brotzu school

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Un divertissement di troppo

Giocando con Cechov

Teatro delle Saline di Cagliari, martedì 27/02/07, ore 10,30, durata 1h 20m circa.

  Un notevole disappunto. Tale era la sensazione predominante al termine della rappresentazione di Giocando con Cechov al Teatro delle Saline di Cagliari. O meglio, l’idea che qualcosa non abbia funzionato questa volta, nella magica alchimia che è il teatro. Che ci fosse un ingrediente sbagliato? 
 Giocando con Cechov è uno scherzo di scena diviso in due atti separati da un intermezzo; gli atti sono La domanda di matrimonio, e L’orso, con un’introduzione a sé stante all’inizio dello spettacolo. La data della rappresentazione è martedì 27 febbraio 2007, con inizio alle 10,30 e durata di un’ora e venti minuti circa. 


Questa pièce racconta due brevi momenti nella vita di una donna russa: per prima abbiamo una proposta di matrimonio a lei indirizzata, che dà adito a un litigio; poi abbiamo un colpo di fulmine (dopo la morte del precedente marito) tra la signora e un invadente creditore. Non viene sviluppata alcuna trama, vengono solo proposti questi due episodi slegati tra loro, senza peraltro riferimenti spazio-temporali. 

Gli attori sono in tutto quattro, e la loro recitazione è curata ed espressiva, e raggiunge il suo apice nel ruolo del creditore. Tuttavia la comicità non è spontanea e fa fatica a scaturire, nasce soprattutto da ripetizioni che in breve diventano ridondanti. Ciò rende prevedibile e scontato il pallido accenno di trama della pièce e contribuisce a rendere pesante tutto l’insieme. Riguardo alla scenografia, c’è da dire che essa rappresenta un salotto e non subisce cambiamenti di sorta durante tutta l’opera. Non avendo particolare ricercatezza estetica né funzionalità degna di nota, passa come una banalità insieme al resto. 

Giocando con Cechov strappa meramente qualche sorriso e poche risate sforzate, non riesce a convincere lo spettatore e tantomeno a coinvolgerlo, è certamente possibile trovare di meglio in campo comico, senza neanche molti sforzi. Si potrebbe semplicemente definirlo un’anafora malriuscita senza correre il rischio di sbagliare, o se si vuole un divertissement teatrale anziché di ballo. Si salva, come già detto, la buona recitazione e l’introduzione, un’interessante testimonianza sul fatto che il teatro è una passione senza tempo, tutto il resto è mediocrità. 

Giorgio Incani

Data pubblicazione: 24/03/2007

Un imperfetto successo


L’amore, quello vero, è incontrastabile, non si può scappare all’amore…ogni impedimento si supera e l’amore trionfa sempre. Prendiamo come esempio il romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi: i due giovani, Renzo e Lucia, superano ogni problema e riescono a coronare il loro sogno d’amore. 
Questa è un po’ la trama dello spettacolo Giocando con Cechov, rappresentato per gli alunni delle scuole superiori e medie provenienti dall’ hinterland di Cagliari al Teatro delle Saline a Cagliari, martedì 27 Febbraio 2007 alle ore 10.30. 
La rappresentazione si suddivideva in due atti: il primo era dedicato all’amore appena nato, quello che ti fa avere le farfalle nello stomaco e in questo caso, in maniera molto comica, vari dolori e tic che hanno sicuramente divertito il giovane pubblico. I protagonisti erano tre: un attore teatrale che dovrebbe andare in pensione ormai da cinque anni e cerca disperatamente il suo spettacolo di addio. Arriverà mai questo giorno…? L’attore ha una figlia dal carattere forte, che vuole avere sempre la ragione. Di lei si innamora il loro vicino di casa, un ragazzo abbastanza fantozziano con le donne, soprattutto quelle che gli fanno battere il cuore, la gamba, l’occhio e la spalla! Gli impedimenti alla coronazione del loro sogno sono molto meno gravi rispetto a quelli che si trovarono davanti Renzo e Lucia. Nello spettacolo i due futuri amanti litigano semplicemente per un terreno e per chi ha il cane migliore, insomma cose banali e si sa che l’amore non è bello se non è litigarello! 
Il secondo atto invece aveva una venatura malinconica ed era incentrata sulla nascita di un amore inaspettato in un rapporto di amore-odio tra una donna da poco vedova e un uomo che va a riscattare il denaro per i debiti lasciati dal marito deceduto. 
Inizialmente le acque sono tranquille, l’uomo chiede il denaro gentilmente e la donna risponde che non dispone della cifra. Lui però non può fare a meno di quei soldi e inizia ad alterarsi. A questo punto esce fuori il “caratterino” della donna che insulta l’uomo, lui si ostina e minaccia di non muoversi da là sino a che i soldi non fossero finiti tra le sue mani. Lei è sempre più aggressiva ed è proprio questo comportamento tenace ad attrarre l’uomo che si innamora della vedova. Questo aspetto è sottolineato con delle azioni grottesche, per esempio lei gli tira una scarpa per la rabbia e lui la prende felicemente come un dono! 
La giovane donna alla fine cederà alle avance dell’uomo dopo essersi dimostrata inflessibile con lui e anche in questo caso l’amore trionferà. 
Questa rappresentazione, nonostante alcuni momenti di humour, non ha particolarmente coinvolto il pubblico in quanto intuibile. 
La messa in scena del testo non raggiunge l’apice ma, tenendo conto dei pochi aspetti positivi, compresa la discussione finale con gli attori che era molto interessante, lo spettacolo raggiunge giusto la sufficienza. 

Pamela Manca

 Data pubblicazione: 28/03/2007

Pirandello e la Luna

Regia: Gianfranco Quero e Antonello Antonante. 

Attori: Gianfranco Quero 

Scene e costumi: Dora Ricca 

Luci ed audio: Giuseppe Canonico e Eros Leale 

Lunedì 26 Marzo 2007 al Teatro delle Saline di Cagliari ha avuto luogo lo spettacolo teatrale Malaluna. 


L’opera non è altro che un saggio sulla vita e sul teatro di Luigi Pirandello, raccontato dall’attore, Gianfranco Quero. Da solo sulla scena, ma grazie alla presenza di numerosi oggetti significativi, il narratore racconta la vita del grande scrittore siciliano come se parlasse con lui (perché racconta come se, nella sedia da regista vuota davanti alla sua ci fosse Pirandello stesso), ma sempre intrecciandola con le storie di quest’ultimo, in modo da rendere la narrazione sempre diversa. 
L’attore entra in scena citando L’uomo con il fiore in bocca e rivestendo le parti di entrambi i personaggi del racconto, l’uomo con la metastasi in bocca e l’uomo che ha perso il treno, per poi continuare raccontando la gioventù di Pirandello, soffermandosi soprattutto sulla figura di suo padre, Don Stefano, e raccontando aneddoti su tutta la sua famiglia. Quero continua poi con il raccontare l’Enrico IV rappresentando la pazzia muovendo avanti e indietro un cavallino di legno, che rappresenta l’animale da cui il protagonista dell’opera cade e perde la memoria, e ripetendo una vecchia filastrocca siciliana. L’attore poi riprende a parlare della vita di Pirandello da quando, una volta laureato all’università di Bonn, torna in Sicilia e si sposa con la figlia di un commerciante di zolfo per poi partire per Roma, dove ha accettato una cattedra come insegnante di letteratura italiana. E anche qui l’autore si sofferma a raccontare aneddoti sulla moglie di Pirandello e sulla loro vita di coppia. In seguito parla della malattia della moglie dello scrittore, parlando di come l’avesse tenuta con sè anche se lei era impazzita, e di come lui l’avesse usata come spunto per alcune delle sue opere. Fu appunto in questo periodo che Pirandello scrisse i suoi testi più conosciuti, come Il fu Mattia Pascal, Uno, nessuno, centomila, Sei personaggi in cerca d’ autore e Novelle per un anno. Quero conclude parlando della morte di Pirandello, avvenuta nel 1936 in seguito a una polmonite, e del trasporto delle sue ceneri da Roma ad Agrigento. 
La scena era povera di oggetti, c’erano solo quelli essenziali alla rappresentazione. Il gioco di luci, invece era davvero sapiente, perchè sul palco c’era un riflettore intento a illuminare la sedia su cui sedeva il narratore e che, appena le altre luci si spegnevano, diventava l’unica luce sulla scena. 
In conclusione questo spettacolo mi è piaciuto non solo per la bravura dell’attore nel recitare ma anche perché, anche se questo spettacolo era un solo monologo, non ci si annoiava grazie alla parlantina dell’attore e ai finti divagamenti sulle altre opere dell’autore. Da tenere in conto è anche l’uso da parte di Quero del dialetto siciliano, che serve a delineare l’appartenenza alla Sicilia da parte di Pirandello. 

