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Moratoria della pena di morte

Riflessioni sulla moratoria della pena di morte. assemblea dell?ONU

Il 30 dicembre 2006 dopo l’esecuzione dell’ex rais iracheno Saddam Hussein il radicale Marco Pannella e l’associazione “Nessuno tocchi Caino” chiesero al governo italiano di presentare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la richiesta di moratoria contro la pena di morte.
Una richiesta simile era già stata presentata in diverse forme ben tre volte negli ultimi tredici anni nel 1994, nel 1999 e nel 2003.
L’Italia, dove già nel 1700 Cesare Beccaria scrisse “Dei delitti e delle pene”, e la pena di morte fu abolita nel 1948 con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana ha sempre sostenuto queste iniziative e anche in questa occasione è uno dei 72 paesi che hanno lavorato per la sua realizzazione
La moratoria è stata presentata alla terza commissione dell’ONU, quella sui diritti umani a novembre; il testo riuscì a passare con 99 voti favorevoli (97 era il minimo richiesto), 52 contrari e 33 astenuti; circa un mese dopo, il 16 dicembre 2007, alle h 11,45, (17,45 in Italia), l’assemblea generale ha ratificato la richiesta con un ottimo risultato, migliore delle aspettative: 104 voti a favore, 54 contrari, 29 astenuti. I cinque paesi che hanno cambiato idea il giorno della ratifica definitiva sono stati Congo, Madagascar, Kiribati, Nauru e Palau. Gli Stati Uniti si sono astenuti perché sono i singoli stati e non il parlamento o il Presidente a decidere sulla pena di morte; ma qualcosa sta cambiando perché proprio il 15 dicembre il New Jersey ha deciso di abolire la pena di morte; sono quindi saliti a 13 su 50 gli stati americani che non eseguiranno più pene capitali.
E’ una data da segnare sul calendario; una giornata storica ed è importante che nessuno la dimentichi. Si tratta di un grande risultato che potrebbe portare ad una grande rivoluzione: infatti la moratoria “invita” i paesi ad abolire la pena di morte, a fermare le pene in corso, a non infliggerne nuove.
Certo preoccupano non solo i 54 no, ma i 29 astenuti: come è possibile non avere una propria idea su un problema così serio? C’è chi ha pensato che alcuni capi politici temano ritorsioni. A coloro che non riescono a prendere posizione va ricordato che la sua applicazione presenta troppe possibilità di abusi e di errori: uccidere un uomo innocente è peggio che lasciare impunito un colpevole.
Infatti ancora molti sono i paesi, ben 50, in cui la pena di morte viene regolarmente applicata. Nel 2006 le condanne a morte sono state 5628, di cui ca 5000 nella sola Cina, l’89% delle esecuzioni mondiali.
Su cinquanta stati 11 sono democrazie liberali che, a dispetto dei loro ideali, permettono la pena di morte, in contrasto con i valori su cui si basa la loro costituzione.
Diversi studi hanno dimostrato che la pena di morte non risulta essere un deterrente più efficace rispetto ad altre punizioni e che nei paesi in cui è in vigore il numero di crimini non è inferiore rispetto ai paesi in cui non c’è.
E’ importante sottolineare l’altissimo rischio di giustiziare degli innocenti; non si può avere la certezza assoluta che un uomo abbia commesso un crimine e diversi sono i casi in cui sono stati condannati a morte dei detenuti nonostante i molti dubbi sulla loro colpevolezza; per non parlare di quei casi in cui solo dopo l’esecuzione si sono scoperte false testimonianze o assurde confessioni.
E purtroppo in certi paesi la pena di morte viene anche usata come “arma” per eliminare nemici scomodi
C’è chi è contrario alla pena di morte semplicemente perché non risolve nulla, perché una volta morti non ci si rende conto del male che si è commesso e non ci si potrà mai pentire dei propri malvagi e tragici atti. La cosa migliore sarebbe istituire delle carceri o strutture controllate, come le colonie penali, in cui i detenuti siano obbligati a lavorare e non restino anni e anni a non fare nulla. E il tipo di lavoro dovrà essere deciso in base alla colpa: più grave la colpa più duro il lavoro.
Dovere dello Stato è quello di educare con le giuste punizioni e non togliere la vita a chi può migliorare la propria esistenza anche con l’aiuto delle istituzioni.
Ma chi sono i condannati a morte? Assassini colpevoli di atroci delitti (per es. negli USA), funzionari corrotti che hanno organizzato truffe ai danni dello stato (Cina), dittatori sanguinari(Iraq),
Guardando bene, i paesi in cui vige la pena capitale sono nella maggior parte paesi in via di sviluppo, con problemi di ordine pubblico, impegnati in guerre civili, con problemi legati alla malavita organizzata. Alcuni pensano per questo che non si debbano fare pressioni né accelerare i tempi; deve essere data ad ogni paese la libertà di decidere al suo interno; cinicamente si tratta di dare ad ogni popolo il tempo necessario per superare una mentalità regredita; anche in Europa nei secoli passati ci sono state la persecuzione degli eretici, la condanna delle streghe; oggi in Iran per esempio si impicca un sedicenne colpevole di omosessualità e in Aghanistan si può essere condannati a morte se si abiura la religione islamica.
Ma riflettiamo! La pena di morte è un atto di violenza e da violenza si genera violenza in un processo a catena difficilmente arrestabile.
Solo quando la pena di morte sarà abolita, la vittoria ottenuta con la moratoria potrà essere considerata di eguale importanza rispetto all’abolizione della schiavitù e verrà conquistato il diritto umano più importante: quello alla vita.

La vita è il bene più importante e nessuno ha il diritto di decidere quando deve finire.


La classe IV ginnasio sez. C 

(data di pubblicaione: 18/01/2008 )