brotzu school

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Vincitori Skepto 2012

15/04/2012

Sabato 31 marzo 2012 si è concluso lo Skepto International Film Festival 2012, un evento unico che da tre anni  si svolge a Cagliari nel periodo febbraio-marzo: si tratta di una ’vetrina’ aperta al pubblico e ai filmmakers di tutto il mondo.

 

La classe 4^ E del nostro Liceo ha partecipato alla visione gratuita dei 9 cortometraggi finalisti della sezione dedicata alle scuole; le proiezioni si sono svolte nella mattina di venerdì 30 marzo presso il Piccolo Auditorium Comunale di Cagliari. A conclusione delle proiezioni è avvenuta anche la premiazione del vincitore: il corto dal titolo  Volevo le Snaik.

 

 

Il cortometraggio vincitore della sezione scuole è la storia di un ragazzo (Umile Pascazzi) ossessionato dai prodotti di consumo griffati e frustrato dall’impossibilità economica di possederli. Il cast è formato da studenti e docenti dell’Istituo Mancini di Cosenza. 

La rassegna completa , alla quale hanno partecipato 25 Paesi con circa 200 cortometraggi suddivisi in varie sezioni, è stata seguita da circa 7000  spettatori che si sono alternati nei giorni  28,29,30 e 31 marzo 2012.

 

 

Le proiezione dei cortometraggi in concorso e di quelli dell’European Independent Film Festival sono stati riproposti nelle quattro serate in tre sedi cagliaritane: Hostel Marina (la sede storica) il Piccolo Auditorium Comunale e il Liceo Artistico.

In contemporanea, la manifestazione si è svolta in altre città italiane (Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Perugia) e in 5 sedi europee parallele (Madrid, Barcellona, Sezana, Krško e Trbovlje) che collaborano con l’organizzazione Skepto(l’Associazione Culturale Skepto è formata da un gruppo di appassionati di cinema, fotografia e arti visive, che ha scommesso su questa manifestazione, ormai riconosciuta a livello internazionale) .

https://vimeo.com/37251182

 

 

Se siete interessati alla lista dei cortometraggi vincitori dello Skepto International Film Festival 2012 cliccate sul link riportato sotto. Oltre ai vincitori proclamati durante la serata finale del Festival, sono noti anche i risultati della votazione per la menzione speciale del pubblico. In coda all’articolo troverete i link che rimandano alle recensioni sui corti scritte dei ragazzi che hanno partecipato all proiezione.

Congratulazioni allo staff organizzatore del festival e a tutti gli autori dei corti.  

 

Qui di seguito i cortometraggi premiati:

Miglior cortometraggio del 2012

  • “Una carrerita,doctor!” di Julio Ramos (Peru’).

Miglior supershort e miglior corto della sezione “Sostenibilità ambientale”.

  • “Die rechnung” di Peter Wedel (Germania)

Miglior corto di animazione, una conferma:

  • “Birdboy” di Pedro Rivero e Alberto Vazquez (Spagna), già vincitore del premio Goya e preselezionato per gli Oscar.

Miglior corto sperimentale:

  • “Keha malu” di Ulo Pikkov (Estonia).

Miglior documentario:

  • “In nome de diu molla” di Matteo Antonelli (Italia).

Miglior videoclip:

  • “Working man blues” di Hermes Mangialardo (Italia).

Miglior corto “Scuole”:

  • “Volevo le snaik” di Alfredo Sguglio e Luana Galluccio (Italia).

Menzione Speciale del Pubblico:

  • Primo Classificato: “Dulce” di Ivan Ruiz Flores (Spagna)
  • Secondo Classificato: “ Gianni Schicchi” di Francesco Visco (Italia)
  • Terzo Classificato : “ Dripped” di Leo Verrier (Francia)

Menzioni speciali della giuria:

Per la sezione "Documentari":

  • "Arctic spleen" di Piergiorgio Casotti (Groenlandia)
  • "While you were gone" di Frida Kempff (Svezia)
  • "Pietranera" di Nicola Baraglia (Italia)

Per la sezione scuole:

  • "Risorgiamo" di Girolamo Macina (Italia)

Menzioni Speciali Associazione Culturale Skepto:

  • "http://" di Bartosz Kruhlik (Polonia)
  • "Sudd (Out of Erasers)" di Erik Rosenlund (Svezia Danimarca)

>>> Maggiori dettagli su i corti vincitori <<<

 

 

Recensioni degli alunni

La televiosione che \"Risorge\"

Sara Sarritzu, Nicoletta Cadelano, Francesca Desotgiu

Il custode

Leonardo Ibba, Alessandro Crivelli, Nicola Camba, Edoardo Colombu 

Una giornata diversa

Claudia Cabras 

Skepto ai voti

Alberto Murtas 

SIF Festival 2012

Davide Porru, Marco Paderi, Alberto Aresu, Matteo Sunda  

 

 

 aemme

  

SIF Festival 2012

13/04/2012

SKEPTO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2012

 

La giornata di venerdì 30 marzo ha visto completarsi il terzo appuntamento con lo Skepto International Film Festival 2012 a Cagliari. La città ha ospitato anche quest’anno una nuova edizione del concorso, che si è svolto tra il 28 e il 31 marzo. La mattina del 30 è stata dedicata, come già era stato fatto nelle precedenti edizioni, ai cortometraggi delle scuole. I corti in gara erano in tutto nove e trattavano tematiche differenti ma egualmente affascinanti. La visione dei filmati ha preso luogo nell’ auditorium dell’ex Liceo Artistico cagliaritano. In rapida successione, con un solo breve break, sono stati mostrati a un pubblico di un centinaio di persone (perlopiù scolaresche) i nove filmati:

 

IL custode (12’), filmato apparentemente molto intrigante e complesso, grazie a un accurato lavoro di montaggio, che, con un finale a sorpresa, si è rivelato semplice e molto simpatico. La vicenda si svolge in un vecchio castello e il perfido custode non vuole nessuno al suo interno soprattutto bambini. Gli attori erano tutti bambini eccetto il personaggio del custode interpretato da un adulto.

 

Risorgiamo (9’), filmato in cui si ritrova un motivo patriottico (probabilmente girato in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia). L’argomento principale riguarda l’esaltazione delle figure femminili nella storia del nostro paese con l’intento di sottolinearne l’importanza attraverso la descrizione di Antonietta De Pace, eroina gallipolina del patriottismo risorgimentale. Anche qui gli interpreti sono ragazzi.

 

Il razzismo è presente ovunque vivano gli uomini (5’), E’ un corto che affronta la tematica del razzismo, trattata con grande emotività attraverso scene che ripercorrono la storia del razzismo, con particolare riguardo alle discriminazioni subite dagli ebrei durante il nazismo. Il filmato si è servito di scene mute con un sottofondo musicale per evidenziare la dolorosità con cui quegli eventi accadevano e con cui oggi vengono ricordati.

 

... è la paura Sancho (9’), Tre ragazzi e un vecchio. Le richieste del mondo, fuori, da tenere a bada e la paura di non essere in grado di rispondere in maniera adeguata. Tre le ipotesi: chi si arrende, chi si chiude in sè stesso, chi continua a cercare e attraverso il racconto di un vecchio intravede la possibilità di rispondere.

 

Volevo le Snaik (20’), filmato divertente, molto simpatico che tratta con ironia il problema forse maggiore della vita dei giovani, i rapporti con gli amici condizionati dal modo di vestirsi o dagli atteggiamenti diversi. Il film è la storia di Umile Pascazzi, un adolescente la cui vita è controllata dall’ ossessione per i prodotti di consumo griffati, di cui ha maniacale conoscenza e desiderio; ogni individuo è letto in base alle griffe. La frustrazione che gli deriva dall’impossibilità economica di possedere autentici prodotti griffati lo fa sentire inadeguato e inferiore agli altri. Il corto è risultato agli occhi di tutti particolarmente reale e perfettamente ideato tanto da ottenere il primo premio. Gli attori sono ragazzi dell’Istituto Mancini di Cosenza.

Foto “Stili di guida”  immagine finale: alla guida….non seguire la striscia….

Stili di guida (2’), filmato molto breve ma allo stesso tempo ricco di contenuti, caratterizzato dal messaggio: mantenere stili di guida consapevoli e sottolineare il pericolo di guidare sotto effetto di droghe. Nonostante la sua semplicità il corto si è rivelato molto espressivo e simpatico con tanto di gran finale.

 

Sas Fruntudas (4’), corto che narra di un’Azione di protesta condotta nel 1917 a Dorgali da un gruppo di sole donne ai danni del Monte Granatico. Il corto ruota attorno alla voce narrante di un’anziana donna sarda che, coinvolta in un dialogo con un giovane, racconta la storia de “sas Fruntudas”.

 

Lo scontro (8’), corto che tratta sinteticamente il tema del bullismo con un finale a lieto fine, con la sbocciata amicizia tra il “bullo” e il “secchione”. Gli attori sono perlopiù ragazzi eccetto alcune comparse.

 

Pur sempre divina (25’), è stato l’ultimo corto in gara che presentava una simpatica interpretazione della Divina Commedia di Dante. L’ ”appeal” del filmato giocava soprattutto sulla comicità della personale interpretazione del capolavoro dantesco, infatti le scene e gli interpreti, i ragazzi del Pertini di Cagliari, non hanno particolarmente impressionato. La mattinata si è conclusa con la premiazione. I filmato vincente è stato “Volevo le snaik” ma una nota di merito è andata al filmato “Risorgiamo”.

 

Davide Porru, Marco Paderi, Alberto Aresu, Matteo Sunda (CLASSE 4°E)

 




Skepto ai voti

12/04/2012

Recensione Cortometraggi Skepto Filmfestival 2012 (Sezione Scuole)

Il Custode

E’ il primo corto della giornata ed esordisce bene. Belle le riprese nei primi due o tre minuti che vanno a descrivere il paesaggio, un castello davvero suggestivo. Oltre a questo il corto non va oltre, il proseguo infatti si rivela noioso, poco coinvolgente, privo di particolari e soprattutto scontato. L’intento del duo regista Di Geraldo-Gibelli probabilmente era quello di creare un finto thriller con un finale a sorpresa che sconvolgesse tutto, ma che alla fine si è rivelato un finale non poi così tanto a sorpresa, bensì esageratamente intuitivo. E’ però da riconoscere ai registi una buona maestria nell’usare la telecamera, nella scelta delle location e delle luci, uniche note azzeccate di questo short.

