalla violenza sofferta e non sempre si trova un rimedio efficace perché la mente dimentichi o superi l’accaduto. Le violenze possono verificarsi ovunque, anche nell’ambiente familiare o per la strada, da persone insospettabili. Le cause sono da ricondursi a una mentalità di fondo sbagliata ad un problema da imputare alla società del presente e un grave fardello da risolvere per le generazioni future.

Ma tra minore e minore questa violenza prende il nome specifico di bullismo, un fenomeno messo in luce in seguito alla presa in considerazione di alcuni fatti gravi. Ha radici antichissime, come dimostrato anche dall’opera di De Amicis(Cuore) di due secoli fa. Attualmente come in passato, una della sfide più grandi per i ragazzi non sono compiti troppo difficili o interrogazioni da superare, bensì l’inserimento e l’accettazione nel gruppo, una componente fondamentale in questo delicato periodo che è l’adolescenza. Il termine bullismo deriva da una parola inglese:bullying. Si verifica fra un bullo (o un gruppo di bulli), convinti di essere nel giusto, e una vittima(o un gruppo di vittime), le quali vengono prevaricate e vittimizzate in vari modi ripetutamente nel corso del tempo. Le “tecniche” dei bulli sono varie, ci sono quelle specialmente maschili di tipo fisico(più visibili), quelle di tipo verbale comunemente usate da entrambi i sessi, e quelle di tipo indiretto (tipicamente femminili)che consistono nello sparlare della vittima, allontanarla dal gruppo o ancor peggio mettere in giro brutte voci sull’oppresso. Il bullismo è una vigliaccata.

Provvedimenti per porre fine a questo problema? Non li vedo. Solo quando succede qualcosa di veramente grave si agisce? Bisogna darsi da fare subito con provvedimenti veri,efficaci. Questi problemi sono di per sé difficili da controllare perciò non si estingueranno mai, ci sono atti continui di bullismo, vandalismo,violenze come ci sono sempre stati,ma è la società che deve cambiare, è la mentalità che deve migliorare, l’educazione deve esserci. Dovrebbe nascere un intensa collaborazione tra i diversi enti pubblici e privati, anche se la soluzione deve partire dal piccolo, dal semplice individuo affinché capisca qual è il suo vero problema. Bisogna combattere,non restiamo indifferenti.

E il nostro istituto cosa fa per prevenire questo problema? Il fatto che fin ora non ci siano state denuncie non ci esenta dal preoccuparci e neanche dal fatto che il problema possa esistere ugualmente, anche se sommerso.

4TINA

I Reality

21/02/2007

                                           

logogf

   Di programmi immorali e insensati la tv è veramente piena. Ma l’apice di questa "contagiosa demenzialità" è stata raggiunta dai reality.

 Questa piaga dell’umanità nacque in un tenebroso giorno, alla fine degli anni novanta, in America. In Italia il primo reality show fu nel 2000 il Grande Fratello, che è ora giunto alla (addirittura) settima edizione. In questi anni si sono susseguiti una quindicina di diversi reality. Tra i più famosi ricordiamo l’Isola dei Famosi, la Pupa e il Secchione(che oltre ad avere nomi poco intelligenti sono dei remake di altri reality americani). Tutti questi sono stati ampliamente pubblicizzati, e alcuni ci hanno addirittura nauseati senza nemmeno averne visto una puntata.

  La cosa più sorprendente è che sebbene si possa giustificare un’iniziale audience dettata dalla curiosità non trovo alcun motivo plausibile per cui questi programmi debbano essere ancora trasmessi.  Mi vengono in mente solo malattie neurologiche gravi (ad esempio un ’ "epidemia" di demenza senile in forma precoce), oppure ipotizzo un’ ondata di suicidi e masochisti. Forse faccio troppo affidamento su un generale buon senso, ma per quanto mi sforzi non riesco a definire sano un essere dotato di ragione che passa ore e si angoscia per quattro attori da strapazzo.

 Dall’articolo risulta evidente che sono contrario ai reality e alla loro trasmissione, per lo meno sulle reti pubbliche. Il motivo è molto semplice, non hanno alcuna funzione logica.

 Per fare alcuni esempi pratici prendo d’esempio alcuni dei reality più famosi.

 "Saranno famosi", ora diventato "Amici" di Maria de Filippi: dovrebbe essere uno slancio per la celebrità, ma i vincitori non entrano nemmeno sulla scena!!!

 Grande Fratello: su questo non ho trovato neanche una giustificazione iniziale...

 E così potrei continuare all’infinito. Spero di essere d’aiuto per chi pensava, per cieca omologazione, di guardarne qualche puntata.  

Termino dicendo: Dal vangelo secondo Jonhatan  del grande fratello "e la demenza si fece uomo"jonathan kashanian 1 

  Marco Cardis

La musica

15/02/2007

Klavier Rosen 240La musica,oggi,è diventata uno dei maggiori business e fonte di guadagno al mondo.Ma oramai ,sebbene inizialmente poteva sembrare un processo utile e efficiente per divulgare la musica in tutto il mondo,è diventata solo e solamente una "questione" di soldi...

Di veri cantanti,intendendo con ciò persone che(perlomeno)scrivono la loro musica,sono diventati una specie in via d’estinzione:la maggior parte delle canzoni trasmesse alla radio sono frutto di chi cerca una fonte di guadagno alternativa,o qualche("stranamente")bel ragazzo che ha("sempre stranamente")con una passato triste alle spalle e ha una "bella voce"(la metto tra virgolette perchè i criteri con cui definire bella una voce sono del tutto relativi)...e(ancora più stranamente) rimarrà nella scena un paio di mesi,un anno esagerando,e poi scomparirà laddove è stato trovato...nel nulla.

Questo dovrebbe far riflettere parecchia gente. Ma oramai la triste gioventù a cui appartengo,in preda al consumismo più assoluto è abituata al frequente cambio di cantanti, non ci fa nemmeno più caso.

