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Passeggiando per Cagliari

Passeggiando per Cagliari (1)

PASSEGGIANDO PER CAGLIARI

Anche se con una certa difficoltà, la primavera ormai si sta manifestando sempre più spesso con giornate belle e assolate. 
E allora perché andare sempre al Carrefour a fare le vasche? 
Perché non scendere a Cagliari e fare delle passeggiate alternative per conoscere una bella città? 
Va bene non è Roma, non è Venezia, non è Firenze, ma se anziché lasciarvela scorrere indifferenti davanti agli occhi la osservate con attenzione, curiosità e un pizzico di entusiasmo, utilizzando anche gli altri sensi, l’olfatto, il gusto, il tatto l’udito riuscirete a coglierne il lato più affascinante e coinvolgente. 
Da dove cominciamo? Ma direi da via Roma, perché vi suggerisco di prendere il pullmann che da Quartu vi porta appunto direttamente all’inizio di via Roma, all’incrocio con via Sonnino, via XX Settembre, viale Regina Margherita. 
palazzo enel piccolaScendiamo dal bus davanti al cosiddetto palazzo dell’Enel e ci troviamo all’inizio della via più importante della città: via Roma. Per chi vi arriva dal mare è la vetrina della città, per chi vi abita uno dei due passaggi obbligati per aggirare il colle di Castello e raggiungere gli altri quartieri . La sua importanza si riconosce dalla dimensione: non esistono a Cagliari altre strade così larghe e quindi così grandi. Lo spazio è tale che per riuscire a riempirlo con il traffico automobilistico sembra che gli amministratori si sentano costretti a rimpicciolirlo, creando due doppi sensi di marcia, addirittura tre considerando le corsie privilegiate per i mezzi pubblici. via Roma vista dalla darsenaLa prima riflessione che si deve fare guardando questa via è che la città è un organismo vivo, ma a differenza delle persone non è mai giovane e non invecchia, cambia e basta, a seconda di come i suoi abitanti vogliono che diventi. Per esempio, via Roma è sempre stata così come la vediamo ora? Certamente no e non da molto. I suoi centotrenta anni di età ci permettono di seguire passo passo le sue trasformazioni grazie alla testimonianza delle fotografie che la ritraggono dalla fine del 1800 .  

                                                                              La seconda riflessione che si deve fare è che la città cambia perché mutano in continuazione i rapporti esistenti tra vuoti e pieni. Dove prima era uno spazio vuoto ora può essere stato edificato qualcosa e quindi quello spazio si è riempito. Oppure il contrario, dove prima c’era una costruzione ora può essere stata demolita e quello spazio si è vuotato. Via Roma è così larga e così grande perché è l’esito di un vuoto che si è creato quando  alla fine dell’Ottocento man mano sono state demolite le fortificazioni. Cagliari infatti era una città murata. Dobbiamo immaginare un alto muro che arrivava più o meno all’altezza di metà del primo doppio senso di marcia prima della corsia preferenziale, con davanti nient’altro che il mare;  al centro della futura via Roma vi erano due moli più o meno a forma di braccia a delimitare il porto ed ai lati di questi due moli nient’altro che la linea di battigia, simile a quella di una spiaggia qualsiasi. Queste mura delimitavano il quartiere del porto, chiamato ancora oggi della Marina, non solamente davanti al mare, ma anche dagli altri lati. Quando le mura sono state demolite  è nato lo spazio che ha dato vita ficus piccolaalla grande via Roma, il salotto buono della città,via roma 3 piccolala via intitolata alla nuova capitale di un’Italia nata da pochi anni, di cui la Sardegna costituiva sì una terra periferica, ma pur sempre una parte importante del regno dei savoia.

Ok fatevi un giretto alla darsena, risalite nella piazzetta verso il viale Regina Margherita dove troverete uno dei ficus più grandi della città, mangiatevi un bel gelato e preparatevi alla salita; la prossima volta vi accompagnerò verso il castello, passando appunto dal viale Regina Margherita.

m.p.