Voto: 5

 

Risorgiamo

Un tributo alla patriota Antonietta De Pace, dove una bambina annoiata alla tv, viene colpita dalle sue gesta narrate su un telegiornale e deciderà di diventare come lei. Un corto interamente interpretato da bambini, che con la loro simpatia e la loro spontaneità rendono interessante questo short, unica pecca il finale con uno scambio di battute poco chiaro. Dal punto di vista tecnico è un cortometraggio girato con attrezzature adeguate e maneggiate in modo davvero discreto.

Voto: 6

 

Il razzismo è presente ovunque vivano gli uomini

Probabilmente il film meglio riuscito di tutta la sezione. Probabilmente girato con pochi soldi e senza l’utilizzo di grandi attrezzature ma nonostante ciò ha reso benissimo lo stesso. Come da titolo l’argomento è pesante e complesso e sta proprio nel rendere il corto leggero, semplice e comprensibile la bravura del regista Perrier. Poche scene ma tutte molto chiare, il finale non ha scena ma un testo che tende a sensibilizzare l’uomo al grave problema del razzismo.

Voto: 6.5

 

Volevo le Snaik

Il contrario del precedente. L’argomento è semplice e in questi ultimi anni molto diffuso, ma i registi sono riusciti a renderlo pesante e a volte ridicolo per come erano girate le scene. Il genere dovrebbe essere un “Tragicomico” secondo chi ha creato l’opera ma si evolve in un trash non volontario.. La trama tratta di un ragazzo ossessionato dalla mancanza di abiti di marca e in particolare di un paio di scarpe, le Snaik. Questa ossessione lo farà uscire di testa tanto da commettere azioni immorali. Gli errori sono ovunque ma in particolare nelle scene che devono essere più serie e più significative si rivelano essere più comiche di quelle che davvero lo sono.

Voto: 4

 

Stili di Guida

E’ più che altro uno spot, che vuole sensibilizzare i giovani ( e non solo) alla guida prudente. Inizia con una descrizione anche simpatica dei vari stili di guida di chi guida l’auto per poi concludersi con un immagine e una frase ad effetto che calzano a pennello con il significato del corto. Semplice e ben riuscito.

Voto: 6.5

 

Sas Fruntudas

Un racconto storico narrato dalle labbra di un’anziana signora. L’argomento è una rivolta di sole donne a Dorgali nel 1917. Non c’è molto da dire se non il fatto che è molto ripetitivo ma non noioso, probabilmente per l’enfasi messa dall’anziana nel raccontare gli avvenimenti. Unico difetto (ma a nessuno si fa una colpa di ciò) è la probabile difficoltà che una persona che non conosce il dialetto, riscontrerebbe nel seguire l’intera narrazione.

Voto: 6-

 

Pur sempre divina

A chiudere le proiezione è un’ adattamento della Divina Commedia dantesca in forma di cortometraggio reso anche comico. L’interpretazione degli attori è più accostabile a quella di una recita scolastica più che di un film, ma si può comprendere. Lo stile di ripresa è abbastanza scadente, probabilmente non è stato fatto per tentare di vincere il concorso ma più che altro per divertirsi e sicuramente ci saranno riusciti, oltre a ttte le pecche tecniche e artistiche le battute e le scenografie sono davvero divertenti e a momenti grottesche. Qualche volta si scadeva nel banale ma da notare l’originalità in particolare nei passi del purgatorio.

Voto: 4.5 / 5 

Alberto Murtas 4^E                                   



Una giornata diversa

12/04/2012

Il giorno 31 marzo ci siamo recati presso il Piccolo Auditorium Comunale di Cagliari per assistere alla proiezione dei cortometraggi, sezione scuole, del concorso Skepto International film festival.

La giornata è iniziata egregiamente, il sole splendeva e non c’era neppure una nuvola in vista, giornata ideale per un uscita e per riposarsi un po’ dopo giornate interminabili sui banchi di scuola.

Arrivati nel luogo della proiezione dopo una attesa di qualche minuto, seduti su comodissimi divanetti, abbiamo potuto vedere i cortometraggi, esattamente nove, tutti realizzati da scuole italiane, primarie e secondarie.

Nessuno dei cortometraggi è stato noioso o privo di un messaggio particolare anche se in alcuni è apparso banale ma, nonostante non fossero realizzati da professionisti,  i montaggi, le riprese e le musiche sono stati veramente buoni, se non eccellenti.

Per quanto riguarda il contenuto, a parte due corti (del primo, intitolato ... è la paura Sancho, non ho recepito il significato,  mentre il secondo dal titolo Pur sempre divina, una parodia della divina commedia, mi è sembrato  poco simpatico e, a mio parere, ha scaturito le risate più che altro per i testi e l’interpretazione inadeguata degli attori)  gli altri sono stati tutti molto interessanti e carini.

 

 

In particolare hanno colpito la mia attenzione il corto Risorgiamo, realizzato dalla Scuola primaria del XXIV Circolo Didattico "C. Perone" di Bari che parlava di una patriota del Risorgimento: Antonietta De Pace. La sua storia e il racconto descrittivo intervallato da momenti di pura comicità e batture ironiche su alcune trasmissioni televisive attuali. È stato veramente molto carino anche perché non è semplice conciliare argomenti cosi seri con l’ironia.

 

 

 

Infine, molto bello per l’attualità del tema trattato è stato il corto Volevo le snaik, realizzato dall’Istituto Mancini di Cosenza in cui si ironizzava l’esasperata tendenza degli adolescenti a seguire la moda, in modo quasi ossessivo, al punto che si potrebbe  far del male alle persone. Logicamente anche qui è presente una buona dose di comicità e simpatia.

 

Concludendo tutto sommato è stata un bella mattinata e non posso che consigliare a tutti di andare a vedere questi corti.

 

Claudia Cabras IV E

 




Il custode

03/04/2012

 

Tra i cortometraggi presentati al festival,  Il Custode si differenziava dagli altri per via dell’argomento trattato, la sceneggiatura e la struttura della trama. Si nota chiaramente l’abilità degli autori e scenografi:  hanno saputo trasformare un semplice gioco quale è  ’nascondino’ in una sorta di film thriller; il corto ha suscitato negli spettatori una suspance iniziale svanita solo alla conclusione con un finale comico a sorpresa.

La trama è incentrata sulla figura di un custode alto, di corporatura grossa, con capelli scuri e una faccia che inizialmente incute timore; egli si appresta ad inseguire dei bambini entrati in una villa sulla quale lui avrebbe dovuto vigilare e, dunque,  fare il ’Custode’.
Già dalla scelta delle musiche iniziali, classiche dei film thriller con tonalità intriganti, il corto lascia intendere quali fossero le cattive intenzioni di quel custode mentre insegue i bambini nelle diverse stanze della villa. Infatti, quando i bambini entrano nella villa si accorgono che il custode li insegue; allora, impauriti da quest’ultimo, decidono di dividersi e di nascondersi ognuno in una stanza diversa di quella grandissima villa. L’abitazione viene presentata come una classica villa antica, riconducibile ai primi anni del 900, per via dell’arredamento; tutte le stanze appaiono poco illuminate, quasi a sottolineare la suspance che è la chiave della narrazione, che poi avrebbe svelato il finale comico.

Il Custode, che si muove con aria furtiva e sospetta, è intento nella ricerca di tutti i bambini nascosti;  ad uno ad uno li scova nei loro nascondigli e una volta scovati, le riprese si interrompono senza mostrare che fine facciano i bambini:  le riprese continuano invece con il Custode che cerca il bambino successivo. Trovati quasi tutti i bambini, ne manca solo uno all’appello, che si è  rifugiato sotto un tavolo. Il Custode nota le sue scarpe che spuntano dalla tovaglia del tavolo, allora solleva la tovaglia di scatto ma il bambino non c’è; subito un ombra dietro di lui si mette a correre. E’ l’ultimo bambino che manca all’appello; ed  è riuscito a salvarsi,  subito si mette a correre con il guardiano alle sue spalle che lo insegue fino a quando, arrivato fuori dalla villa si blocca e  tocca il muro con la mano gridando:

- Tana liberi tutti! 

Questo finale non poteva che suscitare la risata generale del pubblico presente in sala. Il gioco, come ho detto all’inizio è stato presentato come un film thriller, nel quale il custode sembra abbia un ruolo quasi di assassino impegnato nel rintracciare i bambini con chissà quali cattive intenzioni.

Le musiche, la scenografia ambientale e le riprese sono state eseguite in maniera impeccabile, tutto faceva pensare ad un finale completamente diverso; il protagonista e i piccoli attori, nonostante non fossero professionisti, hanno recitato in maniera più che discreta.   

 

Leonardo Ibba, Alessandro Crivelli, Nicola Camba, Edoardo Colombu   4^E

 

La televiosione che "Risorge"

03/04/2012

La televisione che "risorge".

 

 

Anche quest’anno si è tenuto a Cagliari lo Skepto International Film Festival, che proponeva vari cortometraggi realizzati da diverse scuole italiane. Tra questi video, ha colpito maggiormente la nostra attenzione il corto "Risorgiamo", per la sua originalità nel fondere momenti ironici con momenti storici di particolare importanza. "Risorgiamo" tratta in 9’ la vicenda di una bambina che guardando la televisione scopre di non aver alcun interesse per la maggior parte dei programmi televisivi proposti dalle varie emittenti pubbliche  e private; si appassiona, invece, alla Storia raccontata da un TG molto particolare. Infatti, l’inviato di questo programma ha la possibilità di teletrasportarsi nel tempo e ciò gli consente di approfondire personalmente alcuni fatti storici che oggigiorno vengono ricordati raramente. Nella puntata che  la bambina segue, ambientata nel lontano 1848, l’inviato  intervista la patriota Antonietta De Pace.

 

Antonietta De Pace nasce nel 1818 a Gallipoli in provincia di Lecce da un banchiere napoletano e da una nobildonna di origine spagnola. Nella sua vita si dedicò molto ai rapporti con i vari patrioti italiani come Epaminonda e anche con coloro che erano in esilio o in prigione, collaborò con il comitato napoletano della Giovine Italia e seguì con attenzione anche la famosa causa "dei Quarantadue" dove il compito delle donne era quello di fare da tramite tra i detenuti politici e i loro parenti, di far arrivare nelle carceri cibo e altri beni di sussistenza, lettere e informazioni politiche. Antonietta fece parte di associazioni patriottiche meridionali quali l’Unità d’Italia, la Setta carbonico - militare e il Comitato segreto napoletano. Fu arrestata il 26 agosto del 1855 dalla polizia borbonica con l’accusa di cospirazione, ma grazie alla sua abilità nell’eliminare le prove e nel saper sostenere gli interrogatori, non emersero prove concrete delle sue attività cospirative. Il processo fece molto scalpore sia perché l’imputato era una donna dell’alta borghesia sia perchè venne assolta dalla condanna a morte richiesta dal procuratore generale. Dopo un periodo di depressione, dovuto alle alterne vicende politiche, Antonietta riprese la sua abituale vita anche se fu costretta a rifugiarsi in Puglia per sfuggire all’epidemia di colera scoppiata nel 1884. Nel 1893 si ammalò di bronchite e morì all’età di 76 anni dopo aver vissuto una vita difficile ma gratificante.