Questo articolo vuole essere un grido di dolore e disperazione verso questa indifferenza...la musica non è una fonte di guadagno,non è una pettinatura strana,non è esibizionismo. La musica è sudore e fatica,è allenamento,è impegno,e sopratutto è bravura. Non basta avere una bella faccia e cantare in playback per essere definiti cantanti. E’ un’offesa per i grandi del passato. La musica deve riuscire a comunicare i sentimenti: non può essere soltanto un motivetto orecchiabile. Oh! voi che leggete questo articolo...rifiutate la spazzatura che i media cercano di "appiopparvi"....ribellatevi a questa infamia...la musica è arte..è sogno..è immaginazione...

”Ognuno di noi nasce con un paio di ali...ma solo chi sogna impara a volare...”

Non aiutate il mondo a distruggere un’altro sogno. 

 Marco Cardis

Il nostro giornalino ha due mesi

10/06/2006

Buongiorno ragazzi, sono la dirigente.

Ho appena scoperto che oggi è il secondo complemese del nostro giornalino e finalmente ho trovato il tempo per mettermi in contatto con voi.

Auguri e mille complimenti per il lavoro svolto.

Dagli articoli si desume l’impegno e l’entusiasmo che avete messo nell’affrontare la nuova esperienza; ciò costituisce per me motivo di grande gioia perchè sono profondamente convinta che se è vero che l’apprendere costa fatica altrettanto vero è che si apprende meglio e di più se riusciamo a coniugare la fatica con il divertimento e con la soddisfazione interiore di aver fatto qualcosa che ci interessa realmente. Solo le esperienze che entrano a far parte di noi, del nostro essere, in quanto vissute da protagonisti attivi, possono   produrre effettiva crescita personale e acquisizione di competenzr da spendere nella vita quotidiana.

Mi auguro che la vostra esperienza costituisca esempio per la nostra scuola, da diffondere ed implementare.

I complimenti vanno chiaramente anche ai proff. Murgia e Boi, che vi hanno guidato con grande professionalità.

Ogni tanto proverò anch’io a trovare qualche momento per farmi sentire, buon proseguimento e buone vacanze.

Ada Pinna 

Giugno tempo di esami

06/06/2006

Il viaggio è quasi giunto alla fine. A pochi giorni dal giro di boa degli esami di maturità le sensazioni, i pensieri, le paure sono tanti e contrastanti, tanti ossimori… 
Ripensando con un po’ di nostalgia agli anni trascorsi non può non far capolino un "dolceamaro" sorriso, legato alle meravigliose esperienze vissute in questo piccolo grande mondo. 
Ricordo, e credo sia pensiero comune, quella strana paura mista ad un grande fascino del primissimo giorno di scuola, quando si era in quella fase nella quale non si è né uomini né bambini, ancora troppo piccoli per capire come funziona il mondo, ma con una idea onirica molto verosimile. Grazie al contributo degli insegnanti, dei compagni e di tutto il girotondo scolastico, le nostre menti, come in un giardino fiorito, sono sbocciate, come fiori di "σοφια|". 
Scioperi, manifestazioni, vele…bei ricordi! Che hanno reso meno dura la nostra avventura; amicizie nate tra i banchi di scuola, alcune delle quali destinate a morire appena dopo l’esame, altre destinate a continuare per l’eternità; può sembrare stupido e un po’ pacchiano ma se gli arredi della nostra scuola potessero parlare, quante ne racconterebbero! Noi che motteggiamo gli insegnanti irridendoli, imitandoli, con un po’ di malizia legata ad una profonda stima…(nooo, pura cattiveria!!:D) nei nostri cuori albergherà per sempre il loro ricordo, come presenza fondamentale della nostra esistenza, come per esempio rimarranno i ricordi delle interrogazioni andate bene e male e le risate suscitate da queste. 
Potremo raccontare tanti piccoli aneddoti da scriverci un libro, anche perché chi scrive è veterano! 
A breve affronteremo l’esame, ed ecco che ritornano quelle sensazioni di quel lontano primo giorno di scuola, ma con una briciola in più di esperienza. 
Ne aprofittiamo per dare "l’in bocca al lupo" a tutti gli studenti che, come noi, tra poche settimane affronteranno l’ultima sfida…e speriamo di vincere!!! 

In bocca al lupo!!! 

Irma Secci e AngelAlessio Sitzia 

 

La fine di un anno l ‘inizio di un’era…

06/06/2006

                                                                                           Primo anno al ginnasio
Ambiente nuovo, materie nuove, persone diverse, nuove difficoltà e obiettivi da raggiungere. 
Direi che la parola che meglio caratterizza il primo anno delle scuole superiori, è la parola NUOVO. 
Certamente l ‘anno più impegnativo è l ‘anno della maturità , ma il primo anno ha un impatto più incisivo su un ragazzo, che deve entrare a far parte di un nuovo contesto scolastico decisamente differente da quello appena passato; che potrà renderlo un “qualcuno” o semplicemente lo completerà. 
Non saranno solo le materie complesse o gli studi approfonditi a creargli una cultura e ad insegnargli a vivere nella società, ma sarà soprattutto 
l ‘ambiente scolastico a prepararlo alle vere difficoltà dell’età adulta. 
Forse una volta adulto ricorderà quel giorno in cui mise piede per la prima volta nella nostra scuola, spaventato e euforico allo stesso tempo. 
Questa scuola ha lasciato qualcosa a tutti, sia a chi deve dare l’esame di maturità, sia a chi ha affrontato il primo anno: un anno diverso e impegnativo, il primo di una lunga serie, l ’inizio di un’era… 

Eleonora Nonnis 
Chiara Murru 
Con l’aiuto di Francesca Dedoni. 

Resiste o resistere?

29/05/2006



stress1Quello del Politically Correct (PC),  è un argomento sempre attuale dato che riguarda il linguaggio nel suo uso comune e nelle sue continue trasformazioni che , alle volte, risultano paradossali. 
Nel suo nuovo libro, intitolato A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico edito dallaBompiani ,Umberto Eco riporta alcune tra le molte definizioni che oggi sostituiscono quelle in uso considerate “politicamente scorrette”. (PS). 