 

Stefano Vacca

 Data pubblicazione: 08/05/2007

Perchè no??

 Ecco uno spunto per dove andare con i nostri amati compagni di classe! Il teatro!! E’ possibile che penserete che sia pazzo/a dopo questa affermazione,ma in realtà vi sbagliate di grosso!!

 Il teatro non è solo roba lirica alla mò di Katia Ricciarelli o del compianto Pavarotti, ma è anche storia, fantasia, passioni.

Inoltre è un ottimo strumento didattico nel quale si può conoscere la storia attraverso le rappresentazioni non  solo di storie drammatiche e irreali, ma anche reali come battaglie o rappresentazioni di leggende. Non è vero miei cari amanti della storia, come si direbbe in greco Filo…?? Eh! Mi dispiace! Se vi interessa saperlo dovete studiare il greco!!!!

Sicuramente questo tipo di spettacolo interesserà soprattutto i più giovani: il musical! Una specie di rappresentazioni dei film riportati sul grande schermo al teatro. Questa riproduzione è consentita e consigliata soprattutto ai sordi perché trattandosi di una fusione di gesti, l’ascolto è in qualche  modo vietato!  

                                                                                                                                                                                                                                           

Insomma spero di avere cancellato quell’assurda e negativa impressione che si ha nei confronti del teatro e quindi non posso che esortarvi dicendo: Let’s go to the theatre!!! 

 

Data pubblicazione: 17/10/2008

Sogno di una notte di mezza estate

 

 Il teatro lirico di Cagliari, l’ultima settimana di settembre ha ospitato uno spettacolo di danza, che ha visto esibirsi sul palco grandi stelle come Roberto Bolle e Polina Semionova, solo per citarne alcune. Tratto dal capolavoro di William Shakespeare e realizzato dal Corpo di Ballo del Teatro la Scala di Milano con la coreografia storica di George Balanchine e la musica composta da Felix Mendelssohn-Bartholdy sarà realizzata dall’Orchestra e dal coro del Teatro lirico diretta da David Garforth. Molto apprezzato dal pubblico è stata anche una grande occasione per ventiquattro ragazze e ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, che dopo aver superato un’audizione tenutasi a giugno, hanno provato duramente per ottenere la          perfezione durante lo spettacolo, nel quale interpretavano le fate-folletti al  cospetto di Oberon e Titania. La trama si intreccia intorno a un avvenimento principale: il matrimonio tra Ippolita e Teseo; in realtà la parte più "importante" è quella riguardante l’intreccio amoroso tra Lisandro, Demetrio, Ermia e Elena. Demetrio innamorato di Ermia, che è però perdutamente innamorata e ricambiata da Lisandro, l’amica di Ermia, Elena è invece innamorata di Demetrio, il quale ha occhi solo per Ermia. Lisandro ed Ermia, fuggono nel bosco, seguiti dagli altri due. Contemporaneamente Oberon, re dei folletti (interpretato da Roberto Bolle) e Titania, regina delle fate (interpretata da Polina Semionova) hanno una discussione e per questo Oberon addormenta Titania spremendole sugli occhi il succo del fiore vermiglio di Cupido. Al suo risveglio si innamorerà della prima persona che vedrà. L’altra storia intrecciata è quella di alcuni artigiani, che per il matrimonio di Ippolita e Teseo decidono di preparare uno spettacolo teatrale dal titolo di "Piramo e Tisbe". Oberon, per riconquistare l’amore di Titania chiede aiuto al furbo Puck, che vedendo Demetrio e Elena, pensa di rendere felice la fanciulla spremendo sugli occhi di Demetrio il succo del fiore del vermiglio di Cupido che si innamorerà di lei vedendola al risveglio. Ma sbaglia confondendo Demetrio con Lisandro, il quale, a causa di alcune coincidenze, al risveglio vede Elena e innamorandosene provoca l’ira di Ermia. Fortunatamente Puck sa porre rimedio e annulla sia l’incantesimo che aveva stregato Titania sia quello su Lisandro e compiendolo invece su Demetrio. La storia si conclude felicemente (a differenza delle altre opere di Shakespeare) con la cerimonia delle nozze di Ippolita e Teseo, a cui partecipano anche le due coppie di ragazzi e durante la quale viene rappresentato uno spettacolo "Piramo e Tisbe" , particolare per i personaggi interpretati, come il muro,e il raggio di luna.

A detta dei fortunati che sono riusciti a procurarsi i biglietti con largo anticipo, è stato uno spettacolo emozionante, ma data la trama complicatata e l’impossibilità di riportare tutto sul palco ha fatto sì che fosse difficile da seguire per chi non conoscesse già, almeno a grandi linee, la trama.

Me, Myself and I

 Data pubblicazione: 14/10/2009

Brundibar

                                                                                                               

 

La prima versione dell’opera fu redatta da Hans Krasa fra il 1938-39. Krasa, che della prima stesura aveva conservato solo la parte del coro, la orchestrò nuovamente nel ghetto di Terezin, dove era stato deportato insieme ad altri musicisti ebrei cechi, per distrarre dal lavoro stremante i bambini lì deportati. L'intento di questa opera era, infatti, quella di rallegrarli ma soprattutto di de nunciare al mondo la loro situazione drammatica. Fu eseguita per la prima volta il 23 settembre 1943 e, davanti alla delegazione internazionale della Croce Rossa, il 23 giugno 1944.

Si tratta di un’opera per voci bianche e orchestra in sedici scene, per dieci bambini solisti, coro di bambini e diciotto strumentisti. A Terezin, non mancavano né i bambini, né i musicisti: i nazisti l’avevano scelta come un campo di concentramento da offrire al mondo come un modello dei luoghi di raccolta degli ebrei esclusi dalla società.

In occasione di quella visita i piccoli protagonisti di “Brundibar" ricevettero cibo in abbondanza e persino cioccolata. Ma oggi sappiamo che dei trentamila bambini deportati a Terezin i sopravvissuti furono poco più di un centinaio. 