Passeggiando per Cagliari (2)

Passeggiando per Cagliari (2)

2. Salendo lungo il viale Regina Margherita

Cagliari è una città molto articolata; si sale, si scende, si risale, si riscende.salite e discese

Da via Roma cominciamo a salire lungo il viale Regina Margherita; si proprio lei, Margherita di Savoia, la regina che mangiava il pollo con le dita; la moglie del re  Umberto, salito al trono nel 1878 e morto nel 1900.  Molte strade di Cagliari, che proprio alla fine dell’’800 cambiò il suo look ,sono intitolate a importanti personaggi della casa reale dei Savoia; non per niente il regno dei Savoia prima di diventare regno d’Italia era regno di Sardegna!

Dopo aver fatto le scalette che dalla darsena portano al viale,  sulla sinistra, incrociamo la via Cavour; qui si apriva una delle porte del quartiere, la porta del Gesù; resti non ve ne sono se non nel ricordo degli antichi scrittori.via cavourAndiamo avanti: come potete notare si tratta di un viale dalla pendenza non indifferente, di quelli che si fanno buttando il tronco in avanti , ma non avete idea di come sia fantastico farlo in discesa, soprattutto quando avete un’età compresa tra i sette e i dieci anni e, se non vi vede nessuno, anche quando siete un po’ più grandetti!

Infine facciamo una piccola sosta davanti alla cosiddetta Scala di Ferro: si tratta di un fabbricato costruito nella seconda metà dell’Ottocento sul bastione di Nostra Signora del Monserrato, ultimo avanzo visibile oggi di quelle che furono le mura del quartiere; bastioni della scala di ferrovarie sono state le destinazioni d’uso fino all’ultima, quella di albergo, uno dei più rinomati di Cagliari durante tutto il Novecento. Fu acquistato nel 1961 dalla catena del Jolly Hotel che però lo chiuse anni dopo. È rimasto abbandonato per anni prima che l’amministrazione riuscisse a portarne avanti il restauro. 

Finalmente ci siamo: davanti a noi in tutta la sua imponenza si presenta il Bastione; ma c’è una piazzetta, piazza Regina Margherita,

il bastione di san Remy 1

sediamoci un attimo e riposiamoci perchè la salita non è finita.

m.p.

Passeggiando per Cagliari (3)

Passeggiando per Cagliari (3)

Puntate precedenti >>>  Passeggiando per Cagliari-1^ puntata     Passeggiando per Cagliari - 2^ puntata

3.Piazza Costituzione e il  Bastione di San Remy
Siamo arrivati al punto in cui si uniscono tre dei quattro quartieri della città storica: dove cioè il quartiere alto, Castello, incontra il quartiere della Marina alla nostra sinistra e il quartiere di Villanova alla nostra destra. Si tratta di un forte dislivello, circa trenta metri, di per sé una vera e propria difesa naturale. Ciò nonostante,  questo non significa che non esistessero dei bastioni difensivi. Quello che vediamo oggi davanti a noi rappresenta la sistemazione, effettuata tra il 1899 ed il 1902, dei tre bastioni di Santa Caterina, di San Remy e della Zecca, realizzato con il preciso scopo di creare un "belvedere" per la "passeggiata" dei cittadini. il bastione di san RemySi tratta di una sistemazione monumentale organizzata su due ordini di scale (e di scalini, circa 140 in totale) a sistema avvolgente, con due rampe simmetriche a forma semicircolare; il primo livello intermedio  conduce allo spazio chiuso, chiamato propriamente passeggiata coperta; il secondo  costituisce la terrazza vera e propria. Prima di salire guardate attentamente l’edificio appoggiato sulle mura e prendetelo come punto di riferimento: spostando lo sguardo  da sinistra verso destra, immaginate addossate a questo edificio ed al muro dei bastioni oggi scomparsi, tutta una serie di botteghe e baracche: esse costituivano uno dei due mercati della città per l’intero Ottocento. piazza costituzioneProvate ad immaginarvi questo piazzale, questo vuoto, (ricordate il discorso degli spazi vuoti e degli spazi pieni?)  ingombro di carri che trasportano le derrate alimentari. Si, proprio i carri sardi, trainati da cavalli, asini, muli che affrontano la salita che abbiamo appena fatto, una strada polverosa, forse fangosa, certo non lastricata. 