L’autore, sottolineando il probabile intento satirico dei proponenti,  cita quelle più originali: socialmente separato per carcerato,funzionario del controllo bovino per cowboy , correzione geologica per terremoto, residenzialmente flessibile per barbone , erezionalmente limitatoper impotente, orizzontalmente accessibile per donna di facili costumi ,regressione follicolareper calvizie , carente in melanina per uomo bianco. 
Eppure non possiamo negare che la questione ci abbia insinuato un certo imbarazzo soprattutto quando, durante una conversazione, istintivamente abbiamo usato un certo termine che ormai è stato definito “politicamente scorretto” .Non dovremmo più usare il termine cieco ma non vedente; non spazzino ma operatore ecologico, non licenziato ma in transizione programmata tra cambiamenti di carriera , non disoccupato ma nullafacente a tempo indefinito...
Eco, nel passo citato, mette in luce l’aspetto più mistificato della questione e cioè che spesso tali correzioni rappresentano un modo per deviare l’attenzione su querelles linguistiche senza risolvere problemi reali. E’ interessante a tal proposito l’esempio da lui riportato sulle persone in carrozzella chiamate non più handicappati e neppure disabili, ma diversamente abili senza che però siano state costruite le strutture adeguate per i loro movimenti nei luoghi pubblici. 
Tale fenomeno peraltro non è solo riferibile al PC, ha un’ampia e variegata applicazione nei più disparati campi, non ultimo la scuola che ha subito in questi ultimi anni i più encomiabili intenti riformistici partendo proprio da una riformulazione del linguaggio. Non si usa più rimandato ma promosso con debito, non più bocciato ma non promosso,non più bidello ma collaboratore scolastico, non più preside ma dirigente scolastico, non più alunni ma utenza.
Stranamente, in questa girandola di novità linguistiche, tra debiti, crediti, contratti formativi, pof, l’unico termine che rimane invariato è la denominazione docente con un etimo riconducibile, a dispetto dei modernismi, all’antico latine loqui. 
Ma se è vero, come afferma Eco, che “gli avvocati non si sognerebbero mai di cambiare denominazione[…] perché sono socialmente considerati e godono di eccellenti condizioni economiche” , gli insegnanti che PC dovrebbero proporre per se stessi?

 L’operazione risulta estremamente difficoltosa se consideriamo la versatilità richiesta e vagamente attesa dalle loro funzioni. 
Operatori sociali? Psicologi sul campo? Semi esperti di marketing? Professionalmente inclini all’individuazione di forze e azioni sinergiche volte alla produzione del risultato programmato? Semiesperti dell’ottimizzazione dei tempi calcolati per la realizzazione dell’impresa? Mediatori culturali? 
Anche scegliendo una sola di queste espressioni, rimarrebbe comunque irrisolto il problema di fondo, legato alla tendenza di voler cambiare a tutti i costi il ruolo dell’insegnante senza avere ben chiare le funzioni prioritarie attribuibili al suo mandato,elencando una serie di mansioni dai confini molto labili e indefiniti ,che lascerebbe   i docenti  in balia di libere interpretazioni sul loro compito.

La resistenza della denominazione docente, a dispetto di tutto,starebbe a significare che l’atto del docere, dell’insegnare, non è poi così privo di consistenza reale e di ragion d’essere? E allora il PC riguarderebbe le condizioni affinché sia salvaguardata almeno la base su cui costruire il significato di una  denominazione che, seppur  minacciata,  ancora resiste. 

Patrizia Careddu

Madre partorisce due gemelli e li getta nel water

20/04/2006

Un ennesimo fatto tragico a Napoli. Madre partorisce due gemelli e li getta nel water della sua abitazione uccidendoli 
Secondo quanto è stato appreso dalle indagini, l’ assassina, che abita nel quartiere Chiaia, è figlia di uno dei nomi più in vista della città di Napoli. La mamma killer è riuscita per mesi, grazie alla sua robusta costituzione, a celare la propria gravidanza ai genitori. 
La giovane 25 enne è stata ricoverata all’ospedale Fatebenefratelli per accertamenti. 
La polizia sta ancora effettuando le indagini per far luce su questo episodio disumano. Purtroppo, a questi fatti ormai siamo diventati avvezzi e quasi non proviamo più alcuna emozione come se il nostro cuore fosse diventato arido come la fredda roccia. 
È sicuramente difficoltoso capire quale molla scatti nella testa di una madre che,senza provare pietà , spezza la fragile vita, sangue del suo sangue. 
Ed è ancora più difficile, a mio giudizio, anche per il più fervente cattolico, riuscire a trovare la forza per perdonare colei che uccide una creatura colpevole solo di esser venuta al mondo per errore. Per uno strano e bizzarro gioco del destino.


AngelAlessio Sitzia. 

 

I veri amici... esistono?

17/11/2008

amicizia1wq3I veri amici esistono? Cosa intendiamo con queste parole? A mio parere i veri amici esistono e sono rari, si possono riconoscere dal loro comportamento. I veri amici tengono a te, quando ti succede qualcosa di spiacevole loro sono sempre presenti per aiutarti, per sostenerti; oppure quando ti succede qualcosa di bello sono felici per te. Però molte volte approfittano dei tuoi momenti bui per voltarti le spalle, facendoti sentire più triste. Oppure succede l’opposto, quando tu sei felice loro si arrabbiano con te senza alcun motivo. Quando succedono situazioni di questo genere a mio parere, non bisogna subito andare contro quella persona ma cercare di chiarire. Un vero amico saprà capire in che situazione ti trovi e saprà aiutarti, sostenerti. Mentre l’amico falso saprà solo andarti contro, non capendo che magari stai affrontando una situazione brutta. Frequentando il liceo ho conosciuto  persone fantastiche, che da subito hanno saputo aiutarmi quando ho avuto momenti brutti e anche se non mi conoscevano bene mi hanno aiutato tanto; questi per me sono manifestazioni di vera amicizia. In conclusione,  posso solo dire..di.... cercare di capire se i nostri amici sono veri o falsi.