La storia è semplice: Aninka e il suo fratello Pepicek hanno assolutamente bisogno di un po’ di latte per la loro mamma malata. Ma il latte costa molto e i due fratelli non possiedono soldi. Sulla piazza del mercato il gelataio, il panettiere e il lattaio vendono la loro merce. Aninka e Pepicek vedono il suonatore di organetto Brundibar, il quale grazie alla sua musica riceve molti soldi dagli adulti. I due decidono di imitarlo cantando una canzone allegra. Ma nessuno fa caso alle loro voci: sono troppo deboli in confronto alla forte musica prodotta dall’organetto. Ad un certo punto vengono cacciati via dal suonatore. Tristi, riflettono sul da farsi. Ecco che giungono il passero, il gatto e il cane per aiutarli. Gli animali conoscono tutti i bambini del vicinato e li radunano il giorno successivo. Tutti assieme cantano una canzone. Finalmente gli adulti li ascoltano e Brundibar cerca invano di porre fine al canto dei bambini. Ora Aninka e Pepicek hanno denaro a sufficienza per comperare il latte, ma lo spietato suonatore d’organetto si avvicina a loro e ruba tutti i soldi racimolati. Tutti i bambini e gli animali partono al suo inseguimento riuscendo a riprendersi ciò che spetta loro e festeggiano così la vittoria sul cattivo.

Una bella favola per bambini, ma con un’intensa simbologia: il perfido Brundibar incarna la figura del male (l’oppressore nazista) e i fanciulli rappresentano le inermi vittime dello sterminio, che unendosi solidali fra di loro annunciano un futuro riscatto (“la vittoria possiamo ottenere contro il malvagio dittatore/diamo al mondo un bell’esempio” atto II).

 Dopo la liberazione, l’opera è stata eseguita in tanti paesi. In Italia, però, vi sono state rare esecuzioni e finora Brundibar è pressoché sconosciuta, anche se si comincia a rappresentare soprattutto in occasione del 27 gennaio, Giornata della Memoria della Shoah, una delle più terribili tragedie del Novecento.

                                                                                                                              Me, Myself and I

 

Data pubblicazione: 11/11/2009

 

Percorso di teatro con Fulvio Fo

Verso la fine di Maggio del 2009 è partito per la seconda volta il progetto di "avviamento al teatro" (il primo fu nel 2006), che ha coinvolto una ventina di ragazzi del Liceo Brotzu (Scientifico e Classico); interpreti dei diversi ruoli di personaggi assegnati loro, hanno potuto aprirsi e nelle oltre 60 ore di corso e migliorarsi dal punto di vista fonetico e sopratutto emotivo, superando la prima fase di timidezza. Il progetto curato dalla Professoressa Anna Rita Schiavo, insegnante di lettere nel biennio dei corsi C e D, ha coinvolto in qualità di esperto esterno il dott. Fulvio Fo che grazie a più di sessant’anni d’esperiena nel mondo della recitazione ha guidato gli alunni passo per passo nelle varie fasi. Alla fine del corso i ragazzi saranno protagonisti di un "Recital" che avrà come tema le varie scene provate nei mesi passati, tutte scritte da autori di fama mondiale e di diversi periodi storici: si parte da un pezzo di una tragedia dell’antica Grecia per finire con il teatro comico contemporaneo, esplorando nei secoli i vari movimenti culturali, le ideologie, le moralità, uno spaccato della vita di quel tempo in cui lo spettatore si immedesima. Il corso è terminato poco prima dell’inzio delle vacanze Natalizie ma, a causa di problemi organizzativi, lo spettacolo si è tenuto lunedì 15 Febbraio. Infatti alle ore 17:30, una cinquantina di persone composte principalmente da genitori e parenti di coloro che hanno preso parte ma anche con la presenza del preside e di alcuni professori. Dopo poco più di un ora a fine spettacolo hanno seguito i ringraziamenti e la consegna d’un mazzo di fiori a sigor Fo e alla professoressa Schiavo come segno di ringraziamento per tutta la passione e l’incoraggiamento che hanno dato nel corso dei diversi mesi di laboratorio. Il lavoro è stato svolto dall’unione di alunni dello scientifico e del classico che insieme sono riusciti a portare a termine con successo il proggetto che è partito quando le scuole non erano ancora divise. Gli alunni che hanno partecipato sono: dello scientifico; Valentina Murzi (2°D), Gaia Aru(2°D), Francesca Besson(2°D), Silvia Dessì(3°C), Alice Murgia (3°C), Sara Puggioni(3°C), Noemi Vellante (3°C),  Vito Aietza(3°D), Alex Maxia(4°C)  e del classico Francesca Bongiovanni (3°A) e  Laura Fois (3°B).

 

Alex Maxia

Data pubblicazione: 09/02/2010

Il ricordo di Valentina Murzi - In memoria di Fulvio

"L’anno scorso decisi di partecipare al corso di teatro organizzato dalla nostra scuola un po’ per caso. Non mi aspettavo grandi cose, e anzi, dopo il primo incontro mi ero già pentita della mia scelta, intimidita dalla possibilità di realizzare uno spettacolo, e ben cosciente delle mie scarse doti recitative.

Solo dopo qualche lezione mi resi conto dell’esperienza unica che stavo vivendo. Pian piano io e i miei compagni abbiamo avuto l’occasione di conoscere meglio Fulvio Fo, scoprendo in lui un grande maestro. Con il tempo siamo migliorati, non solo come attori, ma soprattutto come persone. Ricordo con un sorriso quei freddi pomeriggi invernali passati nell’aula magna tra prove e risate, il gruppo che ogni giorno di più si compattava, le nuove amicizie e soprattutto gli insegnamenti che Fulvio dava, guardandoti con quei suoi occhi azzurri pieni di vita e saggezza, sempre con un sorriso sul volto, e senza mai spazientirsi.

Quest’anno non vedevo l’ora di poter partecipare ancora alle sue lezioni, e quando purtroppo tutti quanti ci siamo dovuti scontrare con la dura realtà, ho provato una profonda tristezza. Ma accanto al vuoto e alla nostalgia che sentivo, provavo anche un incredibile pienezza, data dalla consapevolezza che anche se per poco ho avuto l’opportunità di conoscerlo.

Personalmente devo molto a quel corso, e specialmente a Fulvio, nel giro di qualche mese mi sono scoperta cambiata, meno timida, più aperta al mondo. Ma in particolar modo, quello per cui devo ringraziare Fulvio Fo è l’avermi trasmesso l’amore per il teatro. Poter imparare da un uomo come lui è stato per me un grande onore, nonché un esperienza il cui ricordo porterò sempre con me."

 

Valentina Murzi

Data pubblicazione: 20/02/2011

 In Memoria di Fulvio

Il ricordo della scuola - In memoria di Fulvio

                                                                                                                                 

È proprio vero che i grandi uomini, quelli veri, sinceri, generosi, sembrano non dover mai mancare, quando questo accade si vive un grande senso di abbandono e di vuoto! Fulvio era uno di questi grandi uomini, di grande spessore umano e culturale che amava le persone, elargiva sorrisi, capiva i ragazzi e affettuosamente li prendeva per mano verso un cammino di conoscenza e di ricerca fruttuoso, costruttivo e giocoso. 

Nel suo spazio vitale, il “teatro”, tutto ciò era realizzato concretamente e con echi festosi. 
Agli alunni tutti ed ex alunni (Davide Atzori, Fabrizio Aresu, Riccardo Murgia, Francesca Vecere, Francesca Pani, Valentina Ruggiano, Silvia Leccis, Marcella Melis, Francesca Floris, Alberto Martis, Stefano Cogoni) ai genitori, ai docenti e a tutto il personale del liceo piace ricordarlo vestito di grande modestia, garbo e gentilezza. Qualità insite nel suo animo teso sempre a vedere e ricercare in ogni manifestazione della vita: gioia, dolcezza, amore…poesia.