 

Nello sketch, dove i personaggi erano tutti bambini, la protagonista dopo aver seguito il servizio dedicato a questo grande modello di patriottismo, decide di seguire il suo esempio per cercare di diventare anche lei una persona capace di combattere per quello in cui crede.

 

Sara Sarritzu, Nicoletta Cadelano, Francesca Desotgiu, IV E

 




Skepto International Film Festival 2012

20/03/2012

Prende avvio tra marzo e apriledi quest’anno lo Skepto International Film Festival 2012. La manifestazione, giunta alla sua terza edizione, è interamente dedicata ai cortometraggi e si sviluppa parallelamente in diverse città italiane ed europee secondo il seguente calendario: 
Cagliari: 28, 29, 30, 31 marzo 2012
Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Perugia, Barcellona, Se?ana, Krško: 31 marzo 2012 
Trbovlje: 7 aprile 2012
Madrid: 11 aprile 2012
Sito di SKEPTO 2012
 
 
  
 
Per consultare il programma completo dell’edizione cagliaritana di Skepto 2012 >>> Programma Cagliari
La manifestazione di  Cagliari prevede la proiezione, nell’arco di 4 giorni, di circa 120 cortometraggi divisi in varie sezioni:
 
  • Animazione;
  • Profondo Skepto: horror, thriller e oltre - il lato oscuro del corto;
  • Cortometraggi Scuole;
  • Cortometraggi stile libero;
  • SKEPTYRICON: grottesco, trash e demenziale;
  • Cortometraggi avanguardia e sperimentali;
  • Speciale Videoclip;
  • Finale short e supershort;
  • Documentari;
  • Cortometraggi cinema sud-americano.

Oltre alla proiezione dei cortometraggi si terranno alle 12:30 gli Aperitivi cinematografici, appuntamenti di mezzogiorno con la presentazione della giornata e incontri tra pubblico, autori, giurati.

Proiezioni e incontri si svolgeranno presso:
Hostel Marina Sala A e B
Chiostro Hostel Marina
Piccolo Auditorium Comunale
Ex Liceo Artistico 

PER SOSTENERE IL FESTIVAL

La scoperta e colonizzazione del Sud America nei film

04/04/2010

Inizialmente la conquista da parte degli occidentali si concentrò nel centro e nel sud America, dove avventurosi europei si addentravano nel territorio sconosciuto alla ricerca di oro o di facili occasioni per arricchirsi. 
Pedro Àlvares Cabral scoprì nel 1500 il Brasile, ma non penetrò mai all’interno del territorio, si limitò a formare dei latifondi per la coltivazione di canna da zucchero. Sebastiano Caboto eplorò il Rio de la Plata e i suoi ufficiali esplorarono la zona dell’attuale Argentina. Vincente Pinzòn esplorò l’estuario del Rio delle Amazzoni. Hermàn Cortes fu il conquistatore del Messico. 
Ritroviamo questo argomento, che è poco comune all’interno dell’industria cinematografica, nei 
film: The Mission, La strada per El Dorado, Apocalypto e La conquista del paradiso. 
Nel sud America, un cacciatore di schiavi uccide per gelosia suo fratello, che stava con sua moglie. Travolto dal rimorso egli decide di morire. Ma un padre gesuita convince l’uomo a seguirlo in una rischiosa spedizione nella foresta sopra le cascate dell’Iguazu, al confine tra Brasile, Argentina e Paraguay. Qui il loro compito era evangelizzare una tribù di indios. Questa “missione” non solo non viene appoggiata dai regni iberici (Spagnolo e Portoghese) ma viene da essi ostacolata. Dunque per risolvere questi conflitti viene inviato dal pontefice un cardinale che pur riconoscendo la bontà della missione ordina ai religiosi di abbandonarla per motivi politici. I gesuiti decidono però di non abbandonare gli Indios e combattono al loro fianco. Alla fine vengono sterminati sia i gesuiti che gli Indios. Nel film The Mission, film del 1986 diretto da Roland Joffè, gli Indios vengono visti dai gesuiti come persone da proteggere e portare sulla retta via. 
La strada per El Dorado, film di animazione del 2000 prodotto dalla Dream Works, narra di due uomini che vincono una mappa giocando a dadi. Questa mappa contiene le informazioni necessarie per arrivare alla leggendaria città dell’oro del nuovo mondo: El Dorado! Dopo innumerevoli avventure, giungono veramente alla città di El Dorado dove vengono accolti e venerati come dei. 
In Apocalypto, film del 2006 prodotto da Mel Gibson, si parla di una guerra interna tra due tribù indigene. Si assiste all’aggressione di un villaggio da parte dei Maya alla ricerca di vittime sacrificali per placare una misteriosa epidemia attribuita all’ira degli dei. Il protagonista, Zampa di Giaguaro, riesce a superare la prigionia e a rintanarsi di nuovo con la sua famiglia nella foresta. Questo film ha suscitato molte polemiche dal  punto di vista storico. Infatti i Maya vengono descritti come una civiltà fiorente nel 1500, quando invece erano ormai giunti al loro declino. Inoltre ha suscitato discussioni la scena dell’eclissi lunare dove i Maya si spaventano. Ciò non è possibile poiché i Maya avevano un’ampia conoscenza astronomica e non si sarebbero mai spaventati per un’eclissi lunare. In questo film, gli indios, vengono descritti come una civiltà superstiziosa, culturalmente arretrata e sanguinaria. 
La conquista del paradiso, diretto da Ridley Scott e uscito nel 1992, parla invece della conquista dell’America da parte di Cristoforo Colombo che parte il 3 Agosto del 1492 da Palos. Il film descrive la conquista e la crudeltà degli uomini occidentali. Tornato in Spagna, Colombo inizia a progettare un altro viaggio, ma non essendo ben visto dalla nobiltà finisce in carcere. Finito il periodo di prigionia riesce ad incontrare la regina che gli concede la possibilità di intraprendere un altro viaggio, ma lo avverte di stare lontano dall’isola di San Salvador e in particolare da Santo Domingo. 
Nonostante i film siano molto diversi fra di loro, la morale che si trae è sempre la stessa:l’occidente ha sempre avuto, e ha ancora oggi, la pretesa di assoggettare, “civilizzare” e sottomettere le culture diverse da esso. 

 



Avatar

10/02/2010 

Avatar è un film di fantascienza del 2009, scritto, diretto e prodotto da James Cameron e interpretato tra gli altri da Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver e Giovanni Ribisi. È stato distribuito nei cinema di tutto il mondo tra il 16 e il 18 dicembre 2009. L’Italia e la Svizzera italiana, dove è uscito il 15 gennaio 2010, sono gli ultimi Paesi al mondo in cui è stato distribuito. Tale ritardo è dipeso dalla volontà della 20th Century Fox, che distribuisce il film, di non mettere la pellicola in concorrenza con i cinepanettoni natalizi di De Sica e Pieraccioni, preferendo puntare su Amelia.Il film è stato pubblicato nel tradizionale formato 2D, ma ha visto anche un’ampia diffusione in 3D e in 3D IMAX. Lo stesso Cameron, che è un forte sostenitore del 3D come futuro del cinema, ha dichiarato che si avrebbe un’esperienza più completa guardando Avatar in tre dimensioni, poiché il film è stato da lui appositamente pensato per essere visto in quel modo. Costato 237 milioni di dollari, Avatar ne ha finora incassati oltre due miliardi, diventando il film che ha incassato di più nella storia del cinema. 

TRAMA 
Nel 2154 una compagnia interplanetaria terrestre, la RDA, intende sfruttare i giacimenti minerari di Pandora, enorme pianeta gassoso del sistema stellare. Alpha Centauri. Pandora è un mondo primordiale, ricoperto da foreste pluviali e alberi alti fino a trecento metri, ed è abitato da creature di tutti i tipi, tra cui degli umanoidi senzienti chiamati Na’vi, alti tre metri e ricoperti da una pelle blu striata. L’aria del pianeta non è respirabile dagli umani senza l’impiego di apposite maschere filtranti, pertanto gli scienziati hanno sviluppato degli avatar, ibridi genetici tra umano e Na’vi: attraverso un’interfaccia mentale un uomo può collegare i propri sensi nervosi alla creatura, immedesimandosi e controllandola esattamente come se fosse il proprio corpo. Tale collegamento è possibile solo quando l’essere umano cade in una sorta di coma all’interno di una speciale capsula tecnologica. 
RICONOSCIMENTI 
Il 17 gennaio 2010 Avatar si è aggiudicato due Golden Globe, uno per James Cameron, eletto miglior regista dall’Hollywood Foreign Press Association, e il secondo come miglior film drammatico. Era candidato anche per la miglior colonna sonora, premio assegnato a Michael Giacchino per il suo lavoro in Up, e per la canzone "I See You", scritta da James Horner e cantata da Leona Lewis.Il film è stato nominato a molti premi cinematografici tra cui i Critics’ Choice Awards; quest’ultimo è stato assegnato al film  The Hurt Locker, diretto dall’ex moglie di Cameron, Kathryn Bigelow, nelle categorie Miglior Film e Miglior Regista. Avatar ha ricevuto inoltre nomination ai Chicago Film Critics Association Awards, i premi della Directors Guild of America, Las Vegas Film Critics Society Awards e Phoenix Film Critics Society Awards, ricevendo menzioni per gli aspetti tecnici del film, come le scenografie e gli effetti speciali, più che per le interpretazioni del cast. Il 21 gennaio il film ha ricevuto otto nomination ed è stato candidato nelle categorie miglior film, miglior regista, miglior effetti visivi, miglior colonna sonora, miglior fotografia, miglior montaggio, migliori scenografie e miglior sonoro. Avatar è inoltre da molti considerato uno dei principali candidati alla nomination all’Oscar come miglior film, a causa del suo successo ai box office di tutto il mondo e delle recensioni favorevoli. 