MartyXD

Lettera da un malato di SLA

16/11/2009

sla1

Aiuto, una mosca!”
“L’altra notte in camera c’era una mosca che mi ronzava attorno. Come sempre sono fastidiose e se non mi si appoggiano addosso è meglio, Questa piccola mosca era tanto  noiosa: mi si appoggiava sul viso. Io ho sopportato per molto tempo prima di digrignare i denti per chiedere aiuto. Ma il fottutissimo insetto misi è infialato nelle narici. Dopo essermi consumato quasi completamente i denti la mosca è scappata. Purtoppo non per molto: è tornata subito dopo, la maledetta, e mi si è infilata nell’orecchio: una vera tortura! Ho voluto raccontare questo episodio per farvi comprendere quanto il mio corpo sia vulnerabile nella paralisi di tutti gli arti e di tutti i muscoli, anche sotto la minaccia di un piccolo insetto. Tuttavia la vera sofferenza non è quella fisica ma quelle psicologica. Da quando sono rientrato a casa dopo un anno di degenza in ospedale sono iperstimolato da tante idee per la casa e per il giardino. Putroppo i problemi sono tanti e spesso non c’è nemmeno il tempo di starmi ad ascoltare. La somatizzazione delle cose che vorrei dire e che vorrei fare e che non riesco mi porta ad un inevitabile depressione. Sino a qualche anno fa io scrivevo al computer con cui potevo comunicare ed esprimere le mie emozioni ed i miei sentimenti. Man mano che la malattia è degenerata ed ho perso anche l’uso delle mani, non potendo più scrivere, qualcosa si è spento dentro di me. Attualmente comunico con una lavagna trasparente dove sono applicate le lettere dell’alfabeto, ma che non tutti sanno usare, è che per me è molto faticoso. Ormai sono più di sette anni che sono affetto da questa malattia. Più di una volta agli inizi mi sono posto la domanda se quando la malattia fosse arrivata allo stato attuale sarebbe stato meglio essere in uno stato d’incoscienza e privo di stimoli: in stato vegetativo. Adesso posso rispondere a questa domanda perché la domanda perché la realtà la conosco di persona. Se non avessi gli stimoli e le energie per fare tante cose, non avessi la possibilità di comunicare e non ci fosse nessuno che mi prestasse attenzioni sarebbe meglio uno stato di incoscienza. Il segreto, la lezione di vita che mi vuole dare questa esperienza è convivere con le mie emozioni e trovare un equilibrio tra gli stimoli e le emozioni stesse, avendo rispetto per le persone che mi assistono, accettandone pregi e difetti incondizionatamente […].Mauro” 
Che cos’è la SLA? L’Autore di questa lettera è Mauro, mio zio affetto da oltre nove anni di Sclerosi Laterale Amiotrofica ( SLA). La Sclerosi Laterale Amiotrofica è la più grave fra le malattie mortali che colpiscono i motoneuroni, ovvero le cellule nervose del cervello e del midollo spinale che comandano il movimento dei muscoli. In poche parole, le persone affette da SLA perdono progressivamente la capacità di parlare, di muoversi, di deglutire, di respirare, di fare qualunque azione legata ai muscoli. La SLA può coinvolgere tutti i muscoli ad eccezione di quelli oculari. Le mani sono di solito colpite per prime, rendendo impossibile qualunque attività quotidiana. Successivamente, ogni muscolo viene colpito da paralisi, finchè la malattia assume una distribuzione simmetrica. Nonostante ciò, le funzioni sensitive e intellettuali rimangono integre, così che il malato assiste alla sua degenerazione giorno dopo giorno. Mi viene difficile e complicato immaginare il dolore sia psicologico che fisico che si può creare vedendo il proprio corpo in uno stato del genere. Nonostante sia ormai passato un secolo dalla sua scoperta, la causa della SLA resta tuttora sconosciuta. Alcuni ricercatori britannici e belgi sono riusciti a sviluppare un trattamento di terapia genica per la forma più comune di SLA. Il nuovo trattamento, chiamato MoNuDin, consiste essenzialmente nel gene della crescita endoteliale vascolare (VEGF). Il gene viene iniettato nei muscoli, ma stimola la produzione di VEGF nelle cellule nervose della spina dorsale. Secondo gli scienziati, gli esperimenti  mostrano che la nuova terapia produce un effetto benefico significativo e potrebbe costituire una cura per questa terribile malattia. Per quanto rara sia questa malattia, ogni giorno qualcuno ne muore… 
Chiara Mura

Noi e l’amore...

11/11/2009

Uno dei temi più attuali tra noi giovani è sicuramente l’amore, che affligge, distrugge e cambia le nostre vite; o forse ci fa solamente credere che sia così.
La gelosia è uno dei fattori più grandi che ci fa credere di esser innamorati, anche se magari non lo siamo, ma solo vederlo mano nella mano con un’ altra ci infastidisce. Da lì nasce l’illusione di essere innamorati di lui, ma poche di queste volte si è davvero innamorati. 

È infatti così che ho iniziato a nutrire un profondo odio nei confronti di una ragazzetta qualunque, alta cinque lattine di coca-cola e presuntuosa come un pavone.
In realtà penso che quell’ochetta invasata nutra profonda gelosia nei miei confronti, anche se ancora non sono a conoscenza del motivo...
Parliamo per esempio di quando, davanti alla macchinetta delle bevande calde, la mia coca-cola è esplosa come una bomba a mano, e lei là davanti piazzata come un lampione. Vi giuro che se lui non fosse stato con lei gliel’avrei rovesciata in testa molto volentieri.
Ma la cosa che più spaventa i ragazzi è certamente rendere partecipe l’altra persona dei propri sentimenti per paura di essere presi in giro; io stessa ci sono passata.
Lasciatemi dire che reputo le persone che vanno a sbandierare i sentimenti degli altri, e addirittura li prendono in giro, delle persone superficiali e vigliacche, e che sia ingiusto che ci si vergogni dei propri sentimenti.
Non vi dirò se in questo momento io stessa sono innamorata, vi dirò solamente di misurare e ponderare i vostri comportamenti prima di fare qualsiasi cosa, evitando così spiacevoli sorprese.