Ci piace ricordarlo attraverso le sue parole, la sua finezza e la sua arte:

 

 “Quando arriverà il mio momento so che seguirò questa schiava-padrona con animo limpido, consapevole di potermene andare serenamente lasciando il mio riflesso, la mia impronta positiva sorridente di gioia illuminata e rassicurante”  (Fulvio Fo )

 

 Data pubblicazione: 20/02/2011

 In Memoria di Fulvio

In Memoria di Fulvio

Questa sezione del nostro giornale è dedicata alla memoria del grande maestro di teatro e uomo di cultura che era Fulvio Fo. Una persona ammirevole che ha lasciato un segno in molti nel corso della sua carriera, parte della quale dedicata ad appuntamenti  teatrali e collaborazioni annuali  con il nostro liceo.

 

Link a diversi tributi scritti da persone che hanno avuto modo di conoscerlo: 

Il ricordo della scuola - In memoria di Fulvio

Il ricordo di Alex Maxia - In memoria di Fulvio

Il ricordo di Valentina Murzi - In memoria di Fulvio

 

 

 Vedi anche:

  Percorso di teatro con Fulvio Fo

 

 

Data pubblicazione: 28/02/2011

 

Il ricordo di Alex Maxia - In memoria di Fulvio

"Fulvio Fo era un grande. Basti solo pensare a quanto sia raro trovare un uomo che all’età di 83 anni possa ancora avere tutte le energie e la voglia di insegnare ad un gruppo di adolescenti anziché vivere una vita ritirata e godersi tranquillamente la pensione. La vecchiaia è come se si fosse dimenticata di passare da lui, d’accordo aveva i capelli bianchi, occhiali e qualche ruga, ma dentro aveva una grande forza, veramente ammirevole.. Chi di noi non vorrebbe arrivare a quell’età come ci è arrivato Fulvio? 

Tra tutti, forse è stata la sua vivacità l’aspetto che mi ha colpito più di tutti gli altri. Ha passato una vita ammirevole: da attore, a regista, a direttore di diverse teatro fino a scrivere libri e dopo aver fatto tutto questo continuò a lavorare tenendo corsi di teatro nel nostro Liceo.

A pensarci,  non è mica un fatto da poco! Poi come ogni bravo insegnante, era molto paziente: sempre disposto a rifare sempre la stessa scena anche 1000 volte affinché uscisse alla perfezione, come voleva lui.

A Fulvio gli devo molto, oltre ad un’introduzione al mondo del teatro e alla prima vera e propria esperienza di recitazione, devo a lui il modo in cui sono riuscito a vincere la "paura" di parlare in pubblico, che soprattutto quest’anno mi è stato utilissimo.

Sono sicuro che mancherà a molti, ma come ogni buon artista, la sua memoria vivrà tramite la sua arte e l’impronta che ha lasciato alle persone che ha incontrato."

 

Alex Maxia

Data pubblicazione: 27/05/2011

Il "Canto dell’Isola bambina"

 

Il canto dell’Isola bambina, con gli attori del Teatro Stabile della Sardegna, regia di Guido de Monticelli, musiche di Mario Borciani, drammaturgia di Guido de Monticelli e Anna Zapparoli, Liceo scientifico “G Brotzu" , venerdì 18 novembre 2011, ore 11,30.

                                                                                               

 


Il canto dell’Isola bambina, presenta attraverso la lettura dei diari di viaggio di alcuni noti scrittori come
 D. H. LawrenceLa MarmoraValery, le loro avventure e sensazioni come viaggiatori dell’Ottocento che sbarcarono nella nostra isola cullati dal ritmo sconnesso dei precari mezzi di trasporto e dalle favole di una ricchissima tradizione. Come di Lawrence e degli altri viaggiatori che arrivarono dal mare, abbiamo una descrizione approfondita delle sensazioni che le coste della Sardegna suscitarono loro, paragonandole quasi a un altro pianeta, rimasto ai tempi della preistoria. Lo scrittore von Maltzen, arrivato invece dalla Corsica, descrive le strade di Cagliari, pulite e “lucenti” al suo arrivo, e se non fosse stato per la loro ripidità in alcuni punti, come la strada che porta a Castello, sarebbero state quasi perfette. 
La rappresentazione ci guida inoltre in quelle che erano e che tuttora sono le fiabe e i miti sardi. 
Guido de Monticellialterna alla rappresentazione teatrale, momenti di lettura accompagnati dal sottofondo musicale. Gli attori hanno cercato di trasmettere il messaggio voluto da de Monticelli, anche attraverso i costumi, che, anche se non di straordinaria bellezza, potevano aiutare a evocare il tempo che fu. Le signore indossavano, una un vestito rosso mattone a pois neri e un velo nero, tipico sardo del secolo scorso, e l’altra una gonna grigia che mostrava la sottogonna e una camicia bianca (anch’essi tipici abiti di un tempo). I signori, invece, portavano il gilet e un abito informale. La scenografia era scarna: al centro del palco, un tavolo di legno con una tovaglia gialla, su cui posavano libri e diari di viaggio. Lo spazio nel complesso e il palco in particolare non favorivano l’ allestimento di luci e scene particolari. 
In conclusione, le luci e la scenografia, essendo così essenziali, non hanno aiutato la riuscita della rappresentazione. Le musiche sarebbero potute essere più presenti, anche la rappresentazione si sarebbe potuta basare più sulla recitazione che sulla lettura delle opere. L’insieme di tutti questi fattori non hanno aiutato l’apprezzamento da parte del giovane pubblico dell’intera rappresentazione. 

Alice Cocco 1F

Data pubblicazione: 01/12/2014

 

Un giorno a teatro

Parodia dell’Iliade

 

Il giorno 23 Ottobre 2014 la mia classe, la I D, ha assistito, insieme a tante altre classi del nostro istituto, il Liceo “G.Brotzu”, allo spettacolo Iliade, presso il teatro Le Saline di Cagliari. Lo spettacolo ci è stato proposto dalla compagnia Akròama, composta dagli attori Giuseppe Ligios, Antonello Foddis, Lucia Dore e Roberto Bilardi.
 

  L'attore protagonista è stato Giuseppe Ligios, il quale ha interpretato i fondamentali ruoli di Ulisse e Achille, oltre a quelli di Zeus e Priamo. Lo spettacolo comincia con l’episodio del pomo della discordia, in cui la scelta di Paride (interpretato da Roberto Bilardi) ricade su Afrodite, che in cambio gli dona l’amore di Elena (Antonello Foddis) e da qui partono le vicende che portano alla guerra, la quale viene raccontata dalla divertente figura del narratore che riveste i panni di Alberto Angela (Roberto Bilardi).
 

In questo spettacolo sono stati inseriti episodi tratti dalla mitologia greca e da diverse opere di autori classici, tra cui Le troiane di Euripide. A questo proposito è stata interessante la figura di Polissena (Lucia Dore), che assiste, non vista, all’’uccisione di Troilo, suo gemello, da parte di Achille. Per vendicarsi, Polissena farà in modo di avvicinarsi ad Achille, al quale carpirà il segreto della sua vulnerabilità. In questo modo Polissena potrà vendicare il fratello ucciso grazie a Paride, fratello della stessa, che colpirà fatalmente Achille con le sue frecce. La storia prosegue con la sfida per il possesso dell’armatura di Achille tra Odisseo e Aiace Telamonio, a causa della sua sconfitta quest’ultimo farà una strage di bestiame per poi togliersi la vita. In seguito, come nel grande classico, Ulisse ha la grande idea del cavallo di legno che, nonostante le profezie di Cassandra, porta alla distruzione della stessa, evento con il quale termina la storia. 
 

Lo spettacolo mi ha impressionato positivamente, molto spesso mi ha fatto ridere. Tra le poche pecche che ho trovato c’è stato il dialogo iniziale recitato in napoletano da due voci fuori campo, del quale sono riuscito a capire il senso solo nel post-spettacolo con le domande degli spettatori rivolte agli attori. Un altro aspetto che non mi è piaciuto è che senza conoscere in anticipo l’Iliade sarebbe stato molto difficile seguire il filo della storia. La scenografia era abbastanza povera, sul palco vi era solo un pannello che faceva da sfondo ed era utilizzato anche per rappresentare delle scene con la tecnica delle le ombre cinesi. Nel complesso, però, lo spettacolo mi è piaciuto.