Erich Batzella



"Baciami ancora" , Muccino torna in Italia

05/02/2010

5.02.2010

Baciami ancora è un film scritto e diretto da Gabriele Muccino, sequel del film L’ultimo bacio. Tra i protagonisti spiccano più degli altri Stefano Accorsi e Vittoria Puccini. 
Il film è uscito nelle sale cinematografiche il 29 gennaio del 2010 e nel primo week-end ha incassato ben 3.119.523 euro. 
La colonna sonora del film è l’omonima canzone di Jovanotti, che in brevissimo tempo sale in cima alle classifiche musicali italiane e viene dichiarata come miglior canzone d’amore degli ultimi tre anni.
La storia si svolge a Roma, dieci anni dopo il primo esordio. La vicenda racconta l’evolversi dell’amore tra Carlo, interpretato da Stefano Accorsi e Giulia (Vittoria Puccini). Nel film sono presenti inoltre le numerose vicende in cui sono protagonisti gli amici di Carlo e Giulia:
Paolo, Adriano ed Alberto. 
In Baciami ancora Vittoria Puccini ha sostituito la parte che nel primo film era interpretata da Giovanna Mezzogiorno. Assieme a Giovanna Mezzogiorno ha abbandonato il cast anche Martina Stella. Inizialmente si pensava che la parte di Giulia venisse assegnata a Claudia Pandolfi ma alla fine Muccino ha assegnato il ruolo a Vittoria Puccini.

Baciami ancora racconta una storia triste e malinconica che ti porta in un mondo in cui l’amore è alla base dalla vita e in cui le madri sono state lasciate dal marito e si trovano ad accudire il proprio figlio da sole.


Aldostefano Marino

 

Zoolander

17/11/2009

Zoolander è un film del 2001 diretto e interpretato da Ben Stiller; a causa dell’uscita dopo solo due settimane dall’attacco dell’11 Settembre alle Torri Gemelle,  ottenne diverse critiche,   ma nonostante ciò riscosse un notevole successo e acquistò parecchi fan. 

Il film è una parodia sul mondo della moda, incentrato soprattutto sui modelli, stereotipati come egocentrici e narcisisti. Il protagonista, Derek Zoolander, è uno sciocco supermodello divenuto famoso per le sue espressioni teoricamente diverse, praticamente tutte uguali, che verrà scelto da uno stilista di fama mondiale, Mugatu, per fargli un lavaggio del cervello e fargli uccidere durante una sfilata il Primo Ministro della Malesia perchè vorrebbe cercare di porre finire allo sfruttamento minorile del paese. Dopo essere stato battuto dal giovane modello Hansel nella battaglia per il premio di "Modello dell’anno", si ritira nel suo appartamento che condivide con tre amici modelli anch’essi, questi ultimi  per cercare di tirarlo su di morale, decidono di portarlo da Starbucks, ma muoiono mentre giocano con le pompe della benzina. Scosso da questi avvenimenti decide di riscoprire i veri valori della vita e va nella sua cittadina natale dove vorrebbe mostrare al padre e ai fratelli minatori di essere qualcosa più che un semplice modello. Fallisce miseramente nell’impresa e fa ritorno al suo appartamento, riprendendo la sua carriera di modello dopo aver ingaggiato Mugatu per la sua nuova linea ispirata ai senza-tetto. Viene mandato, spacciandola per una spa, in una banchina ultra-tecnologica dove gli viene fatto un lavaggio del cervello, grazie al quale alla sfilata della nuova linea avrebbe ucciso il Primo Ministro malese alla partenza della canzone "Relax". La giornalista Matilda Jeffris, che aveva pubblicato un articolo piuttosto pungente riguardo Derek sul "Time", riesce ad incontrarlo durante una sfida a due con Hansel per avvertirlo della situazione di pericolo in cui si trova. Lo conduce ad un cimitero dove incontrano l’ex manista più famoso del mondo che aveva aiutato la giovane e racconta loro come Mugatu sia la pedina delle più grandi aziende tessili e di come gli assassinii più famosi siano stati commessi da modelli, i quali sono atletici, manipolabili e ingenui. Matilda e Derek si rifugiano a casa del rivale Hansel, col quale il supermodello si chiarisce sulle loro divergenze; i tre riescono infine a evitare che Derek commetta l’omicidio e questo, grazie alla sua nuova e attesissima espressione "Magnum", riesce a salvare il Primo Ministro da una stellina ninja lanciata da Mugatu per cercare di assassinare lui stesso il malese. Il film termina con Derek e Matilda, sposati e genitori di un bimbo, entrambi impiegati a lavorare come insegnanti nel "Centro per bambini che non sanno leggere bene".

A mio parere questo film è davvero divertente, ottimo per passare del tempo senza ritrovarsi con una visione pesante e eccessivamente riflessiva. Inoltre consiglio vivamente di guardarlo con gli amici, perché certe espressioni usate nel film - per quanto mi riguarda, perlomeno - sono diventate soggetto di battute. Buona visione!

 

Virginia Pes

The Breakfast Club

17/10/2008

Chicago, USA, 1984: cinque ragazzi del liceo per scontare una punizione si ritrovano un sabato a scuola, dovendoci passare tutta la mattina e il pomeriggio; si considerano e vengono visti da tutti come “un cervello, un atleta, un handicappata, una principessa e un criminale”. Il preside li confina nella biblioteca della scuola, li fa sedere, gli proibisce di muoversi e di parlare e gli assegna un bel tema (che dovranno svolgere entro le 17:00) dal titolo “Chi sono io?”.

In un primo momento, i ragazzi si attaccano e punzecchiano l’un l’altro dando credito a quei pregiudizi che esistono ancora oggi tra gli adolescenti: la ragazza ricca e carina lega con il giocatore di football e schifa il delinquente, il “secchione” cerca di inserirsi nei discorsi ma viene sempre respinto, mentre la ragazza “strana”, silenziosa e solitaria, non viene neanche degnata di uno sguardo, se non quando fa una delle sue stranezze (citandone una: per fare l’effetto neve su un disegno, invece di usare matita e colori si scuote i capelli sopra il foglio facendo cadere la forfora).

Ma inconsciamente questi cinque prototipi delle categorie di ragazzi che sono sempre esistite svolgeranno il tema senza doverlo scrivere, scoprendo insieme chi sono veramente e cosa sarà per loro il futuro, capendo che l’atleta, malgrado i suoi successi sportivi e il ruolo di leader nella sua squadra, ha da invidiare agli altri la capacità di prendere decisioni da solo, senza dover costantemente seguire gli ordini di un padre e di un allenatore; e che la ragazza-principessa non è più felice degli altri, perché sa che le sue giornate di shopping e gli orecchini di diamanti non sono altro che un modo che i genitori (avendo intenzione di divorziare) usano per “comprarla” e averla dalla propria parte. Ognuno quindi ha i propri problemi, e loro ne parleranno insieme, ponendosi tante domande, scherzando e facendo pazzie, torturando il povero preside (che, alla fine, si rivelerà una persona orribile, cento volte peggio del “criminale” che biasima tanto).

Ma dopo un pomeriggio intero trascorso insieme, sarà il “cervello” a porre a voce alta la domanda a cui tutti stavano pensando: “Cosa succederà lunedì, quando saremo di nuovo mischiati con gli altri?”… saranno ancora amici? O come sempre incrociandosi nel corridoio faranno finta di niente, per non deludere i propri amici e perdere la popolarità? Lascio scoprire a voi quali saranno le diverse risposte, perché nessuna sarà uguale all’altra…

“The Breakfast Club” – la cui colonna sonora oltretutto è la bellissima “Don’t you (forget about me)" dei Simple Minds -, mancando assolutamente di banalità, è divertente e ironico, ma fa anche riflettere perché tocca i problemi di noi ragazzi e porta a galla molte cose che ognuno di noi cerca di nascondere… perché i liceali sono sempre gli stessi, oggi come ventiquattro anni fa.

Franci V C ;>

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Batman: l'eroe dei fumetti nel Cinema