Saliamo verso la terrazza panoramica del bastione dalla stradina che intravedete a sinistra della foto; comincia una salita a zig zag che ci eviterà di fare i 140 scalini; li potremo sempre fare in discesa!  Passiamo sotto la  cosiddetta porta del Leone, che è stata inglobata all’interno del palazzo Boyl, uno dei più belli della città, famoso  perché in esso si conficcarono le palle di cannone del bombardamento della squadra navale francese durante il tentativo di occupazione del 1793. L’ultimo restauro le ha conservate per cui sono perfettamente visibili, 

Porta del leone ridotta

 (piccoline, dietro l’albero)

Continuiamo a salire e siamo arrivati: ecco la terrazza Umberto (ancora un ricordo di un re della casa Savoia) da cui possiamo godere di uno dei più bei panorami della città.Palazzo Boyle ridotta

m.p.

Passeggiando per Cagliari (4)

Passeggiando per Cagliari 4

Passeggiando per Cagliari  4.

Terrazza Umberto I, vista della città terrazza del bastioneDalla terrazza del bastione di San Remy si ha una bellissima vista di Cagliari che consente di spiegare nel dettaglio la morfologia del  territorio su cui sorge la città. Esso  è caratterizzato da quattro piccole alture, che superano di poco i cento metri, parallele tra loro: quella più lontana dal mare è il Monte San Michele, circa 120 metri,  con il castello, che domina e controlla la pianura circostante del Campidano; poi c’è il colle di Castello, quello dove siamo adesso, circa 100 metri, completamente costruito; più prossimo al mare, il suo colle gemello, Monte Urpinu, cento metri; ed infine, proteso sul mare, a formare una piccola penisoletta, il Monte Sant’Elia, circa 132 metri, con la caratteristica Sella del Diavolo . molentargius

Ma il territorio non ha finito le sue sorprese: oltre a queste quattro alture anche l’acqua rivendica la sua importanza: due grandi lagune delimitano la città. Alla sinistra, spalle al mare, la laguna di Santa Gilla, enorme, ettari ed ettari di terreno, quasi tremila, sommersi dall’acqua, profonda in alcuni punti due metri e mezzo, destinata nel corso del tempo a pesca, produzione del sale, porto alternativo. E’ importante sapere che non si tratta di uno stagno, come erroneamente viene chiamato, poichè esiste il contatto con il mare laddove oggi c’è il nuovo ponte della Scaffa. Potete notare che all’interno della Laguna c’è, anche se sarebbe meglio dire c’era, un’isoletta, Sa Illetta o di San Simone, oggi letteralmente aperta per la costruzione del Porto Canale, di cui si vedono i due moli (lunghi ben ,1,800 km ciascuno) che abbracciano il bacino artificiale (tutto scavato nell’isoletta).porto canale

Alla destra, invece, c’è lo stagno di Molentargius, un complesso che si estende per circa 650 ettari di terreno con una profondità variabile tra mezzo metro ed un metro, adibito storicamente a salina, attorno ad esso  sorgono, a corona, i centri di Quartu, Quartucciu, Selargius, Monserrato, Pirri. I loro abitanti erano anticamente obbligati alla cosiddetta comanda del sale, ovvero alla raccolta della risorsa che poi veniva venduta dalla città, di cui ha sempre costituito una delle maggiori entrate. molentargius

Anticamente però Cagliari non era come è oggi; ancora nel  XIII secolo la città così come la conosciamo noi non esiste: tutti i monti sono liberi da costruzioni, sono come gli attuali Monte Urpinu o monte Sant’Elia occupati al massimo da insediamenti militari. E il Castello dove siamo adesso non è costruito. Ma allora la città dov’è? È spostata verso ovest. Sotto di noi solo una chiesetta dei monaci benedettini e più in là  la grande abbazia di San Saturnino. Per il resto  orti e campi, vigneti. La città è sul piano in riva alla laguna di Santa Gilla, dove oggi c’è l’Auchan. È una città con la sua cattedrale e il palazzo del signore del tempo: il giudice. Scavi e testimonianze suggeriscono che alcune strutture di questa città chiamata Santa Igia (da Santa Cecilia) possano oggi essere sotto l’acqua dello stagno;   ci sono poi i resti della città romana, allora molto più evidenti di quelli attualmente visibili,  che costituivano  la migliore cava di materiale da costruzione del tempo.