Simone Zedda I D 

Data pubblicazione: 01/12/2014

L'Iliade in chiave comica

 

Il giorno 23 di Ottobre, la mia classe, la I D, si è recata con numerose altre classi dell’Istituto "G. Brotzu" presso il teatro "Le Saline" di Cagliari, per la visione dello spettacolo “Iliade” . Una messa in scena istruttiva ma allo stesso tempo comica poiché l’Iliade è stata rappresentata sotto forma di parodia.

Lo spettacolo è iniziato con una musica di sottofondo che ha introdotto i versi dell’Iliade in greco antico. All’improvviso un attore, che interpretava il ruolo di Zeus, attraversando la platea ha raggiunto il palco, cantando e incitando il pubblico a seguirlo al ritmo del sirtaki. Il sipario era ancora chiuso quando sono apparse due maschere rappresentanti Afrodite ed Era, che litigavano tra loro e sono state separate da Zeus. A sipario aperto, ecco in scena Paride, principe troiano, al quale Zeus affida il pomo d’oro, che doveva essere consegnato alla Dea più bella; Paride scelse Afrodite, la dea dell’amore, la quale in cambio gli ha donato Elena, ritenuta la donna più bella di tutta la Grecia, moglie di Menelao, Re di Sparta. Elena sarà colei che scatenerà la guerra tra troiani e greci. In seguito, nello spettacolo sono entrati in scena altri protagonisti: Achille (il più valoroso tra i soldati greci), Patroclo (caro amico di Achille), Cassandra (chiaroveggente), Elena (moglie di Menelao ) e tanti altri, compresa la figura del narratore che in modo ironico imitava perfettamente il famoso conduttore televisivo Alberto Angela.

 

Gli attori presenti nel palco erano quattro ( vi erano anche delle voci fuori campo), ma i personaggi da rappresentare erano veramente tanti. Sono rimasta stupita della loro professionalità e della loro spontaneità nel recitare. Riuscivano a cambiare personalità in pochi secondi in base al personaggio che dovevano rappresentare. A volte erano tristi, subito dopo erano allegri, ballavano e saltavano di gioia. I costumi erano adatti ai diversi ruoli dei protagonisti:  i più erano raffinati, alcuni erano anche ridicoli, e ciò rendeva i personaggi comici e allegri. Tra gli effetti speciali, in alcune scene vi è stato l’utilizzo del fumo che rendeva l’azione più suggestiva. Anche le musiche erano attentamente selezionate e appropriate alla scena. Finito lo spettacolo gli attori si sono presentati: Giuseppe Ligios (interprete di Zeus, Odisseo, Priamo e Achille); Antonello Foddis ( interprete di Menelao, Ettore, Aiace Telemonio, Elena e Enea); Lucia Dore ( interprete di Penelope, Polissena, Andromaca, Cassandra, Athena, Era e Afrodite); Roberto Bilardi ( interprete di Paride, Agamennone, Patroclo e del narratore ), che si sono resi disponibili per le domande ei pareri sullo spettacolo da parte del giovane pubblico. In conclusione, lo spettacolo è stato di mio gradimento perché mi ha fatto divertire, tuttavia non sempre sono riuscita a capire appieno lo svolgimento delle vicende dell’Iliade,inoltre alcune scene mi sono apparse esageratamente volgari. 
 

Leila Pedditzi  I D

Data pubblicazione: 01/12/2014


La Tigre Blu Dell'Eufrate


 

La tigre dell’Eufrate è un testo teatrale di Laurent Gaudé; si tratta di un

monologo epico,che racconta le ultime ore di vita di Alessandro Magno.

 

Il giorno 21 Novembre 2014 è andato in scena, al Teatro Le Saline di Cagliari, lo spettacolo La tigre blu dell’Eufrate, presentato dalla compagnia Akròama, per la regia e la scenografia di Beno Mazzone con Luca Iervolino.
Dopo una breve attesa, l’esiguo pubblico che doveva assistere alla rappresentazione si è sistemato tra i tanti posti a sedere di cui dispone la struttura.
La 
tigre dell’Eufrate è un testo teatrale di Laurent Gaudé; si tratta di un monologo epico, che racconta le ultime ore di vita di Alessandro Magno.
Egli, alle prese con un faccia a faccia con il dio dei morti, ripercorre passo passo ciò che è stato il suo passato, dalla conquista della città di Tiro, alle vittorie riportate contro i Persiani a Isso e Gaugamela, alla conquista della ricca e prospera Babilonia e dei territori orientali prossimi all’India.

  Nonostante i suoi trionfi, Alessandro si rammarica per non aver seguito le tracce della mitica “tigre blu”, in realtà un miraggio, che rappresenta la determinazione dell’uomo che vuole raggiungere degli obiettivi e il suo interesse per tutto ciò che è nuovo e può stupire: infatti Alessandro, quasi prossimo a raggiungere il Gange, aveva interrotto la sua marcia, a causa del fatto che il suo esercito era stremato da troppe fatiche. Avrebbe potuto proseguire da solo, esplorare nuovi territori, conoscere nuovi popoli, ma non lo fece. E fu proprio questo dispiacere, questo rammarico, che forse causò il male incurabile che l’affliggeva.
Trattandosi di un monologo, l’intero spettacolo ha visto la presenza di un unico attore, che ha praticamente parlato ininterrottamente per un’oretta; in certi momenti la sua voce è stata accompagnata da un sottofondo musicale. La scenografia era praticamente inesistente; in realtà tutto lo spettacolo è stato semplice, dato che l’attore, che indossava dei semplici pantaloni e una maglia, si è servito, durante tutta la rappresentazione, solo di un telo bianco. Ha dovuto, quindi, fare affidamento, praticamente solo sulle sue capacità espressive e interpretative per mantenere viva l’attenzione degli spettatori, adoperandosi affinché lo spettacolo risultasse interessante e piacevole e si può dire che sia riuscito nel suo intento. Il buon esito dello spettacolo è stato reso possibile dall’interesse mostrato dal pubblico, dato che, come spiegato dall’attore al termine della rappresentazione, a teatro si lavora sempre in due: l’attore, che ha il compito di immedesimarsi nei personaggi, rendendo lo spettacolo quanto più simile alla realtà che si vuole rappresentare e il pubblico, che, mostrando di essere attento e interessato, “carica” l’attore di energia positiva, spronandolo a dare il meglio di sé e quindi favorendo una buona recitazione.

 

Alessandro Serra II D

Data pubblicazione: 15/01/2015

 

Leggi anche l’articolo: Il miraggio di Alessandro Magno 

Moderne Metamorfosi

 

 

 

Di solito, quando vado a teatro,  ho sempre paura di annoiarmi... Ma questa volta, conclusa la rappresentazione, ho pensato: il contrario dello spettacolo “Metamorphosis” è noia!

Mi spiego meglio: lo spettacolo rappresentato venerdì 27 marzo al Teatro delle Saline di Cagliari era davvero interessante e coinvolgente sotto diversi punti di vista (scenografia, attori, colonna sonora, luci e coreografia). Mi ha colpito la scenografia allestita sul palco e la coreografia rappresentata dai ventotto attori che, attraverso degli sgabelli (che venivano spostati  a seconda della scena) riproducevano come dei quadri viventi. Belli i costumi e il gioco delle luci. Un’altra delle tante cose che mi hanno impressionato era la "canzone dei morti” cantata dagli attori tra una scena e l’altra, che aggiungeva quel pizzico di drammaticità all’insieme.