                                                                                                        Portas Gemma Rita

Nasceranno uomini migliori

12/10/2009

Giorno dopo giorno, ciascuno di noi contribuisce alla distruzione del pianeta, e  senza rendercene conto concentriamo la nostra attenzione sulle notizie che ci vengono rifilate momento dopo momento, sulle nuove cronache rosa, mentre il mondo si distrugge.E così scompaiono dai TG tutte le notizie riguardanti il pianeta, per il solo semplice fatto che l’uomo odia sentirsi colpevole, e che , probabilmente, è molto più semplice rendere floridi gli ascolti attraverso la storia fra un calciatore ed una velina, piuttosto che attraverso l’ennesimo disastro ambientale, in questo modo il dimenticatoio si popola di nuove notizie, e fra queste, i disastri ambientali, dall’89 al 97 sono finite in mare ben 1 032 000 tonnellate di petrolio, lasciandosi alle spalle solo un enorme maccchia nera, una melma che dilaga, trascinando nell’oblio immensi spazi incontaminati, e milioni, e milioni di animali. Ma non solo i mari e le foreste pagano le conseguenze delle azioni dell’uomo, ma intere città, momento dopo momento sono sottoposte alla furia delle guerre, infatti sono ben 49 i conflitti che si estendono dalle unghie al capo del pianeta, senza suscitare nessun interesse, o semplicemente taciuti, infatti un terzo dei conflitti sono intestini fra le tribù, un altro terzo si combattono per l’acqua, e l’ultima parte , per il petrolio e le risorse. Ed ancora una volta, troppo tardi l’uomo si accorge di aver distrutto le risorse della terra, che pian piano si rivelano sempre più insufficienti, ed imbracciando il fucile cerca di sottrarle al territorio confinante, o più debole, che poco armato cerca di difendere la propria casa, dando così il via ad una vera e propria carneficina, nella quale verranno utilizzate le ultime risorse rimaste per una battaglia da cui nessuno otterrà mai nulla, non sarebbe forse migliore utilizzare le poche risorse rimaste per preservarne delle altre, anzichè continuare una inutile e pericolosa partita a risiko? ma la storia ci insegna che l’uomo non imparerà mai dalla storia, infatti si accorgerà sempre tardi che ’’ fare la guerra per la pace è come fare l’amore per la verginità’’ (John Lennon). Esistono fortunatamente associazioni come Emergency ed Amnesty internetional, che giorno dopo giorno si battono per il pianeta, e danno il loro aiuto alle popolazioni stremate dalla furia dell’uomo. Arriverà forse qualcuno che aiuterà il mondo a cambiare , o magari rimarrà solo un sogno idilliaco dei più strampalati poeti,ma preferisco pensare che ’’ la generazione che verrà sarà migliore, di chi è nato dalla terra, dal ferro, e dal fuoco’’ (Nazim Hikmet)

Roberta Ibba

 

Finalmente Natale...

13/12/2008

Ciao a tutti.....finalmente è arrivato il tanto atteso Natale che tutti aspettavamo con ansia, oltre che per le feste e le vacanze, soprattutto per  i regali! Natale che dire? Già  c’è aria natalizia in giro; è molto bello , passi nelle strade tutte decorate; ci sono uomini vestiti da Babbo Natale che danno le caramelle ai bambini, la gente che compra i regali, insomma è bello camminare, passeggiare  con questa felicità e armonia. Il tempo sembra non passi più, si inizia l’albero, il presepe e il conto alla rovescia, per poi il grande giorno della nascita di Cristo (Natale) dire con grande soddisfazione ed entusiasmo: "FINALMENTE". In questo giorno di tanta felicità si festeggia la nascita del Signore, bè in un certo senso è anche grazie a lui se facciamo questa festività.

Purtroppo il tempo passa velocemente. Infatti da oggi a Natale sembra non passi più, ma come arriva il 24 notte, dove tutti sono al cenone da parenti e amici, bè dopo che scocca la mezza notte il tempo vola, vorresti si fermasse per un istante, un solo istante che duri tanto tempo, ma invece il tempo continua il suo corso e in fretta e furia arriva Capodanno e l’Epifania e poi puff...il 7 mattina di nuovo tutti a scuola. Le vacanze di Pasqua ci sembrano lontane. Ma non pensiamoci. Ora pensiamo a goderci questi bellissimi giorni di vacanza, lontano da compiti, ansia ma soprattutto godiamoli con spensieratezza.

Ahh il Natale ...che bello..:!!                                                  regalo

p.s. Provate ad aprire questo regalo..., fatelo la notte del 24 pero’...

 Buone feste a tutti.....

Gerardo Serra

Il giovane..Holden

11/12/2008



La solitudineNella mia classe abbiamo iniziato la lettura di un libro che si intitola "Il giovane Holden", che è un romanzo del  1951 di J.D. Salinger. Si racconta della vita di un ragazzo, Holden , che ha molti aspetti tristi. Holden ha una visione negativa del mondo che lo circonda , è sempre insoddisfatto di ogni cosa. Si sente diverso dagli altri e in un certo senso è l’ idolo di se stesso. Sin dall’ inizio del libro lui mostra di sentirsi diverso, a partire dal fatto che all’ultima partita di rugby della sua scuola lui è l’unico a non presentarsi.

Io sono infastidita da alcuni aspetti di questo ragazzo perchè non tollero le persone che credono di avere tutti i problemi del mondo e per questo motivo ribadiscono i loro disagi. Ogni adolescente ha qualche problema, anche se piccolo, e se tutti quanti seguissimo l’esempio di Holden ne scaturirebbe un caos totale. C’è un altro aspetto di questo ragazzo che mi dà particolarmente fastidio: il fatto di essere arrogante. Basta la lettura della prima pagina per capire che lui si crede "il migliore", visto che si permette di considerare le opere di David Copperfield "baggianate".

Però ha anche dei lati positivi. Mi ha colpita molto la parte del primo capitolo in cui lui parla di come dire addio. Non per il fatto che ne parli, ma perché dice che alcune volte non si è nemmeno reso conto di aver lasciato un determinato posto e questo fatto è una cosa orribile. Ho riscontrato un altro aspetto positivo del protagonista, quando parla di una ragazza che lo aveva colpito non per la bellezza fisica, ma per il suo carattere. Ciò dimostra che Holden , in alcuni casi, non si ferma alle apparenze.