Ma nel 1216 il giudice di allora, anzi la giudicessa Benedetta, consente a Lamberto Visconti, un nobile cittadino di Pisa, di costruire sul colle di Castello, dove ci troviamo noi. Mal gliene incolse perché quello che i pisani realizzano (ricordarsi che Pisa era allora una potentissima repubblica marinara, in perenne rivalità con Genova) è una vera e propria città, popolata si badi bene probabilmente solo da cittadini pisani. E’ una data importante, perchè questa concessione cambierà  tutta la storia della città.

m.p.

Passeggiando per Cagliari (5)

Passeggiando per Cagliari 5

5. Periplo di Castello in senso antiorario

Dopo la concessione della Giudicessa i pisani cominciarono i lavori.

È chiaro che quello che viene costruito immediatamente è il circuito murario: e così tutto intorno al colle di Castello sorse una cinta difensiva dotata di circa una quindicina di torri. Allora però non esistevano né la torre dell’Elefantel?elefantino che d? il nome alla torre omonima, né quella di San Pancrazio san pancrazio ridottao dell’Aquila, che sono quelle che costituiscono le attrattive da cartolina della città. E non c’era neanche quella cosiddetta del Leone, oggi inglobata all’interno del palazzo Boyl, uno dei più belli della città, famoso anche perché in esso si conficcarono le palle di cannone del bombardamento della squadra navale francese durante il tentativo di occupazione del 1793. L’ultimo restauro le ha conservate per cui sono visibili. ( si veda la foto nella prima puntata)
Salendo si incontrano le scuole elementari di Santa Caterina,  l’ultimo edificio pubblico costruito nel quartiere di Castello, ormai completamente saturo di costruzioni. Al suo posto c’era il Convento di Santa Caterina, demolito nel 1905. 
Salendo per la via del Fossario passiamo sotto un portico via del fossario ridotta(si possono notare le superfetazioni dei servizi igienici) e si arriva alla Cattedralecattedrale piccola, iniziata dai pisani e poi trasformata nel corso del tempo;  le aggiunte più importanti, come la cupola,  sono del Seicento. (all’interno si può osservare la cripta, nonché i retabli ed il pulpito della cattedrale di Pisa di Guglielmo). 
La piazza Palazzo è uno spazio vuoto, ricavato così com’è solo in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. In esso si affacciano l’ex palazzo di città ortogonale alla Cattedrale, adibito poi a Conservatorio quando fu costruito il nuovo Municipio sulla via Roma,  il palazzo Reale, oggi palazzo della provincia ed il palazzo arcivescovile. 
Proseguendo si arriva alla piazza Indipendenza dove è possibile accedere alla torre di san Pancrazio costruita nei primi anni del trecento insieme alla torre dell’elefante, sempre dai pisani, per rafforzare la difesa della città. In piazza Arsenale dove si affaccia la cittadella dei musei, opera architettonica degli anni settanta del Novecento, è possibile vedere come il colle di Castello si restringa, a mo’ di fuso. 
Scendendo per via Lamarmora da piazza Indipendenza si vede il palazzo Sanjust sulla destra. Si tratta di un palazzo costruito negli anni ottanta dell’Ottocento che sostituì il vecchio edificio sede dell’Università seicentesca. 
Voltando al primo vico Lamarmora si scende per via Santa Croce  che, sulla destra, ha il ghetto degli ebrei, così chiamato erroneamente; in realtà si tratta del restauro della caserma piemontese San Carlo. Qui è possibile scendere alla sinistra per la scala che conduce al portico di via Corte d’appello; altrimenti continuando per via Santa Croce si arriva al bastione sempre di Santa Croce, con l’ex chiesetta, ormai sconsacrata. Probabilmente in quella zona nella Cagliari del trecento c’era una sinagoga. Questo fino al 1492, anno non solo della scoperta dell’America, ma anche dell’editto del re di Spagna, cui allora apparteneva l’intera Sardegna, di cacciata degli ebrei dai territori della Corona. Tutte le sinagoghe furono così riconvertite a chiese cattoliche sotto l’invocazione alla Santa Croce. In realtà l’attuale chiesa di Santa Croce fu costruita nella seconda metà del Seicento in occasione della risistemazione dell’isolato da parte della Compagnia di Gesù per la realizzazione del proprio Collegio di Studi.