L’ambientazione contemporanea dei quattro miti più famosi di Ovidio (Fetonte, Narciso, Medusa e Orfeo ed Euridice), combinata con la tecnica del racconto “a cornice” (a questo scopo fungevano, come ho già anticipato,  la canzone “dei morti” e  gli interventi della voce narrante, che dopo ogni scena/episodio recitava i versi ovidiani come per collegare le varie scene e ricondurle alla fonte originale) mi ha spiazzato. L’unica pecca, secondo il mio punto di vista, era l’audio (alcuni passi recitati dagli attori potevano essere scanditi meglio: in particolare quando la narratrice Stefania Perda-Ovidio declamava i versi dei quattro miti originali). 

I quattro miti Ovidiani rappresentati erano:

 

Fetonte:

L’episodio a mio parere più azzeccato. Era quasi perfetto e rispecchiava l’originale di Ovidio, tranne per il fatto che era Enrico (Giovanni Trudu, l’attore che mi è piaciuto di più), ovvero Fetonte, a chiedere in prestito al “Dio Sole”, in questo caso  al padre in carriera, severo e distante, la fiammante e velocissima  fuoriserie da sfoggiare la sera con gli amici. Ma, anche in questo caso, l’inesperienza e la spericolatezza della giovane età porteranno a un drammatico epilogo... 

 

 

Narciso:

Questo episodio era forse  il meno fedele alla tradizione ovidiana, ma ne ho apprezzato ugualmente la rilettura; infatti gli attori non hanno interpretato Narciso secondo il testo ovidiano, ma hanno voluto più che altro esprimere il suo “essere”, cioè lo spropositato egoismo.

 

 Medusa:

Questo episodio mi è sembrato più “ovidiano”. Secondo la  reinterpretazione moderna,  Medusa non è una donna mostro con serpenti al posto dei riccioli,  ma una giovane che, come l’antica Gorgone,  ha  subito degli abusi da un uomo (come, nel caso di Medusa, da Poseidone, re del mare). Medusa non riusce a superare il trauma: il ricordo della violenza la perseguita in continuazione e alla fine, davanti al rifiuto del giovane di cui si era innamorata,  la travolge, portandola al suicidio..

 

 

Orfeo ed Euridice.

Questo episodio aveva solo il nome di quello originale. Infatti era il più reinterpretato:  il ruolo di Orfeo viene assunto da una  ragazza, che prova a recuperare il suo amato dall’oltretomba (nel mito originale era Orfeo che si inoltrava nel regno degli Inferi e che, con la forza del suo canto affascinava Ade e riconduceva con sè l’amata Euridice). Ma nel complesso è stato un bel lavoro da parte degli attori e degli autori.

 

Conclusione

Lo spettacolo è stato davvero interessante e coinvolgente, tanto che mi ha spinto a leggere i miti delle Metamorfosi originali per averne una conoscenza più esaustiva. E l’interesse non c’è stato solo da parte mia e di pochi altri: tutta la sala ha espresso il suo apprezzamento, tanto che alla fine della rappresentazione abbiamo rivolto numerose domande agli attori (a cui vanno dei complimenti speciali, considerando che molti erano dilettanti), tutti giovani allievi ed ex allievi della scuola d’arte drammatica di Cagliari, diretta da Elisabetta Podda.

 

Giovanni Cidu 2E

Data pubblicazione: 13/04/2015

 

 

Medea 3^puntata

07/06/2006

 

Riassunto delle puntate precedenti: 

- vai alla prima puntata: Medea: 1^ puntata

- vai alla seconda puntata: Medea: 2^ puntata

 

 

 Medea ha scoperto che il marito Giasone si vuole risposare con Glauce,la figlia di Creonte, re di Corinto, e Creonte la invita ad abbandonare quanto prima la città; allora elabora la sua vendetta e prepara una via di fuga con l’aiuto di Egeo, signore di Atene.

 

Tre abitanti di Corinto, uno dei quali è il vicino di casa di Medea 
<Lo sai che Medea si è rappacificata con Giasone?> 
<Eh bah, davvero?> 
<Sì, pare che abbia mandato anche doni alla futura sposa > 
<Ma chi, Glauce?> 
<Proprio lei, quella che l’ha rimpiazzata.> 
<Mah, secondo me non la conta giusta. E’ probabile che stia tramando qualcosa.> 
Arriva il vicino di casa di Medea 
<E’ pazzesco! Quella donna è una pazza assassina! E’ terribile!> 
<Calmati, cosa è successo? Chi è pazza?> 
<Medea! Stavo sistemando il giardino quando ho visto Medea che con i suoi veleni trafficava con i regali per la futura sposa, Glauce.> 
<Come sarebbe, trafficava?> 
<Ma sì, forse li stava stregando!> 
<Stregando? Ma è terribile!> 
<Vorrà vendicarsi.> 
<Quella è una disgrazia per Corinto.> 
Passano i figli di Medea, uno con in mano un vestito, l’altro con una corono, diretti verso il palazzo di Glauce 
<Oh Zeus, qui tra poco sarà l’inferno!> 

Abitanti di Corinto

<Arrivano i figli di Giasone; guardate quanto sono belli i pargoletti, portan doni alla futura sposa; che nobile gesto e magnifica idea! Glauce, gioiosa per la gentilezza di Medea, indossa subito il vestito e la corona con tanta cura… 
Ma, occhio, c’è l’inganno! I vestiti sono cosparsi di un veleno nocivissimo. Appena indossato il tutto, tah! Si scioglie tutta: è acido muriatico. Il babbo disperato tenta invano di salvarla, ma purtroppo, anch’egli si decompone e va al regno eterno. 
Giasone, inferocito per la crudeltà della sua ex compagna, prende un coltello e, senza pensarci due volte, va alla sua vecchia dimora con intenzioni tutt’altro che rassicuranti…> 


Folla – giovane sonvolto 
<Medea è scappata!… Avete sentito cos’è successo?… Non si capisce perché…Io l’hop vista salire su un carro…con qualcosa tra le braccia…hanno detto che è impazzita.> 
<Non immaginate cos’è successo!> 
<Dicci, cos’è successo? Perché sei così agitato?> 
<E’ successa una cosa orribile!> 
<Calmati e raccontaci > 
<Non ci posso credere!> 
<Cosa?> 
<E’ terrificante! Pare che…Pare che quella…> 
<Respira piano e parla!> 
<Pare che quella disgraziata abbia…abbia…ucciso i suoi figli!> 
<Abbia ucciso i suoi figli?… Nooo! Poveri bambini!… Nooo, io non ci credo, come ha potuto e perché? Perché avrebbe dovuto compiere un gesto così spietato?> 
<Pare che lei non abbia sopportato che Giasone l’abbia mollata per Glauce e sia impazzita!> 

Giasone e Medea

Giasone e Medea

<Brutta strega! Grazie a te l’unica donna che io abbai mai amato è morta. Solo perché volevi restare con un uomo che non ti ha mai amto veramente, illusa che non sei altro.> 
<Ma quanto pensi che me ne sbatta, in una scala da uno a dieci, che quella disgraziata sia morta? Lasciami in pace…In ogni caso non mi avrai mai amato veramente, ma mi pare che proprio schifo non ti abbia fatto; o mi sbaglio?> 
<Sei una donna perfida, come hai potuto pensare di avere speranze con me? Lasciami almeno i miei figli! Ormai hai vinto.> 
<I tuoi figli? Mi chiedi dei tuoi figli? AH AH AH !> 
<che c’è da ridere? Amo i miei figli, come ogni buon padre!> 
<I tuoi figli sono morti! E stai fresco che te ne darò altri!> 
<I miei bambini!!Hai ucciso i miei figli! NOOO! Tu, donna demoniaca! Tu stregaccia! Come hai potuto compiere un atto così orribile! Fammeli vedere almeno un’ultima volta, fammeli baciare un’ultima volta, fammeli seppellire!> 
<Come mai tutto questo rimorso ora? E quelle cosa sono? Non mi dirai che sono lacrime, Giasone! Beh, chi non soffre per amore, soffre per orgoglio. E ora tu hai il coraggio di chiedermi i corpi dei figli che TU hai abbandonato…Scordatelo!> 
<Ed ora che cosa pensi di fare?> 
<Addio, Giasone…> 

Cala il sipario   

Lapinna: grazie a Gianluca Medas che è riuscito ad entusiasmare i ragazzi e ha fatto loro amare il teatro.