Io reputo questo personaggio un esempio da non seguire, anche se per la prima volta, leggo un libro su un disagio che puo’ capitare, non la solita favola di castelli e principesse!

                                                  Niky_94 

 

essere se stessi è l’ unica cosa da fare

05/12/2008



bwe.png

Essere se stessi è la cosa migliore del mondo. Molto spesso è complicato perchè non si è accettati se non si assomiglia alla massa.. per esempio: se non ci vestiamo in un determinato modo siamo out, se non facciamo i dolci siamo criticati. Io penso che sia sbagliato cercare di essere un’altra persona che comunque non fa parte del nostro modo di essere solo per avere "l’approvazione" degli altri. La cosa peggiore è che solitamente la gente critica senza conoscere. Nonostante tutto, qualche consiglio va accettato ogni tanto, perchè avere dei consigli è positivo, basta che però questi consigli non ci cambino al massimo. A me è capitato, e mi capita tutt’ora , di ricevere pareri molto offensivi solo perchè non piaccio come mi vesto o non piace il mio carattere. A me non interessa il parere dei miei coetanei che mi giudicano alle spalle per poi negare di aver detto determinate cose.

Spesso le persone che ti stanno attorno invece di sostenerti ti demoralizzano, dicendoti che non sai fare niente. Io ci tengo a dire che queste persone, che criticano, giudicano ,ecc sono le prime a dover essere giudicate perchè cercare di cambiare qualcuno senza pensare agli affari propri è davvero da persone criticabili!!!!!!

                                                                                                                                                                                Niky_94

                                                                                                                        

Un senso..!

01/12/2008

Un Senso..!
 
Un nome su una lapide, sbiadito nel tempo, ormai quasi illeggibile, chissà chi era, che ha fatto. Il vaso di fiori è vuoto; chissà quanti devono essercene stati, ma ora, più niente... perchè??
Forse perchè semplicemente qualcuno è vissuto, è arrivato alla fine del suo viaggio che, come tutti i viaggi è destinato a finire. Noi semplici esseri umani negli angoli più profondi del nostro animo, abbiamo tutti paura della stessa cosa: di morire, di continuare a vivere senza uno scopo. Perchè essendo buoni, essendo cattivi, arriviamo tutti nello stesso punto: la morte. Il punto qui però io credo sia un’altro: noi durante la nostra vita possiamo scegliere, noi, solo e unicamente noi. Nessuno può decidere o può dettar legge sul nostro cuore, sui nostri sentimenti.
Capita spesso di essere tristi capita di sperare solo che piova per poter perdere le nostre lacrime nel mondo senza che nessuno si accorga di  te. Ma noi allora per chi piangiamo? Piangiamo per noi stessi. Noi per chi amiamo? Amiamo per noi stessi, noi facciamo tutto per noi stessi, condizionati fortemente da tutte quelle persone che ci vogliono bene, certo, ma pur sempre tutto con le  nostre decisioni. Abbiamo solo paura, una paura tremenda di finire, di non esistere più, di aver vissuto una vita intera "inutilmente" e sparire come se non fossimo mai esistiti. Sprechiamo tanto tempo e aspettiamo che sia troppo tardi per dire quello che pensiamo davvero per mostrare i nostri sentimenti, per renderci conto della verità. Noi vogliamo solamente essere ricordati, essere ricordati per non morire, per continuare a vivere dentro le persone che hanno bisogno di ricordarci, per trovare così anche noi un senso.  Allora che pensiamo davanti a qualcuno che invece è stato dimenticato da tutti? Pensiamo di non voler finire così, probabilmente creiamo tanti giri nella nostra mente, ma non pensiamo che comunque quella persona ha avuto la vita più entusiasmante del mondo, perchè io credo che non conti nulla vedere il buono in qualcuno quando non possiamo più guardarlo.
Noi tutti abbiamo un senso, proviamo dei sentimenti e l’unico scopo è continuare a provarne ancora e ancora, perchè è bello, ci piace, ci fa sentire vivi. Nel mondo capitano spesso delle cose orribili che ci fanno davvero riflettere, e riflettiamo sul perchè debbano esistere. Possiamo darci tutte le risposte che vogliamo, possiamo cercare quella che ci consoli di più, ma resta il fatto che comunque quelle cose esistono e continueranno a farlo e noi cadremo tante volte ancora probabilmente presi dalla disperazione, dal non conoscere, e dovremo solamente capire che possiamo rialzarci sempre; perchè non capitano tutte a noi, capitano e basta, e noi dobbiamo guardare avanti lo stesso.
Se sentiamo il bisogno di ricordare, e noi abbiamo bisogno di ricordare, ricordiamo. Perchè i ricordi (quelli belli) ci danno la forza per andare avanti, una speranza che ci dice che forse qualcosa di bello ci può essere ancora. Capita delle volte che possano ingannare, perchè non si avrà mai un attimo uguale a quello del ricordo, e il cercare troppo quell’attimo spesso ci nasconde altri attimi diversi e forse anche migliori. Ricordare per sempre ma continuare a vivere con la speranza che anche dopo la fine ci rimarrà una porta aperta, perchè noi abbiamo sempre una porta aperta e non possiamo fermarci davanti al dolore o a quello che più ci fa soffrire perchè porterebbe solo altra sofferenza.
Bisognerebbe solo riuscire a vedere la luce anche nel buio più totale, perchè la luce c’è sempre, è la consapevolezza che esiste un domani in cui si può cambiare, in cui si può incontrare qualcuno che ci aiuti a cambiare.
                                                                                                                                                                                                                                                             
 
 
ma questo è solo il pensiero di un povero ufetto traviato..
 
Scimprotta...
 
 

L’amore: Gioia o dolore eterno?

28/11/2008

"Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior"

Come Catullo scrisse alla sua amata Lesbia: “Odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so, sento che avviene e che è la mia tortura”.

Eh già…chi avrebbe mai pensato di trovarsi d’accordo con un poeta vissuto secoli e secoli fa?

Invece è proprio cosi…a parer mio non esiste una frase più bella di questa per descrivere cosa si prova quando si è colpiti da quella maledetta freccia di cupido che non termina mai di mietere vittime, e che a quanto pare iniziò il suo lavoro molto tempo addietro.