Scendendo troviamo la Torre dell’Elefante in piazzetta San Giuseppe, ai margini della chiesa di San Giuseppe, la sede del collegio degli Scolopi tra via dei Genovesi e la via San Giuseppe; a sinistra  via universitàviauniversita,  sulla destra il palazzo dell’Università, istituita nel 1626 durante il regno di Filippo IV re di Spagna. Annesso l’ex Seminario tridentino con cui oggi forma un corpo unico. 
Prima di tornare alla terrazza Umberto I un ricordo di quello che è uno dei simboli del cambiamento della città: la ristrutturazione dell’ex teatro civico. Esso pervenne alla città di Cagliari nel 1831 dal barone Zapata che cedette il teatro compreso nel suo palazzo in cambio di una fattoria a Pirri. Ristrutturato e riammodernato costituì uno dei ritrovi mondani più chic della città fino a quando i bombardamenti della primavera del 1943 non lo distrussero completamente. Oggi , dopo un parziale restauro viene usato nella bella stagione, infatti non ha copertura.

m.p.

Botticelli: un genio dell'umanesimo

Botticelli:un genio dell’Umanesimo

 Sandro Botticelli

Senza dubbio Sandro Botticelli è una delle figure di maggiore spicco per l’Italia Umanista. Le sue opere hanno un valore inestimabile e rappresentano l’orgoglio dell’intera nazione.  Il vero nome di Sandro Botticelli è Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, ed è nato a Firenze il 1 marzo 1445 ed morto, sempre a Firenze, il 17 maggio 1510. E’ uno dei pittori che ha lasciato il segno nella storia dell’arte rinascimentale italiana e non solo.  Ultimo di quattro figli, crebbe in una famiglia modesta, ma non povera, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli e aveva una bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito. Il vero e proprio apprendistato avvenne nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467 e a testimonianza di quel periodo ci sono numerose Madonne che rivelano la diretta influenza del maestro sul giovane. La primissima opera che viene attribuita a Botticelli è la Madonna col Bambino e un angelo del 1465 circa dell’Ospedale degli Innocenti. Prima di produrre degli autentici capolavori dell’arte egli ebbe modo di migliorare la sua esperienza con altri dipinti che segnano un passaggio dai suoi esordi all’età matura.

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Tra il 1481 e 1482 Botticelli partecipò alla decorazione della Cappella Sistina insieme a Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e ai loro collaboratori.

Nastagio degli Onesti, terzo episodio è un dipinto a tempera su tavola di cm 83 x 138 realizzato nel 1483 dal pittore italiano Sandro Botticelli. È conservato al Museo del Prado di Madrid. Questo quadro, assieme ad altri tre, raffigura la vicenda di Nastagio degli Onesti, fedelmente ripresa dall’ottava novella della quinta giornata del Decamerone di Boccaccio. La serie di Nastagio degli Onesti fu commissionata da Lorenzo il Magnifico per farne dono a Giannozzo Pucci in occasione del suo matrimonio con Lucrezia Bini.

 

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La Primavera di Botticelli è un’opera realizzata a tempera su tavola di cm 203x314, di datazione incerta (fra il 1477 ed il 1490), destinata originariamente alla villa di Castello (probabile collocazione iniziale assieme alla La nascita di Venere), ed oggi alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Tutta la critica non può che essere concorde sulla natura allegorica dell’opera impregnata di cultura umanistica e neoplatonica della corte di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, nonostante il committente dell’opera fosse l’omonimo Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, che non era in buoni rapporti con il cugino più grande di circa 15 anni e che in passato gli aveva fatto anche da tutore.

 

 

 

 

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La Adorazione dei Magi è un dipinto ad tempera su tavola di cm 111 x 134 realizzato nel 1475. È conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Fu commissionato da Giovanni di Zanobi del Lama, un banchiere fiorentino, cortigiano della famiglia dei Medici, Gaspare Zanobi del Lama, per la sua cappella funebre in Santa Maria Novella. Si tratta di un’opera molto importante perché introdusse una grande novità a livello formale, ossia la visione frontale della scena, con le figure sacre al centro e gli altri personaggi disposti prospetticamente ai lati; prima di questa infatti, si usava disporre i tre re e tutti gli altri membri del seguito lateralmente, a destra o a sinistra, in modo che i personaggi creassero una sorta di corteo, che ricordava l’annuale cavalcata dei Magi, una rappresentazione sacra che si teneva per le vie fiorentine.