Grazie ai ragazzi che ce l’hanno messa tutta e, mi sembra, si sono anche divertiti: in  questa foto ci siete quasi tutti,  due anni fa!

Medea: 2^ puntata

31/05/2006 

 

Riassunto della 1^ puntata:

Medea ha scoperto che il marito Giasone si vuole risposare con la figlia di Creonte, re di Corinto, e Creonte la invita ad abbandonare quanto prima la città.

 

Seconda puntata:

 (Medea, i figli e la nutrice) 

Medea e l’organizzazione della sua vendetta   

<Maledetto! Maledetti tutti e questa sporca città! Creonte spera che io non faccia danni e non metta in pratica le mie arti magiche…è uno stolto se pensa di svalutarmi o che io non faccia niente per vendicarmi del dolore provocato da Giasone! 
Devo assolutamente vendicarmi… sì, ma come? Giasone mi ha inflitto un grande dolore e io farò di conseguenza. 
Dunque…lui non mi ama più, ma ama quella cretina di Glauce, perciò sarà proprio lei la prima vittima. L’unica proposta è l’assassinio di Glauce, ma non è così semplice, lei è attorniata da guardie, è sempre sotto sorveglianza e io non posso entrare nel palazzo, specialmente con un pugnale. E poi c’è quel maledetto di Creonte…potrei uccidere lui… 
No! Troppo rischioso, troppo… 
Potrei farla finita uccidendo Giasone, ma così lui vincerebbe e io voglio vederlo soffrire con i miei occhi; lo voglio vedere che versa lacrime di dolore sui miei piedi e implorare pietà; ma non so ancora come disfarmi di lui. Magari anche di quel porco di creonte e di quella gallina di Glauce. 
Si…Siii! Ho trovato! Ucciderò tutti e tre: lui con il dolore e il disprezzo, Creonte con qualche incantesimo e Glauce con una sorpresa, un regalo di matrimonio: bellissimo e letale. 
Sento che c’è qualcuno che rimane fuori da questa lista nera…si…manderò i miei figli a consegnare il “regalo di matrimonio”; loro sono le uniche persone che amo e odio contemporaneamente: mi ricordano Giasone. Sarà una scelta macabra, mostruosa, ma anche loro devono morire. Così ho scelto. Domani Giasone vedrà il suo fallimento, la sua morte, la sua distruzione. Poiché io ti maledico, Giasone!> 

 (Delacroix: Giasone, Medea e Glauce)

Giasone e Medea              

<Amore, ho da dirti una cosa…> 
<Sputa il rospo!> 
<sai, ti amo, però…> 
<Però cosa? Sbrigati che devo controllare i bambini!> 
<Sai, è appunto dei bambini che ti volevo parlare…> 
<Ma che c’è che non va in loro?> 
<Niente, niente, sono preoccupato per il loro futuro> 
<Non riesco a capire!> 
<Se continuiamo a stare insieme, non avranno un buon futuro, mi dispiace…> 
<Ma che stramberie dici?> 
<Sai, ho parlato con il re e ho conosciuto sua figlia…> 
<Era lì che volevi arrivare, brutto porco!!> 
<Ma non è di lei che mi importa. Però se la sposassi i nostri figli avranno per certo sicurezza e prestigio per tutta la vita > 
<Prima dici di amarmi, ma non è dei bambini che ti importa. Ti sei innamorato di quella ragazzina, non è vero?> 
<Non prendertela, te l’ho detto, è per il bene dei nostri figli!> 
Medea, dopo il discorso con Giasone: 
<Mi sento umiliata e presa in giro, il mio orgoglio è andato distrutto. Come può l’amore della mia vita abbandonarmi per una ragazzina e frantumarmi il cuore? Non può utilizzare il frutto del nostro amore come pretesto per lasciarmi: che sporco bugiardo! Non lascerò che mi distrugga in questo modo e mi vendicherò in maniera eclatante: Quant’è vero che sono strega! E poi, se non stessi qui, dove mai potrei andare?> 


Egeo, signore di Atene, di ritorno dall’oracolo di Apollo, passando per Corinto si incontra con Medea 
<Oh, Medea, sono appena tornato dall’oracolo di Apollo; boh, non ho capito bene che cosa mi ha detto. Adesso mi toccherà andare dal vecchio saggio, il vecchio saggio di Trezene. No ti giuro che non so più cosa fare.> 
<Guarda, stai zitto, non me ne parlare.> 
<Perché, cos’è successo? Dai, racconta!> 
<Quel disgraziato di mio marito vuole lasciarmi! E per chi? Per quella Glauce.> 
<Per chi?> 
<Glauce, la figlia del re! Ma te lo dico io il motivo. Quella là gli avrà alzato un po’ la gonna e lui sarà rimasto a bocca aperta, come sempre.> 
<No, dai, mi stai dicendo qualche scemenza, non è possibile!> 
<Ti dico che è così!> 
<Hai capito il nostro Giasone!> 
<La cosa peggiore è che dice che mi ama ancora, ma lo fa solo per i nostri bambini; ti rendi conto fino a che punto è stato bastardo? Cioè: nemmeno il coraggio di dirmi le cose in faccia! No, guarda, non ,o sopporto!> 
<Beh, certo che anche tu sei messa proprio bene! Potremmo fondare un club: “i megasfigati”. Che te ne pare?> 
<…No, si, però, forse…> 
<Aoh, che stai pensando? Ma sei diventata scema tutta in una volta?> 
<Eggy, mi sta venendo un’idea: e se noi due ci alleassimo?> 
<In che senso?> 
<Beh, se tu mi aiuti a tornare ad Atene, io ti potrei dare dei figli. Che cosa ne dici? 
<Ma lo sai che è una buona idea? Potrebbe funzionare! Sei una mente diabolica, Medea. 
Mi piace la gente come te. D’accordo, ci sto! Toh, ora devo andare, se no finisce anche che trovo chiuso. Ci vediamo.>

Fine della seconda puntata.

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 Lapinna                                                                        

 

Medea: 1^ puntata

23/05/2006

Durante uno degli ultimi anni scolastici ho avuto la possibilità di svolgere un laboratorio teatrale con la guida del regista Gianluca Medas.

Il lavoro è stato durissimo, ma il prodotto di gran valore; perciò ho deciso di farlo conoscere al "grande pubblico".

Premessa per i lettori che conoscono il testo greco: si tratta di una rilettura, alle volte spiritosa, soprattutto di una riscrittura con un linguaggio più vicino a quello dei nostri giorni. Essendo un’opera di grande respiro verrà pubblicata a puntate (come i romanzi dell’800, giusto per fare un paragone di un certo livello!)

Lo spettacolo incomincia.