29/09/2008

Dopo la recente uscita nelle sale cinematografiche di “Batman: il Cavaliere Oscuro” , film di Christopher Nolan, il personaggio di Batman si afferma sempre di più come eroe del cinema più che del fumetto, dopo il grande successo ai botteghini, facendo rinascere la passione di Batman nel contesto del grande schermo.
Tuttavia questi ultimi film non sono i primi, infatti la “carriera” di Batman al cinema ha inizio nel 1989, con l’uscita del primo film sull’uomo pipistrello, “Batman” diretto da un giovane Tim Burton, dove Bruce Wayne, col volto (seppur mascherato) di Michael Keaton, si immerge nei panni dell’eroe per contrastare la minaccia del Joker, magistralmente interpretato da Jack Nicholson. 
Tim Burton si ritrova alla direzione della “conferma” di Batman al cinema; infatti nel 1992 esce nelle sale “Batman – Il Ritorno” dove, nuovamente Keaton come interprete, Batman deve salvare Gotham City dai piani malefici del Pinguino (Danny De Vito), aiutato dall’avvenente Catwoman, che sfrutta la bellezza di Michelle Pfeiffer. 
BatmanIl terzo appuntamento sul grande schermo è firmato dalla sapiente mano di Joeal Schumacher, in “Batman Forever” del 1995. I panni dell’eroe pipistrello toccano a Val Kilmer, che all’altezza del suo predecessore, deve vedersela con l’Enigmista del poliedrico Jim Carrey e l’Harvey Dent di Tommy Lee Jones, risoluti a far trionfare il male sulla città di Bruce Wayne. La sfida rimane dura ma l’uomo pipistrello può contare sull’aiuto del fedele Chris O’ Donnell, nei panni di Robin. 
Il Batman degli anni ’90 si conclude con il quarto adattamento, targato anno 1997, il secondo con Schumacher regista, ma il primo per Gorge Clooney, nell’insolita veste di Bruce Wayne/Batman. Affiancato dallo stesso Robin (Chris O’ Donnell), i nuovi nemici da sconfiggere corrispondono ai nomi di Poison Ivy, della conturbante Uma Thurman, e del possente e “freddo” Mr. Freeze , ruolo dell’attuale governatore della California, Arnold Schwarzenegger. Il film comunque sembra essere il picco più basso di tutta la produzione cinematografica di Batman, facendo sospendere la realizzazione di altri film su Batman per un po’ di tempo. 
Ma otto anni dopo le sale dei nostri cinema ospitano nuovamente un nuovo capitolo della storia dell’uomo Pipistrello, incentrato sulle sue origini e la nascita di lui come eroe di Gotham City. Il film, di Christopher Nolan, con Christian Balenel ruolo di Bruce Wayne/Batman, piace molto sia al pubblico che alla critica, anche per il cast importante che accompagna Bale, ovvero Michael Caine nel ruolo del maggiordomo Alfred Pennyworth, Gary Oldman come il tenente di polizia Gordon, Morgan Freeman nel ruolo di Lucius Fox e Liam Neeson come Henri Ducard. Viene apprezzata la scelta di proporre un Batman inedito, non ancora paladino degli innocenti, ma prossimo a diventarlo; un vero viaggio alla scoperta delle sue origini. Il film dalla sua ha toni più cupi rispetto allo stile delle altre pellicole, con un incremento dell’utilizzo degli effetti speciali. Il film, “Batman Begins” (2005), è un vero successo, che segna la rinascita della passione e dell’interesse per Batman al cinema. Anche perché il film si chiude con un Batman pronto alla sfida del suo più famoso nemico: il Joker. 
Locandina originale di "Batman: The Dark Knight"I fans non sono delusi, il seguito di “Batman Begins” esce nelle sale nel 2008: “Batman: Il Cavaliere Oscuro”. Regia e attori sono sempre gli stessi, a prova che tutti hanno svolto un ottimo lavoro precedentemente, se non per l’introduzione del Joker interpretato dal compianto Heath Ledger. Quest’ opera non è altro che una sorta di “remake” del primo Batman di Tim Burton. Per la trama è giusto dirlo, ma l’atmosfera e il personaggio del Joker è una vera innovazione. Tralasciando l’ eccellente interpretazione di Ledger, questo Joker più che un clown schizofrenico surreale, diventa un terrorista pazzo sostenitore del Caos, attualizzandosi nell’ America post 11 settembre. Da sottolineare anche la grande prova di Aaron Eckhart nella parte del procuratore distrettuale Harvey Dent. 
Il film supera le aspettative e batte il “Begins” di tre anni prima, piazzandosi con il record di incassi di 500 milioni di dollari ai botteghini in meno di cinquanta giorni. La critica è entusiasta del nuovo Joker, di Batman e dell’uso degli effetti speciali, miscelati sapientemente in questo grande film d’azione. Il Batman è tornato alla grandezza che merita, ma questo è dovuto anche al genio di Frank Miller, che è stato ideatore della svolta cupa e dark del Batman dei film di Nolan che ha convinto quasi tutti gli amanti del Batman cartaceo. 
Albo di Frank Miller "Batman Anno 1"Frank Miller, autore di fumetti statunitense attuò una profonda rivisitazione dell’uomo pipistrello durante gli anni 80 pubblicando per la ‘DC Comics’ due tra i più celebri albi, “Batman anno 1” e “Il Ritorno del cavaliere oscuro”. E’ appunto grazie al genio di Frank Miller che un personaggio come quello di Batman che ormai aveva raggiunto quasi il ridicolo (perdendo la drammaticità e l’intensità del personaggio inziale), fra gli altri anche a causa dei telefilm del 1966, raggiunse nuovamente il suo splendore. Frank Miller diede grande importanza al passato di Batman, e lo riportò ai fasti originali. Un personaggio oscuro, reietto di una società corrotta dal crimine, turbato profondamente dal suo passato, pronto a sfidare la morte per combattere il crimine ma per mezzo delle sue ferree regole, che in nessun modo prevarica. Un personaggio che tuttavia, a differenza di molti supereroi, è umano, sbaglia, si fa male, sanguina e come unica arma ha la tecnologia e l’astuzia. E’ un Batman ancora acerbo nella tecnica, appunto umano, quello proposto in “Batman Anno I”, e questo è indubbiamente l’albo che di più ha influenzato nella stesura della scenografia dei batman “di nuova generazione”, ovvero “Batman Begins” e “The Dark Knight”.

Per maggiori informazioni, visitare le seguenti pagina di Wikipedia: Batman.

Giuseppe Spissu e Marco Torelli

 

Quel pazzo...di Jim Carrey

22/09/2008

Biografia del mitico Jim Carrey

James Eugene Carrey (si lo so,ha sconvolto anche noi) nasce a Newmarket il 17 gennaio 1962 da Percy e di Kathleen Carrey,ha tre fratelli più grandi, John, Patricia e Rita. La sua famiglia è cattolica ed ha radici francesi (il loro cognome originario era Carré). 
La sua carriera inizia come commediante: all’età di 10 anni inviando il suo curriculum al The Carol Burnett Show,diventò talmente bravo da essere una piccola celebrità rinomata nel suo liceo.Quando i suoi genitori si ritrovarono in ristrettezze economiche, la famiglia Carrey si trasferì a Toronto. Jim frequentò la Blessed Trinity Catholic School di New York per due anni, per poi passare alla Agincourt Collegiate Institute. 
Jim lasciò la scuola all’età di 16 anni per dedicarsi alla carriera di comico nei club. Nel 1979, a diciassette anni si trasferì a Los Angeles dove lavorò nel The Comedy Store quando il comico Rodney Dangerfield lo notò inserendolo nei suoi spettacoli.Jim fece poi un audizione per partecipare allo show Saturday Night Live ma senza successo.Il suo primo ruolo da protagonista in televisione fu Skip Tarkenton, nel programma The Duck Factory.Da qui ebbe inizio la sua strepitosa carriera da sregolato e comico attore che noi tutti conosciamo. 

Filmografia del mitico Jim Carrey

(2008) Ortone e il mondo dei Chi - Ortone (voce) 
(2006) Number 23 - Walter Sparrow/Fingerling 
(2006) Dick & Jane - Operazione furto - Dick Harper 
(2005) L’uomo da sei milioni di dollari - Colonello Steve Austin 
(2004) Lemony Snicket’s - Conte Olaf 
(2004) Se mi lasci ti cancello - Joel Barish 
(2003) Una settimana da Dio - Bruce Nolan 
(2001) The Majestic - Peter Appleton/Luke Trimble 
(2000) The Grinch - Eddie Kasalivich 
(2000) Io, me & Irene - Charlie/Hank Baileygates 
(1999) Man on the Moon - Andy Kaufman/Tony Clifton 
(1998) In My Life (Film Tv) - Se stesso 
(1998) Simon Birch - Joe Wenteworth adulto 
(1998) The Truman Show - Truman Burbank 
(1997) Bugiardo bugiardo - Fletcher Reede 
(1996) Il rompiscatole - Chip Douglas 
(1995) A Comedy Salute to Andy Kaufman - Se stesso 
(1995) Ace Ventura: missione Africa - Ace Ventura 
(1995) Batman forever, Batman per sempre - Enigma 
(1994) The Mask - da zero a mito - Stanley Ipkiss/The Mask 
(1994) Scemo e più scemo - Lloyd Christmas 
(1994) Ace Ventura - l’acchiappanimali - Ace Ventura 
(1992) The Itsy Bitsy Spider - Sterminatore 
(1992) Nel segno del padre (Film Tv) - Tim 
(1991) Jim Carrey: The Un-Natural Act (Film Tv) - Se stesso 
(1989) Le Ragazze della Terra sono facili - Wiploc 
(1988) Pink Cadillac - Intrattenitore 
(1989) Mike Hammer: Murder Takes All (Film Tv) - Brad Peters 
(1988) Scommessa con la morte - Johnny Squares 
(1986) Peggy Sue si è sposata - Walter Getz 
(1985) Se ti mordo... sei mio - Mark Kendall 
(1984) Il treno più pazzo del mondo - Lane Bidlekoff 
(1984) The Duck Factory (Serie Tv) - Skip Tarkenton 
(1983) Copper Mountain - Bobby Todd 
(1983) Introducing... Janet - Tony Moroni 
(1983) All In Good Taste 

 Da: www.wikipedia.it

 

 

I mille volti di Jim Carrey

22/09/2008

   The Truman Show

Un ragazzo normale e la sua vita normale,una vita praticamente perfetta, una perfetta mogliettina che aspetta il suo ritorno dal perfetto lavoro con un’ottima cena fumante. Ma cosa si nasconde dietro la vita, che sfiora la monotonia, di Truman Burbank? Chi architetta la sua felicità se non un abile regista,signore di uno studio televisivo di enormi proporzioni con un invidiabile team di attori: da sua moglie al suo migliore amico, dal postino a sua madre. La sua vita è sempre stata sotto i riflettori, dalla sua nascita con picco record di ascolti alla sua prima comunione, per non parlare del suo matrimonio;e lui ignaro di tutto.Quanto durerà ancora questa sua ingenuità? Servirà una ragazza e il suo incancellabile sorriso a fargli aprire gli occhi. Un film di Peter Weir con un cast d’eccezione: Jim Carrey (The mask,Una settimana da Dio), Ed Harris. Un film degno di essere chiamato tale, uno dei più coinvolgenti, tristi e divertenti film mai prodotti.

 

                                                                                                              

                                                                  Number23                                                 

Walter Sparrow è un accalappiacani che conduce una vita normale. Un giorno inizia  a leggere un libro regalatogli dalla moglie per il compleanno. Il titolo del libro è "number 23" e narra le vicende del Detective Fingerling, impegnato in un inquietante caso di omicidio, e della sua passione per la dark lady Fabrizia. Inizialmente incuriosito, man mano che la lettura va avanti, Walter trova delle analogie con la sua infanzia e scopre anche che alcuni elementi della sua vita sono legati al numero 23 e decide di confessare i suoi turbamenti alla moglie, al figlio e al dott. Isaac French, dal quale spera di ricevere qualche spiegazione sulla sua teoria del numero 23. 
Alla fine Walter, nonostante il consiglio del dottore, non troverà il coraggio di mettere da parte il libro, e la sua ossessione per il morboso racconto, per il detective Fingerling, per l’affascinante Fabrizia e per il fantomatico potere che si nasconde dietro al numero 23 lo trascinerà in una terribile spirale di paranoia e follia che lo porterà a vedere il 23 in qualsiasi cosa.

Un bel film per gli amanti del genere horror-thriller che vi terrà con il fiato sospeso fino alla fine,  con  una  magistrale interpretazioe di Jim Carrey.

