brotzu school

spazio riservato al libero scambio di idee, pensieri e parole

Recensione del film "La grande guerra" di Mario Monicelli

19/05/2010

Recensione del film "La grande guerra" di Mario Monicelli

 

Il 28 luglio 1914 inizia la GRANDE GUERRA.

In seguito all’esasperazione dei nazionalismi, l’imperialismo della Germania e la corsa agli armamenti da parte della Triplice alleanza (Germania, Austria, Italia) e della Triplice intesa (Francia, Russia, Gran Bretagna), il clima politico mondiale diventa incandescente. La scintilla che innescò il conflitto fu formalmente l’attentato di Sarajevo, in cui venne assassinato l’erede al trono Austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando I, per mano dello studente nazionalista serbo Gavrilo Princip. Approfittando della situazione, l’Austria iniziò le ostilità contro la Serbia. Il meccanismo delle alleanze si mise in moto e quello che ne seguì fu un evento di portata storica. Ha così inizio un conflitto, noto con il nome di Grande Guerra, che vede coinvolte le maggiori potenze europee, e che portò a esiti catastrofici per tutta l’umanità. Il numero delle vittime fu elevatissimo, si stima attorno ai nove milioni sui campi di battaglia e altri cinque milioni tra la popolazione civile inerme. La guerra portò con sé numerose innovazioni, che riguardarono il settore bellico (con le mitragliatrici, i sommergibili, i carri armati, gli aerei), l’industria, con l’incremento del settore siderurgico, e notevoli passi avanti riguardanti le strategie militari; tra queste ultime si scelse di usare sempre più frequentemente le trincee. Lo scontro si articolò principalmente su tre fronti: quello Occidentale, che vide maggiormente coinvolte la Germania,la Francia e l’Inghilterra; quello Orientale, nel quale si fronteggiarono la Russia,l’Austria,la Germania, e infine quello Italiano. È proprio di questo che Monicelli offre un’immagine fedele e rappresentativa della drammaticità e assurdità della guerra. Il regista attraverso il suo film, denuncia l’infondatezza degli ideali nazionalistici e cerca di sfatare i miti generati dai movimenti letterari avanguardisti, come il Futurismo. Superata la visione della guerra, intesa come “Unica igiene del mondo” alla quale inneggiavano i Futuristi, Monicelli opera un vincente connubio di drammaticità e comicità, alternando momenti in cui emerge il lato buio del conflitto e momenti in cui quest’ultimo è posto in secondo piano dall’ironia. Infatti, è proprio questa una delle armi migliori sfoderate da Monicelli nel trattare gli eventi significativi della Grande Guerra. Attraverso questo procedimento, il regista invita gli spettatori alla riflessione. Dietro alla comicità di alcune scene, si cela infatti il dramma di fondo di cui sono protagonisti i soldati italiani, e tra questi in particolare emergono le figure di Giovanni Busacca e Oreste Jacovacci, protagonisti delle vicende. Partiti in guerra, vivono in prima persona la vita al fronte, nelle trincee, in cui ogni soldato si distingue dalla moltitudine a causa dei vari dialetti, che pur particolareggiando le figure dei singoli, allo stesso tempo accentuano quell’Unità Nazionale che da sempre era stata ricercata. Alla paura iniziale, che emerge in molte scene del film, subentrano pian piano la forza e il coraggio, che culmineranno nell’eroismo della scena finale. Infatti, i giovani protagonisti, derisi e umiliati dalle parole dell’ufficiale austriaco, ritrovano il coraggio di difendere l’orgoglio nazionale. Nel tentativo di proteggere l’Italia, Busacca e Jacovacci sacrificano la propria vita, permettendo in questo modo la vittoria dell’esercito italiano sul nemico invasore.

Martina Secci e Emanuela Piseddu