Povero Catullo, pazzamente innamorato di una donna che non contraccambia minimamente l’immensità di sentimenti che lui le offre involontariamente, senza sapere ne perché ne come. Sa solo di essere, come anche io mi definisco, preda e vittima di una lacerazione a cui non c’e’ rimedio. Non esiste una cura a questo grave “virus” chiamato AMORE, perché quando il nostro cuoricino decide di battere all’impazzata alla vista di una persona non possiamo far altro che renderci conto e quindi diventare consapevoli che qualcosa di tragicamente fantastico e terribilmente incontrollabile, sta nascendo in noi. Ora non pensate che l’amore sia solamente una pena, non fatevi influenzare dal mio modo di vedere la vita in questo momento, è solo che non c’è cosa più terribile di una cotta non corrisposta alla mia età. L’amore, se corrisposto e vissuto finché dura, è un’esperienza indimenticabile che può farti scoprire tanti nuovi orizzonti fino ad allora inesplorati e che ti fa sentire parte di quell’inspiegabile alchimia che porta due persone ad un’attrazione non solo fisica ma soprattutto sentimentale. È una strana chimera che porta una felicità diversa da tutte le altre, che non si può provare altrimenti. A tutti i ragazzi e le ragazze che, come me, cercano disperatamente la pace interiore ma soprattutto un ragazzo che contraccambi i propri sentimenti voglio lasciare un piccolo consiglio nato dall’esperienza personale: non preoccupatevi...prima o poi nella vita incontreremo la nostra anima gemella. A questa età non è semplice innamorarsi di una persona che resterà con noi per tutta la vita. Bisogna tenere duro, senza mai rinnegare il proprio passato, senza mai pentirsi delle proprie scelte, ma soprattutto senza vergognarsi mai dei sentimenti che si sono provati.

Una di voi che ce l’ha già infranto

Sara Farris

Un mondo virtuale....Netlog!!

24/11/2008



Netlog logo full bw1 Netlog è un sito belga che si rivolge in particolare alla gioventù. I membri di questo spazio possono creare una loro pagina web, pubblicare playlist musical, condividere video, postare blog e unirsi ai gruppi. Oltre a questi servizi, l’utente registrato ha anche vari strumenti di gestione del profilo, come la lista di amici (ovvero utenti preferiti), un guestbook da inserire come widget nel proprio profilo, una panoramica riguardante gli ultimi visitatori e gli ultimi profili visitati o la possibilità di lanciare un Urlo, ovvero un disclaimer, in homepage. Ogni utente, all’atto della registrazione al sito, acconsente di seguire determinate norme contro il razzismo, i comportamenti offensivi e/o indisciplinati e la pornografia, al fine di garantire a tutti gli utenti (anche minorenni) una piacevole e sicura navigazione. Netlog possiede una tecnologia di localizzazione che assicura che tutti i contenuti siano personalizzati a seconda del profilo di ogni membro. Questo permette ad ogni utente di potere effettuare ricerche personalizzate e di ottenere una visione di insieme sulla comunità, facendo in modo che siano mostrati solo i profili di quei membri provenienti da una determinata regione o che abbiano altre specifiche caratteristiche.

Marty_XD

 

 

“Il cucchiaio non esiste”

24/11/2008

Pur essendo uscito nel 1999, Matrix pone sempre, in chi guarda il film,  un’ombra di paura. In realtà, grazie alla genialità dei fratelli Wachowski, i registi del film, sorgono dei dubbi sulla consistenza della realtà in cui viviamo. Non esistono di fatto prove tangibili sull’ esistenza o no del mondo parallelo descritto nel film. Ci sono diverse cause che possono portare a pensarlo, come per esempio nel caso della spiegazione del dejavoux: secondo il film, un errore di sistema che annuncia o avvisa il cambiamento di Matrix e quindi della realtà. Ma la realtà che cos’è?
In effetti non possiamo saperlo.. chi ci dice che quello che tocchiamo tutti i giorni non sia qualcosa che qualcun altro ci fa credere che è? Faccio un esempio, chi ci dice che il cioccolato abbia davvero il sapore che percepiamo, o che le spine pungano davvero? Il cielo potrebbe non essere cielo.. Ma un enorme abisso.  Sarebbe uno shock rendersi conto improvvisamente di tutto questo, avere le consapevolezze o forse meglio chiamarle certezze che appartengono alla vita. E le macchine? Hanno un anima? Come vedono il nostro mondo? Come vedono noi, i loro creatori? Risposta semplice: siamo inutili perché convinti di vivere per dei sentimenti. Noi diamo la vita, la viviamo. Combattiamo per la pace? Per l’amore? Per l’amicizia? Per cosa? Per quelle che vengono chiamate emozioni, per quelle che potrebbero essere anche solamente lontane illusioni.
Nasciamo in uno stato di riposo, anzi non si tratta di riposo, noi nasciamo addormentati, esattamente come Nio (protagonista del film) ci appare la prima volta. Molte persone sono destinate a non svegliarsi mai. Certo il nostro corpo è sveglio, si muove la nostra mente, pensa ma mai riesce a darsi delle risposte. Quello che è Matrix noi possiamo paragonarlo alla nostra mente. Un complesso sistema di funzionalità nascoste, dove tutto con la convinzione è possibile. Ci facciamo influenzare da falsi ideali, da tutto quello che ci circonda finendo per identificarci in quello che è il pensiero degli altri su di noi, quella che è l’ingordigia, il volere e desiderare sempre di più da noi stessi ma soprattutto da chi ci circonda. Ed ora dopo essere arrivati a questo livello che differenza vi è più tra noi e quelle che chiamiamo macchine? Noi siamo delle macchine, burattini di altre macchine, elementi di un mondo che non ci appartiene più che stiamo inconsciamente distruggendo. Quello che dobbiamo capire è ciò che il bambino dice a Nio: “non cercare di piegare il cucchiaio, perché è impossibile, sarai tu a piegarti, lui rimarrà lì immobile.. perché non esiste..” Matrix ha te, ti rapisce e ti invade, e si basa su delle certezze che la mente umana dà, su quelle debolezze e su quei soliti e continui pensieri. Perché noi fin che non capiremo saremo destinati a fare sempre gli stessi pensieri, saremo costretti ad avere un’ immagine di noi stessi diversa, superiore. Noi valiamo più di quanto crediamo. E se crediamo di valere tanto, bé stiamo attenti  potremmo non valere davvero. Più sarai schiavo della società, più ti perderai dentro i tuoi pensieri, dentro le tue convinzioni e non sarai nessuno. Siamo prigionieri ormai, ma non in un carcere, in noi. Se vogliamo possiamo essere liberi, tutti chiedono e rivendicano la libertà ma quanti la vogliono? Quanto sono pronti a essere liberi? È sulla strada del risveglio chi riesce a percepire quello che penso io come possibile, non come qualcosa di folle; chi non dice “no” ma chi dice “non credo”. Adesso proviamo a fermarci: il nostro mondo lo vediamo? Bè è come noi un caos. Pieno di cose fantastiche che quasi non si riesce più a percepire. Morpheus è il punto base del nostro risveglio, è la nostra consapevolezza, è il credere che anche noi siamo qualcuno, è il convincere Nio che è l’eletto, che lui può, che noi possiamo.. che noi non siamo le macchine perché se riusciamo a guardarci dentro vediamo qualcosa di immenso, qualcosa che ci appartiene e che non bisogna essere altro che noi stessi per avere una capacità innata che ci fa essere NOI, la capacità di amare, di voler bene. Non siamo più schiavi quando arriviamo ad amare, crediamo di essere liberi e ci addormentiamo sempre di più ma questa volta in noi stessi.
È dura accettare che anche i nostri sentimenti potrebbero essere un’illusione ma se ci crediamo diventano la realtà. Con il tempo, solo credendoci siamo arrivati a volare, a scoprire un mondo oltre il nostro. Sinceramente io non credo di essere sveglia, molte volte mi faccio trasportare e entro nella fascia dei complessati, un’orribile categoria di vittime di se stessi. Però quando i sentimenti escludono il dolore, escludono le malvagità e si riesce a guardare oltre il male di chi giudica, si arriva a capire e a vedere le cose, il tutto, sotto forme diverse, nuove, migliori, che ti danno la possibilità di vivere come sei e per quello che sei.
Per tutti quelli che come me desiderano trovare la loro convinzione per il risveglio, consiglierei di iniziare a vedere il bello delle cose più semplici, non costruite, non ricercate, ma semplicemente pure e semplici proprio come i nostri sentimenti, l’unica cosa che solo noi possiamo sapere non essere un’illusione, non dipendere dalla nostra mente ma solo dal nostro cuore. Anche se solo con il cuore non vale la pena accettare quello che abbiamo, quello che siamo senza pregiudizi? Non vale la pena provare a sapere che il cucchiaio non esisterà mai ma che per noi può valer la pena crederci?
 