 

Martina e Francesca VB

 

Juno

17/06/2008

Stereoscopico, tridimensionale, muto, sonoro, a colori, in bianco e nero: il Cinema, con i suoi luoghi comuni e con le sue evoluzioni, caratterizza il panorama culturale, quando ne è capace. Spesso i film sono tratti dai libri, ma ho visto solo un film, nella mia piccola cultura filmica, Un ponte per Therabithia, che è stato capace di rendere l’essenza del libro, di catturare l’essenza del testo e dargli vita con la stessa magia ed emozione che ti può dare la carta stampata. Il nome della rosa e La masseria delle Allodole non hanno reso giustizia agli omonimi libri di Umberto Eco e Antonia Arslan, l’uno scrittore micidiale di un poliziesco mozzafiato ambientato in un trecento cosi reale in cui Eco pare contemporaneo ad Adso, Jorge; l’altra portavoce di un eccidio troppo spesso dimenticato. Di recente ha sbancato al botteghino Il cacciatore di Aquiloni che, tratto dal libro di Kaled Hosseini, ha saputo imprigionare l’essenza liberandola in brevi e intensi fotogrammi, consegnandola solo a chi ha saputo coglierla. Ci sono poi i film in costume, d’animazione e noir che hanno fatto epoca e altri che hanno alimentato il fuoco della “carta straccia”. Talvolta, le pellicole sono tratte dal reale, dal vissuto. Ritraggono le condizioni di una classe sociale, fotografano la routine e la società. Juno che èstato proiettato nelle sale fino ad un mese fa, è la storia di una 16enne particolare, sveglia, diversa e con la lingua tagliente. La ragazza, innamorata, compie un passo immaturo per la sua età ne rimane impelagata. Il film si apre proprio con Juno che compie il test di gravidanza 2 o 3 volte, tra lo sgomento e l’apparente tranquillità, per accertarsi dell’accaduto. Il fidanzato è un dolce tontolone: non sono pronti per prendersi la responsabilità di un bambino. Juno decide di abortire ma proprio quando sta per..., non lo fa. Un gesto di cui le sono grata. Decide che avrebbe dato in adozione il suo bambino, e così entra in scena una coppia apparentemente perfetta che non è legata e limpida come vuol far credere. L’adolescente chiamerà in salotto il padre e la matrigna, li farà accomodare ed esporrà il suo problema con aperta sincerità. La reazione dei due è stata indescrivibile, diversa: il padre ha accettato la situazione col sorriso e la matrigna la accompagnerà alle visite di controllo per tutta la gravidanza, facendo cosi fiorire un nuovo rapporto tra loro. La coppia adottiva si è divisa e dopo il parto Juno affiderà il bimbo alla donna che da tempo sognava di avere un figlio. Originale è la parola che più mi affiora alle labbra per descrivere questo film; la trama non è scontata e lo stesso finale è inaspettato e positivo. I dialoghi, che il doppiaggio italiano non riesce a rendere, eliminando cosi una parte fondamentale del film, sono essenziali e gli danno un taglio eccezionale. Coinvolge la contrapposizione della terminologia giovanile ma sincera e profonda usata dalla ragazza, e quella usata dalla coppia. Il tema dell’adolescenza è toccato nei suoi temi più pericolosi: il passaggio all’età adulta, il raggiungimento della maturità necessaria per fare certe scelte, i continui bivi che la nostra strada ci pone di affrontare, le decisioni senza ritorno. L’immagine di Juno è quella di una giovane sincera e forte nella sua fragilità. Una ragazza improvvisamente catapultata nella vita adulta. E’ un film che è stato capace di trattare il tema della maternità e dell’aborto come un insegnamento o una chiacchierata tra madre e figlia, con la stesa intensità che potrebbe avere un racconto, una pagina di diario di un avvenimento vissuto. Indescrivibile l’intensità emotiva e la dolcezza di alcuni istanti, coi loro silenzi o sguardi. Come quando la donna a cui verrà affidato il bimbo si avvicina al pancione di Juno. Ha paura che il piccolo non la vorrà, non la accetterà, non scalcia quando mette le mani sul pancione, è sordo al suo richiamo d’affetto; ma Jubo, che in quel momento sembra farsi carico di una maturità che non è la sua, le consiglia di parlarci, di stargli vicino: il bimbo capirà, come accade. Scalcia. Un sorriso di inaspettata gioia e sicurezza si dipinge sul volto della futura madre. Anche Juno sorride. La scena acquisisce un valore inestimabile. Un’altra immagine intensa è quella dell’aborto che inizialmente voleva fare, ma quando entra nel consultorio fa la scelta opposta, dopo essersi trovata di fronte a tante altre persone che con naturalezza compivano questo atto. Il film, consigliabile per tutte le età, acquisisce maggior bellezza se i dialoghi sono in inglese o è almeno sottotitolato in italiano, perché così le battute veloci, gli scambi di pensieri e opinioni, le singole parole acquisiscono un valore diverso, aulico. Un film che ha riscontrato abbastanza successo e che forse ne meritava di più. Un pellicola che le giovani donne devono vedere.

D.v.



Bordertown: riflessioni sul film

18/03/2008

 

Il film Bordertown narra una storia molto sconvolgente che si svolge a Ciudad Juarez, una città-fabbrica al confine tra Stati Uniti e Messico: sono al centro della narrazione una serie di stupri e omicidi di giovani donne, che lavorano nelle “maquilladoras”. La protagonista del film (una bella e brava Jennifer Lopez) è una giornalista, di nome Lauren, inviata a svolgere un servizio giornalistico su questi deplorevoli fatti; un altro personaggio è Diaz (interpretato dall’affascinante Antonio Banderas), un vecchio amico di Lauren, che dirige il giornale El Sol. I due giornalisti, con le loro indagini, aiutano una ragazza di nome Eva, unica sopravvissuta alle violenze dei suoi aguzzini. Uno dei due malviventi è un autista di pullman, ed è colui che adesca le vittime; con un pretesto riesce a portare, ogni sera, una ragazza, rimasta sola sul pullman, in un luogo deserto concordato con il complice. Lì avviene la violenza e l’omicidio, poi il cadavere viene sotterrato lì accanto, in luoghi disabitati, cantieri squallidi, cave di sabbia. L’occhio della telecamera si posa sfuggente su questi paesaggi solitari e muti che dialogano con la morte, e un cielo, sempre terso e azzurrino, anch’esso muto complice di queste turpi azioni. Tutto per loro fila liscio, finchè Eva, dopo aver subito inaudita violenza, viene sepolta viva ma riesce a scappare; però, sapendo che non può andare dalla polizia poiché questa è corrotta, decide di rivolgersi al giornale di Diaz, che già in precedenza si era occupato di casi scottanti. Con l’aiuto dei due, dopo mille peripezie, Eva riuscirà a scovare i suoi aggressori; uno verrà arrestato, mentre l’altro rimarrà ucciso nell’incendio di una baracca mentre tenta di aggredire Lauren. Questo film ci ha colpito moltissimo in quanto narra una storia vera dipinta con tinte molto realistiche e fosche; si rimane impressionati dalla crudeltà e dal fatto che ciò è accaduto davvero. Il numero delle vittime è sconvolgente: 400 donne e più (sono state trovate anche fosse piene di cadaveri) risultano seviziate e uccise e nessuno ha mai alzato un dito per porre fine a tutto ciò. In maniera iperbolica, il film parla addirittura di 5000 vittime. Questo perché l’uccisione di giovani donne non è cessata con l’arresto dell’uomo. Il che fa pensare che ci siano altri “animali” che agiscono indisturbati. Dal punto di vista scenografico il film è un po’ scontato e banale. Indugia su scene violente, ad effetto, che però stanno bene nel contesto della storia. E’ un ottimo film di denuncia e racconta fedelmente ciò che è successo. Anche se non è stato accolto con favore dal pubblico (“E’ troppo sgradevole”), smuove comunque le coscienze e ci fa meditare su questi fatti orribili e sull’arresto di “tutti” i responsabili. Comunque ha colpito nel segno perché ha fatto conoscere a noi ragazzi una pagina di cronaca nera che ignoravamo e perché ci ha insegnato che a volte i “cattivi” restano impuniti anche quando si macchiano di colpe nefande. Non è da trascurare, in ultimo, la riflessione sulla libertà di stampa e di parola. Il film, infatti, vuole denunciare anche una certa repressione del diritto a scrivere e manifestare le proprie idee, soprattutto se queste sono chiaro, lampante, scomodo veicolo di denuncia aperta nei confronti di potenti e spregiudicati detentori del potere economico e politico, delle multinazionali insomma, che si ostinano ancora oggi a praticare volgari e violente pratiche di sottomissione, sfruttamento e manipolazione dei più deboli, come la più aggiornata geopolitica ci insegna.

I D Liceo Scientifico

 

Ma quando arrivano le ragazze ?

06/05/2007

Genere : Commedia romantica
Regia : Pupi Avati
Paese : Italia

1994. Gianca ( Enrico Salimbeni ) e Nic ( Claudio Santamaria ). Il primo un saxsista da tutta la vita che insegue il sogno di suo padre, diventare un grande musicista jazz. L’altro è un trombettista alle prime armi ancora inesperto e non istruito in materia di musica . Sul treno che li porta a Perugina, i due stringono amicizia che diventerà più forte durante il periodo che trascorrono insieme al corso per giovani talenti che sono andati a frequentare. Tornati nella loro città natia, Bologna, il legame tra i due diventa sempre più forte tanto che Nic si legherà sentimentalmente alla sorella di Gianca la quale poi resterà incinta. Parallelamente Gianca si innamora di un’altra ragazza con cui poi andrà a convivere nonostante il parere contrario del padre. I due metteranno su una band “Joy Spring Quintet” ma di tutto il gruppo l’unico a far carriera grazie al suo talento sarà soltanto Nic causando una profonda delusione in Gianca tanto da far vacillare la sua fede nella musica. 
Una commedia italiana ben riuscita che alterna momenti di ilarità con altri di dramma velato arrichito da spunti romantici. Un film per cui vale la pena spendere due ore . 

 
Benedetta Preta

Ho voglia di te

21/03/2007

"Fuggire per non soffrire, quale errore… Step (Riccardo Scamarcio) ha trascorso due anni a New York per seguire il suo sogno di lavorare negli States, ma ancora di più per allontanarsi dal suo grande amore impossibile, Babi (Katy Louise Saunders). Tante cose sono cambiate al suo ritorno a Roma e Step è pronto ad affrontare tutto ciò che si era lasciato alle spalle: il dolore per l’amico che non c’è più, il complesso rapporto con la madre, il suo futuro da adulto e quel grande amore mai dimenticato. Accolto a casa del fratello Paolo (Ivan Bacchi) e con l’aiuto del padre, Step inizia a lavorare nel mondo dello spettacolo. I suoi amici sono sempre lì: i centauri romani Schello, Lucone e gli altri membri della banda dei Budokani sono pronti a sfidarsi per un po’ di brivido.

Non passa molto tempo e Step e Babi si rincontrano. L’occasione è una festa. Step la vede e ripensa ai momenti felici trascorsi con lei. Ma Babi non è più la ragazza dolce e innocente di un tempo: è sfacciata, molto sicura di sé e non tarda a dimostrarlo… Lei lo strattona e lo trascina sulla spiaggia, noncurante della pioggia che cade scrosciante. Inizia a provocarlo. Step ha la tentazione di cedere alle provocazioni, le sue autodifese sono al mimino di fronte a lei, ma alla fine cerca di divincolarsi mentre Babi lo trattiene. Poi scopre la verità...