 

prima puntata                                               (Medea, da lekythos)

 MEDEA 

Nutrice e Medea 
<Medea, ti devo dire una cosa > 
<Cosa?> 
<Io non so come dirtelo, ma devo dirtelo > 
<Senti, non ho tutta la mattina, o me lo dici o attaccati!> 
<Io ho visto Giasone, ieri sera > 
< E allora?> 
<Era con la principessa Glauce. Non lo so, Medea, io qui sento puzza di corna…> 
<Cosa?!? NO, non è possibile, non ci credo > 
<Invece è così, devi capirlo > 
<Brutto bastardo, doppiogiochista, approfittatore!> 
<Medea, come cervo a primavera… E dice di volerti lasciare > 
<Zitta, brutta cretina. No, non è possibile. Perché, che cosa gli ho fatto di male? E ora, che ne sarà di me? Come farò?> 
<Dai, Medea, non fare così > 
<Ci va di mezzo la mia dignità! La pagherà, lo giuro. Ma ancora non so come!> 
<Basta piangere.Lui non merita quelle lacrime. Ora devo andare. Cerca di non pensarci. Stai tranquilla>

Creonte si incontra con Medea nell’andito; prima di avvicinarsi si schiarisce la voce e, a scatti, chiude e apre le mani, come per non farsi scappare il coraggio. 
<Finalmente ti ho trovata. Bisogna mettere in chiaro quello che sta succedendo; ho deciso e sono arrivato alla conclusione: te ne devi andare. Giasone ha scelto: in questo palazzo non c’è posto per due mogli. Partirai stasera stessa, la mia parola è legge > 
<No, vi prego, non so ancora dove andare, devo ancora preparare le valigie, non ho salutato nessuno…è accaduto tutto così in fretta… Domani, vi prometto che me ne andrò, un giorno ancora, uno soltanto per mettere insieme le mie cose e salutare i miei figli > 
<Va bene! Ma se durante questo tempo che ti ho concesso causerai problemi, sarò costretto a usare altri modi per mandarti via e non ti piaceranno.> 
<Vi ringrazio maestà, sarò riconoscente di questo gesto e vi prometto che non me ne dimenticherò. Buona giornata, maestà.> 
Creonte si ritira quasi nervosamente e a passo deciso perché è timoroso delle ultime parole di Medea. 
Medea pensa 
<Povero Creonte, si nasconde sotto corona e mantello dalla paura. Se causerai problemi…, dice, vedremo se avrà il tempo di prendere provvedimenti dopo quello che accadrà domani. Farò cadere un velo nero di paura e di disperazione, su questo palazzo. Così vedranno di cosa è capace la barbara Medea > e si ritira a tramare nelle sue stanze, con sguardo di fuoco.

        (Medea e i figli)                             (il territorio di Corinto)

Abitanti di Corinto 
<Hai sentito che si dice in giro?> 
<No! Che è successo?> 
<Eh! Sapessi! Il re in persona è andato da Medea per scacciarla. D’altronde ha ragione. Quella è una pazza barbara e strega poi! Insomma, lo sappiamo, lo sanno tutti. Chissà Cosa potrebbe fare alla principessa Glauce se restasse a Corinto.> 
<Eh sì! Comunque come farà ora Medea? Dove andrà? E i bambini? Non si può allontanarli dalla madre! Anche se strega e barbara, è pur sempre la madre!> 
<Ma che ne so che farà! Si organizzerà con qualche sua stregoneria, no! E poi il re è stato clemente, forse anche troppo! Le ha dato un giorno di tempo per prepararsi. Cosa vuole 
di più?> 
<Ah sì? Oh, che buon re abbiamo! Ma dimmi, come ha reagito Medea alle parole di Creonte?> 
<Si dice che si sia piegata come un agnellino e l’abbia addirittura supplicato in ginocchio per ottenere un giorno per prepararsi all’esilio. Si è veramente rassegnata!> 
<Ma chi, Medea? Lei che si piega? Umh, non ci sarà qualcosa sotto?> 
<Non lo so! Perché poi? Le parole del re sono le parole del re> 
<Sì, ma Medea è Medea! E’ una bisbetica prepotente; trovo strano che si rassegni così! Sarebbe andata su tutte le furie; solo in catene potrebbero portarla via da Corinto! Secondo me sta tramando Qualcosa!> 
<Sarà! Comunque in un giorno solo, cosa potrebbe escogitare? Non ha il tempo materiale! Ormai Corinto si è finalmente liberata di quella barbara impudente, dai retta a me!>

(ritratto marmoreo  di Euripide) 

Fine della prima puntata.              

 

>>>  Medea: 2^ puntata  <<<

 

Lapinna

 

 

Il miraggio di Alessandro Magno 

Il miraggio di Alessandro Magno

 



 

La scena si apre con Alessandro che, sapendo di essere vicino alla morte,

manda via i medici che lo assistevano; quando gli appare il Dio dei Morti.


Il giorno 19 novembre 2014, la mia classe ed altre dello stesso istituto ci siamo recati al teatro “
Le Saline” per assistere allo spettacolo teatrale La Tigre Blu dell’Eufrate, presentato dalla compagnia Akròama, per la regia e la scenografia di Beno Mazzone con Luca Iervolino.

Lo spettacolo, della durata di circa un’ora e mezza, è iniziato alle ore 10.30. Il monologo evoca le ultime due ore di vita del grande Alessandro Magno.
 La scena si apre con Alessandro che, sapendo di essere vicino alla morte, manda via i medici che lo assistevano; quando gli appare il Dio dei Morti, egli racconta le sue esperienze e conquiste, lamentandosi dell’aver diffidato della tigre blu che gli era apparsa per aiutarlo a guadare l’Eufrate.
L’autore è Laurent Gaudé, nato a Parigi nel 1972, il quale ha iniziato a scrivere commedie nel 1999 dopo un master in discipline umanistiche e un corso post-laurea presso l’Université Paris III. La sua prima commedia fu 
Combat de PossédésLe Tigre Bleu de l’Euphrate (2002) riscosse un notevole successo insieme ad altre sue opere come Pluie de CendresCendres sur les mains e Médée Kali.
Gli unici oggetti scenici presenti sul palco erano un lenzuolo bianco e degli specchi poggiati in terra che l’attore spostava durante lo spettacolo per creare un riflesso sulla parete e sul soffitto; non erano presenti effetti speciali. Le luci erano calde e, a differenza dei classici monologhi, illuminavano interamente il palco, mentre nei momenti in cui vi era un accompagnamento musicale diventavano fredde e deboli. 
Fatta eccezione per alcune parti, lo spettacolo è stato interessante e l’attore Luca Iervolino è riuscito a tenere vivo l’interesse di una parte del pubblico, composto quasi interamente da ragazzi di età compresa tra i 13 e i 18 anni. Una parte, invece, si è annoiata durante lo spettacolo, probabilmente a causa della tipologia che agli occhi di alcuni potrebbe risultare pesante. Lo spettacolo a cui abbiamo assistito il mese scorso era più coinvolgente essendo una parodia e perché sul palco recitavano quattro attori invece di uno solo. Tuttavia ho preferito questo spettacolo al precedente perché sono un’amante dei monologhi e delle riflessioni e perché l’attore è stato davvero bravo e si è immedesimato pienamente nel personaggio.
A mio parere, la scelta di utilizzare solo degli specchi e un lenzuolo come attrezzi di scena è stata buona, in questo modo le attenzioni sarebbero state rivolte tutte all’attore. Purtroppo l’accompagnamento musicale era troppo forte e copriva la voce dell’attore. Ma nonostante questo piccolo problema e il brusio del pubblico, sono rimasta piacevolmente colpita dallo spettacolo.
 

Mallocci Giulia 2°SB

Data pubblicazione: 15/01/2015

 

Leggi anche l’articolo: La Tigre Blu Dell\'Eufrate