Scimprotta..

 

"Non è possibile!"


13/04/2010

  Dopo solo 24 ore dall’incidente, i ragazzi del Brotzu hanno iniziato a rendersi conto  col passare delle ore  e dei minuti dell’orrore che sta dietro questo tragico evento; uno studente della classe 3°C del Liceo Scientifico lunedì 12  Aprile entrava alle 9:30 con la sua classe. È bastato un attimo, forse anche di meno e una manovra ’bastarda’ ha determinato conseguenze incredibili, inimmaginabili che nè lui e tanto meno tutti noi potevamo prevedere.

"Non è possibile !"

è stata  la frase più ricorrente quella mattina nella scuola. Sono state scene da film, da gara di moto GP, dove alla fine tutto si risolve, magari un braccio rotto, qualche frattura ma alla fine tutto è bene, finisce sempre così!!

Ma non è finita così... NON ERA UN FILM ! 

Era la dura realtà nella forma più sfrontata e diretta che si possa immaginare, perchè a 16 anni (non 17 come dicono i giornalisti) è normale commettere errori e spesso si pagano le conseguenze. Il detto "sbagliando si impara" mai come in questa triste circostanza ci riporta alla realtà su ciò che bisogna e ciò che non bisogna fare nella vita. Leo purtroppo non ha avuto neanche l’opportunità  di capire cosa è successo... Quando siamo entrati alle 8 e mezzo mai ci saremo immaginati come una giornata di scuola come tante altre, sarebbe diventata una delle più tragiche e dolorose nella storia del nostro liceo. Più di 700 persone zittite dallo shock e dal dolore, un silenzio continuo, irreale, da brivido, spezzato solo dal tentativo di signora Teresina di terminare la ricreazione, che non è mai arrivata, col suonare della campana. Un suono lungo e interminabile, che rimbombava fastidiosamente per i corridoi zittiti, forse un tentativo vano per cercare di tornare alla "normalità". In mattinata molti hanno chiamato a casa per uscire prima, altri invece sono rimasti e hanno fatto il possibile per cercare una spiegazione con l’aituo di compagni e insegnanti. Verso la fine dell’interminabile giornata di scuola, un mezzo di produzione dell’emittente locale  "Videolina" si era già appostato nei parcheggi della scuola per fare diversi collegamenti in diretta per il loro Telegiornale, intervistando persone che in un momento così avrebbero voluto solo il silenzio e un pò di tempo per prendere piena coscienza dell’accaduto senza il fastidio di dover rispondere a domande insensibili e inutili, tipiche dei cronisti dopo un fatto tragico.  

 

                                                      

 

Anche a distanza di tempo, la mia testa e quella di tanti altri che l’hanno conosciuto, è con Leo, con gli amici più stretti, la famiglia, la classe e tutti coloro che lo conoscevano e che gli hanno voluto un gran bene.

Ho deciso di scrivere questo articolo per cercare di descrivere l’aria che si respirava e quel che si pensava in quella mattina maledetta. Il 12 Aprile 2010 è una data che sicuramente la nostra generazione di studenti del Brotzu non dimenticherà mai.  Questa data  è stata scritta su tutti i muri della scuola per far sì che nel tempo si ricordi sempre: "chi era Leo" . Con la forza del ricordo vivrà per sempre in mezzo a noi.

 

 

Si ringrazia Alessandro Garofalo per le foto.