C’è qualcun’altra oggi nel suo cuore: si chiama Ginevra (Laura Chiatti). È proprio tra le braccia di Babi che Step capisce di non amarla più. È solo il ricordo di quell’amore che lo aveva fatto volare tre metri sopra il cielo. Step e Gin si sono conosciuti per caso (o forse no) e tra i due è stato amore a prima vista. Dopo quella sera lui si mostra pensieroso, triste e vorrebbe confessare a Gin di essere finito tra le braccia della sua ex. Prende coraggio e lo fa accompagnando la rivelazione con un mazzo di rose rosse. Gin è troppo affranta al momento per rispondergli, ma intanto Step scopre tante cose su di lei: forse il loro incontro non è stato un caso, sul diario di lei c’è la dimostrazione che Gin ha amato Step da sempre, quando lui neppure la conosceva ma tra di loro c’era Babi. I due si rincontrano nel doloroso evento del funerale della madre di Step, che nel frattempo era diventata anche una buona amica per Gin. Lei, ancora triste, non gli vuole perdonare quel tradimento… "

Luis Prieto, il regista,  ha saputo cogliere il tema di fondo di questa storia, senza farsi influenzare dal fenomeno e concentrandosi su quella che è l’essenza di “Ho voglia di te”: ovvero il passaggio dall’adolescenza ribelle e spericolata all’età adulta, più matura e consapevole, che comporta la fine del dolore per la perdita del primo grande amore (Babi) e la scoperta di un amore diverso, più profondo e responsabile (Gin). 
 
Nel romanzo il personaggio di Gin è cruciale nel raccontare questo passaggio e la scelta di Laura Chiatti è stata determinante per rendere il personaggio forte e fragile allo stesso tempo, maturo ma a tratti ancora infantile.  Sostituire Babi nel cuore delle adolescenti è impresa difficile, ma siamo sicuri che Laura con il suo fascino e la sua innocenza riuscirà a sedurle.
 

La musica di Tiziano Ferro, che già aveva partecipato alla colonna sonora del primo film con la bellissima “Sere Nere”, si conferma ancora più dominante con due splendide canzoni,  “Ti scatterò una foto” e “La paura che”, dall’album “Nessuno è solo”.

 michela massa

 

Sognando Beckham

02/03/2007

Sognando Beckham 
Regia di G. Chadha 
Gran Bretagna 2002 

Oggi giocare a pallone è una cosa normale, ma se sei una ragazza e per di più sei un Sick non è cosi semplice. 
La bella Parminder Nagra interpreta la diciottenne anglo-indiana Jess, con la passione sviscerata per il pallone e per David Beckham. Un giorno Jess conosce Jules (una giovane Keira Knightley) che avendola vista giocare, le propone di entrare a far parte della sua squadra. E cosi, accomunate dalle stesse grandi passioni e interessi stringono una forte amicizia. I sogni di Jess si scontrano con i desideri tradizionalisti dei genitori che non accettano che la figlia pratichi uno sport cosi maschile; in realtà hanno l’unico obbiettivo di proteggerla dalla sua diversità etnica. 
Un film decisamente adatto alla tv, una commedia semplice e leggera con un tocco di comicità, un pizzico antirazzista e con qualche riferimento agli omosessuali. Si nota il contrasto tra il fervore nel sottostare alle tradizioni e il contemporaneo occidentalizzarsi, che porta a un mix talvolta umoristico, talvolta singolare. 

“Tutte possono cucinare un pranzo Chapatti, ma quante tirano in porta come Beckham?” 

                                                                                                                                                                                                                               4TINA 

 

Blood Diamonds: Diamanti di sangue

23/02/2007

Genere : Drammatico-Azione
Regia : Edward Zwick
Paese : Usa

 

- "Sei un contrabbandiere? 
- "Ti sembra?" 
- "Di certo non hai l’aspetto di uno che lavora per l’Unicef!"

Danny Archer ( Leonardo di Caprio ) il ragazzo cattivo con la faccia d’angelo è un contrabbandiere di diamanti durante la sanguinosa guerra civile della Sierra Leone alla fine degli anni Novanta. Colto sul fatto viene portato in prigione dove incontra Solomon Vandy (Djimon Gaston Hounsou ), un padre strappato dalle braccia della sua famiglia per ingrossare le fila del RUF, il Fronte rivoluzionario,nella ricerca di diamanti preziosi atti a finanziare la guerra. Tra le piccole pietre rinvenute, una particolare attrae l’attenzione di Solomon e di Archer, un grosso diamante rosa. Entrambi i personaggi vedono in questa pietra l’unica via di salvezza per abbandonare definitivamente quella terra, rossa dal sangue dei caduti in battaglia. Insieme alla giornalista Maddy Bowen ( Jennifer Connelly ) intraprendono un viaggio che ha insieme il duplice scopo del ritrovamento della pietra e della famiglia di Solomon . 
Geniale la scelta di fondere insieme un tema importante come i commerci illegali che finanziano guerre civili in cui vengono impiegati bambini soldati e violati i diritti umani con una trama avvincente ricca di colpi di scena che tiene viva l’attenzione dello spettatore.

-Benedetta Preta-

 

Notte prima degli esami: Ieri e oggi

21/02/2007

Genere Commedia
Regia :    Fauso Brizzi
Paese :   Italia

Quante volte vorreste alzarvi e dire ciò che realmente pensate a un vostro insegnante? Luca, prossimo alla maturità, ha il coraggio di fare quello che in molti sognano…ignorando le conseguenze.  Per la regia di Brizzi , vincitore del  premio come "miglior regista esordiente" ai David di Donatello 2006 , “Notte prima degli esami “ rappresenta sicuramente uno dei film di maggiore successo dello scorso anno . Ambientato in una Roma degli anni ottanta vede il celebre Giorgio Faletti nei panni dell’odiato professore Martinelli , soprannominato “La Carogna” , cimentarsi tra lezioni di vita e letteratura con il suo alunno Luca , innamorato a sua insaputa di Claudia, figlia proprio dello stesso Martinelli. Una trama divertente animata da momenti di ironica intelligenza, certamente in grado di conquistare un target molto ampio di pubblico senza però scadere nel banale come il super celebrato “ Tre metri sopra il cielo “. 

Grande attesa quindi per il newquel, citando la definizione di Brizzi, “ Notte prima degli esami oggi “. Gli stessi personaggi inseriti nel contesto dei nostri giorni, tra internet , cellulari , e temi ridotti in formato mp3 al posto dei soliti bigliettini alle prese con l’esame di maturità che nonostante i tempi che cambiano pare restare l’incubo di tutti gli adolescenti . Giorgio Panariello interpreta il ruolo di un padre affetto da una brutta sindrome di peter pan che lo porterà ad avere una relazione extraconiugale con la bella prof. di matematica del figlio Luca , questa volta alle prese con un altro amore impossibile per la biologa marina Azzurra. Forse un volo troppo alto e difficile  per il regista esordiente in questo ultimo film molto più vicino al filone “American Pie “ che ormai da anni infesta le nostre sale cinematografiche e le videoteche. Due film facilmente accomunabili per titolo e per cast , ma decisamente diversi in qualità ed emozioni in grado di suscitare .

Benedetta Preta

 

 

Fight Club

26/11/2006

                                                                                      Titolo OriginaleFight Club 
                                                                                      PaeseUSA 
                                                                                      Anno di Pubblicazione1999 
                                                                                      Durata140’ 
                                                                                      Genere: Horror 
                                                                                      RegiaDavid Fincher 
                                                                                      SoggettoChuck Palahniuk 
                                                                                      AttoriBrad PittEdward NortonHelena Carter

Io lo so perché lo sa Tyler.


Edward Norton è il consulente di una casa automobilistica, dotato di una bella casa arredata con tante cose desiderabili. Insomma, lo stereotipo dell’uomo moderno: benestante, insonne, ansioso, stordito dai continui cambiamenti di fuso orario. Non ricevendo aiuto dalla medicina, si finge infermo e frequenta gruppi di ascolto anonimi per malati terminali, riuscendo a trovare la calma interiore grazie all’esternazione delle proprie frustrazioni e alla comprensione altrui, tanto da assuefarsi e a non poterne fare a meno per dormire. 
Durante un viaggio di lavoro incontra Tyler Durden (Brad Pitt), un eclettico venditore di saponi che lo coinvolgerà nella nascita del Fight Club, una palestra segreta in cui gli atleti si picchiano a sangue per dare sfogo alle proprie mortificazioni. 
Lo sviluppo del Fight Club degenererà in un progetto anarchico di ribellione al sistema, chiamato Progetto Mayhem caratterizzato da atti terroristici. 
Proprio quando Tyler si renderà conto di ciò che ha creato, la follia sarà ormai incontrollabile, vincolata dalle stesse leggi che lui stesso ha divulgato... 
Quando il cinema tenta di riprodurre i capolavori della penna, spesso sminuisce il valore dell’opera stessa a causa di un lavoro malriuscito. 
Fight Club, invece, ricalca appieno il genio di Palahniuk, riuscendo a migliorare, a detta dello stesso scrittore, persino il finale. 
Il film è uno dei tentativi meglio riusciti dell’espressione del disagio e del consumismo della società contemporanea. 
Edward Norton, la cui anonimità ne evidenzia il qualunquismo, rappresenta l’uomo moderno: si trascina in una vita fatta di eventi ciclici che svuotano di significato la sua esistenza e si da al consumismo più sfrenato per cercare gratificazioni che la realtà non gli ha dato. 
Tyler è la figura ribelle e anticonformista che c’è in ognuno di noi, che si contrappone alla bieca esistenza a tal punto da plasmare la propria personalità, quella che ci spinge a fare ciò che non avremmo fatto mai rovesciando i valori che hanno sempre caratterizzato il nostro pensiero. 
Il film mostra le responsabilità delle scelte di ognuno di noi: restare nell’anonimo insignificante o decidere di ribellarsi cambiando vita irreparabilmente, dimenticando di essere stati ciò che ci ha sempre distinto. 
Senza freni inibitori si può fare qualsiasi cosa, persino impiantare un progetto anarco insurrezionalista e produrre esplosivo con il grasso umano. 
Il capolavoro è assoluto e segue una linea contigua dalla penna alla cinepresa: David Fincher reinterpreta la trama del libro, creando un’atmosfera che catapulta in un vortice di oblio e totale delirio, grazie anche alle sue tipiche sceneggiature da luci a neon e buio pesto. 
Anche la prestazione degli attori è ottima: troviamo Brad Pitt in ottima forma ed Edward Norton capace di calarsi appieno nella sua parte. 
C’è sempre follia in ogni genio. E forse, in questo caso, sarebbe meglio dire che c’è sempre genio in ogni follia: perché Fight Club è crudo, cinico e inquietante. 