 

 

 Il quadro della Nascita di Venere fu creato, come La Primavera e Pallade che doma il centauro, per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, nipote di Lorenzo il Magnifico per adornare la Villa di Castello, nella campagna fiorentina. Rappresenta una delle creazioni più elevate dell’estetica del pittore fiorentino. Si tratta di una tempera su tela di 172x278 cm e si trova nella Galleria degli Uffizi di Firenze e risale al 1483-1485 circa. La dea Venere, nuda su una conchiglia, sorge dalla spuma del mare e viene sospinta e riscaldata dal soffio di Zefiro, il vento fecondatore, abbracciato a Clori, la ninfa che simboleggia la fisicità dell’atto d’amore. Sulle rive di Cipro, l’isola cara a Venere, l’Ora della Primavera, una delle ninfe che presiedono al mutare delle stagioni, porge alla dea un manto ricamato di fiori per proteggerla.

Per le sue grandissime abilità artistiche Botticelli rimane un genio indimenticabile, un maestro del Rinascimento italiano. Vi invitiamo quindi ad ammirare "dal vivo" le sue opere esposte nei maggiori musei di tutta Europa, tra i quali il Prado, il Louvre e la Galleria degli Uffizi.

 Annacarla Angius, Chiara Murru, Francesca Ruggeri 

Quartissimo

Quartissimo

 Vequartissimo12nerdì 3 Ottobre in via Verga a Quartu è stato inaugurato "Quartissimo", centro museale per la promozione della Cultura e dell’Arte, nel quale sono state esposte ottanta opere pittoriche di artisti sardi e non, alcuni dei quali sono deceduti. Trattasi di una collezione privata che comprende opere realizzate dal ’93 ad oggi, alcune di queste create per l’occasione da artisti molto giovani che si sono aggiunti ad allungare e gremire il vagone carico di artisti che si vogliono affacciare sulla scena dell’arte sotto la guida del curatore, mecenate, collezionista, professore, architetto Sandro Giordano e del comquartissimo18itato scientifico che ruota attorno a lui. La mostra si è tenuta in un locale di una vecchia casa quartese ristrutturata e adibita a museo per l’occasione. Le pareti bianche fanno da sfondo a questa mostra dal tono altamente poetico e per certi versi malinconico in cui domina il colore. Infatti il protagonista assoluto è il cromatismo in opere a piccolo formato. Opere non incorniciate per esaltarne la peculiarità senza distrazioni. La mostra ha potuto riscontrare una grande affluenza di artisti e di persone che si avvicinavano per la prima volta all’arte. Inoltre ha visto anche la presenza dell’assesore alle Politiche Ambientali e Beni Culturali (dott.ssa Anna Paola Loi) del comune di Quartu. L’esposizione ha avuto un grande successo anche in vista dell’apertura straordinaria del 4 Ottobre, per la partecipazione alla 4ª giornata del contemporaneo organizzata da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani). La nostra scuola è stata rappresentata da alcuni alunni della 2ªD del liceo scientifico, dalla professoressa Caterina Spiga e da altri docenti del liceo. Posso concludere dicendo che iniziative del genere non fanno altro che immetterci in un’atmosfera di grande fermento divenendo occasione di scambio culturale e di conoscenza. 

 Andrea Cogotti e 2ªD

 La mostra si può visitare gratuitamente in via Verga a Quartu S.E 
dal 03 ottobre al 07 novembre 2008 
dal lunedì al venerdì 18:00/20:30 

Link utili: http://www.quartissimo.org/

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La fotografia di Antonio Ballero esposta a Nuoro

La fotografia di Antonio Ballero esposta a Nuoro

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 Antonio Ballero

 Lo Sguardo fotografico del pittore

 A Nuoro, dal 9 dicembre 2007 fino al 30 marzo 2008, nell’ Ex Tribunale in p.zza Santa Maria della Neve è possibile visitare la mostra   dell’artista nuorese che, accanto alla pittura, si interessò di fotografia e di letteratura. Le foto riguardano la Nuoro di fine Ottocento e del   primo ventennio del Novecento ma si possono ammirare anche alcuni dipinti e disegni a china. L’ingresso è libero ed è possibile entrare   nei locali dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30, Per ulteriori informazioni e per l’organizzazione di visite guidate telefonare ai   numeri : 0784 33033 - 0784 16792

Per Saperne di più clicca sul banner Comune di Nuoro

Nel motore di ricerca http://www.chirca.it