                                                                                                                                                                                        PP 

 

American History X

17/11/2006

 
 
Titolo Originale: American History X
Paese: USA
Anno di Pubblicazione: 1998
Durata: 120’
Genere: Drammatico
Regia: Tony Kaye
Attori protagonisti: Edward Norton, Edward Furlong, Fairuza Balk.
 
 
 La vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati.
American History X narra di Derek, entrato in carcere per aver ucciso un ragazzo nero reo di aver tentato di rubargli la macchina, e di suo fratello Danny.
Derek è un naziskin leader di una organizzazione locale di giovani neonazisti dedita al vandalismo, manipolata dal proprietario di una casa editrice che pubblica libri propagandistici sul nazismo e sulla purezza della razza ariana.
Il film inizia con la scarcerazione di Derek il giorno in cui il fratello consegna al suo professore di storia il suo elaborato, un saggio sul Mein Kampf, dichiarando esplicitamente la sua propensione a seguire le orme del fratello maggiore.
L’esperienza del carcere ha però cambiato Derek, che si è fatto crescere i capelli e non ha più quell’aura di violenza attorno a sé. Preoccupato per il fratello, che sta perseguendo la sua strada, farà il possibile per tirarlo fuori dalla stessa organizzazione di cui era leader.
Allo stesso tempo, il professore di storia assegna a Danny il compito di riscrivere il saggio intitolandolo American History X, chiedendogli di incentrarlo sulla figura del fratello e su come essa abbia influenzato la sua vita.
Malgrado Derek cerchi di salvare il fratello dai suoi stessi errori,  ormai sarà troppo tardi.
La versione incensurata termina con Derek che si rasa nuovamente i capelli, dimostrando che l’odio genera sempre odio.
American History X è un film che parla di razzismo, di ideali, di ostilità. E’ una storia che insegna a non fare agli altri ciò che non si vorrebbe venisse fatto a noi.
E’ la vicenda di tanti giovani arrabbiati pieni di paura e di dubbi che vengono sfogati attraverso la violenza.
E’ la storia infinita della divisione di razza, di patria e di intolleranza; è una dei tanti avvenimenti che aleggiano attorno al simbolo nazista, spesso tatuato sul petto proprio come in Derek. E’ la storia di ragazzi che vivono secondo le regole inculcate loro, giuste o sbagliate che siano.
Il problema del razzismo è più attuale che mai e nonostante oggi il mondo si vergogni dell’Olocausto, il nazismo è vivo e non cesserà di esistere come ogni ideale politico nato morto per poi diventare eterno.
Perciò, ogniqualvolta un regista decida di affrontare tematiche simili con gli occhi di una cinepresa,  merita una menzione particolare. Sovente però una pellicola cinematografica è per lo spettatore come l’olio sull’acqua: passa senza lasciare traccia, resta a galla senza mescolarsi con essa.
Non è il caso di American History X: è una pellicola che scorre parallelamente alle riflessioni e alle reazioni che provocano immagini forti, è un coltello nella carne tenera. E’ una storia viva che ci racconta di ideali sbagliati che portano all’autodistruzione, di come ci facciano crescere portandoci a distinguere esclusivamente il bianco dal nero, perdendo le sfumature più importanti.
Racconta di ragazzi abbandonati a se stessi, svuotati dagli affetti e riempiti di odio per sopperire alle incertezze che la vita ha loro offerto.
E osservando i titoli di coda, con una sorta di spasmodico tumulto interiore, non si può fare altro che chiedersi.. ciò in cui ho creduto ha migliorato la mia vita?
 
    PP  

 

59esima edizione del Festival di Cannes

24/05/2006

55 pellicole provenienti da 30 Paesi, 48 prime mondiali, 800 cortometraggi: questo, il bilancio della 59esima edizione del Festival di Cannes, che come ogni anno fa parlare di sè. 

Ad aprire il Festival, l’attesissimo e al contempo discutissimo "Codice da Vinci" di Ron Howard. Il thriller americano, ricco di effetti speciali, è la trasposizione cinematorafica dell’omonimo libro di Dan Brown, tanto criticato dalla chiesa per le sue affermazioni e teorie circa un presunto matrimonio di Gesù Cristo. Dovendo però giudicare dall’accoglienza riservatagli dai circa duemila giornalisti che hanno assistito alla prima, e l’hanno poi commentata con qualche risata e fischio, tutti quei timori, forse, sono superflui. 

Il grande protagonista di questo Festival, già da molti onsiderato come probabile vincitore dell’ambita Palma d’Oro, fa la sua apparizione solo il terzo giorno: Pedro Almodovar, in concorso con "Volver", una commedia dranmmatica, ricca di emozione e sentimento, che parla di vita e morte, amore e donne (tra le protagoniste ricordiamo Penelope Cruz). 

Non passa certo inosservato "Summer Palace" di Lou Ye, per motivi di "censura". I dvd pirata sono infatti l’unico mezzo che ha il pubblico cinese per poterlo vedere; la storia, che racconta la vita degli studenti cinesi durante la rivolta del 1989, è stata censurata dal governo cinese per "violazione delle norme nazionali sulla cinematografia", il quale ne ha poi boicottato la partecipazione al Festival definendola "illegale". Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, Lou Ye non appare per nulla turbato; anzi, dice che "potrebbe essere interessante per il pubblico vedere entrambe le versioni, per rendersi conto di quanto sia arretrata la comissione per le censure". 

A rappresentare noi italiani, ci pensano "L’amico di famiglia" di Paolo Sorrentino, ma soprattutto "Il caimano" di Nanni Moretti, la storia di un produttore in crisi che, nel momento in cui accetta la sceneggiatura di una giovane regista, non si "accorge" che in realtà la storia da lui prodotta è quella dell’origine poco trasparente dell’impero economico e dell’ascesa politica di S. Berlusconi. 
Si capisce come il film, arrivato nelle sale italiane in periodo di elezioni, sia stato insieme criticato e approvato, accolto e respinto. Fuori concorso, ma comunque presenti alla manifestazione, altri due italiani: Kim Rossi Stuart, con la drammatica storia da lui raccontata (per la prima volta oltre che da attore anche da regista) in "Anche libero va bene" e Mimmo Calopresti con il documentario "Volevo solo vivere". 

A questo punto, non mi resta che augurarvi Buon Festival!

Ilaria Mallus 

 

E il gallo cantò due volte

06/05/2006

Negli anni 80 vidi un film che mi colpì moltissimo : Zelig, di W. Allen.  Dopo averlo rivisto, a distanza di tempo, ha sortito in me gli stessi medesimi effetti. Credo che ciò sia dovuto alla perdurante attualità della tematica. Tratta di un ebreo americano, tra le due guerre, che pur di conformarsi ai valori imperanti  nella sua età, e di integrarsi , si identifica con le persone che frequenta, non solo per gli aspetti caratteriali, ma anche per quelli somatici e  linguistici: diventa un camaleonte umano. Risulta perfettamente in sintonia allo spirito del film la voce fuori campo che riporta gli avvenimenti sullo sfondo degli eventi storici, e geniale la trovata delle brevi interviste a noti esponenti della cultura tra cui Bruno Bettelheim e Saul Bellow. Leonard Zelig in fondo è più che mai uomo del nostro tempo, uomo che vive in modo patologico il bisogno di successo e di autoaffermazione e che, pur di soddisfarlo, sacrifica o tradisce la sua vera identità.
La satira sul costume americano teso a rendere prodotto di consumo qualsiasi fenomeno particolare, seppur nelle vesti di un uomo sensibile e  sofferente, rende alcune sequenze del film un documento critico di mordente attualità, senza rinunciare a garantire una sottile vis comica e a suscitare  un sentimento di tenera compassione nei confronti di un personaggio schiacciato inconsapevolmente da un sistema nel quale, pure disperatamente, cerca di integrarsi. La regia e la sceneggiatura sono di Woody Allen che assume anche il ruolo di attore protagonista accanto a Mia Farrow.

Patrizia Careddu

 

 

 

De Dan (Brown) and Da (Vinci)

31/05/2006

Basta con censure polemiche fischi fiaschi pernacchie e dichiarazioni sul Codice da Vinci! Non se ne può davvero più... 

 

Non riesco ancora a credere al parroco sardo che ha dato fuoco ad una copia in piazza durante la messa, invitando i fedeli ad imitarlo!!! 
Lo stesso parroco che aveva suonato le campane a morto per il primo aborto ed era sceso spudoratamente in piazza contro il referendum per la procreazione assistita...

 

Inquisizione... Medioevo... Ritorno al passato...

 

E’ un ottimo romanzo, si legge tutto d’un fiato e devo dire che anche il film è tutt’altro che deludente, rispetto a come lo si era descritto a Cannes...

 

Punto e a capo.

 

Continuo a non capire cos’altro ci sia da dire e ridire su una serie di notizie false, abilmente riportate da uno scrittore. Tutte queste minacce dal Vaticano soltanto perchè Brown spaccia la sua opera come "verità storica"?

Il problema è quindi il perchè la Chiesa ignori (o finga di ignorare) che, come ha affermato tempo fa Umberto Eco, <<questi appelli narrativi fanno parte del gioco FINZIONALE>>.

 

Che essa tema che Brown appaia ai suoi lettori come un "profeta rivelatore"?

Un’ipotesi del genere sarebbe un assurdo indice di fragilità del Cattolicesimo: un qualunque discreto scrittore (con tutto il rispetto per Dan Brown, che apprezzo molto) può mettere in crisi in quattro e quattr’otto i dogmi millenari su cui si fonda?!

 

Mi pare ovvio che Brown non si debba considerare un "dispensatore di verità", ma solamente un uomo che è riuscito a diventare ricco e famoso sfruttando le paure della Chiesa.

 

D’altra parte lo scandalo avrebbe effetti devastanti anche nel caso in cui, come qualcuno crede davvero, dietro al Codice da Vinci ci fosse una sorta di complotto anticristiano. Come complotto (che mira, naturalmente, alla propria massima diffusione) davvero niente male!

 

Che i suoi ideatori ringrazino i vari Ruini e compagnia cantante!

                                                                                                                     

                                                                                                                             Riccardo Murgia