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Primo piano

Cosmicollage

cosmicollage

“Cosmicollage” o il fascino del pensiero.

 ...qui la via più spedita e la più sicura è di trovare
un poeta ovvero un filosofo che persuada alla
Terra di muoversi, o che quando altrimenti non la
possa indurre, la faccia andar via per forza. Perchè
finalmente il più di questa faccenda è in mano dei
filosofi e dei poeti; anzi essi ci possono quasi il tutto.

                             Leopardi, Dialogo di Copernico

IDEAS TRIO

Cosmicollage” non è un semplice spettacolo, neanche una “lezione” di fisica in pillole! Semmai una mess'in scena teatrale animata dal fascino di un sapere tra scienza e filosofia, cosmologia e astrofisica, letteratura e arte. Una piacevole sosta di riflessione da parte di quattro giovani: Riccardo Murgia, Francesca Pani, Matteo Tuveri, Alessio Brina impegnati quotidianamente nella ricerca e nello studio, verso l'esplorazione-riaffermazione dei “perchè” e dei dilemmi che hanno da sempre inciso il cammino dell'uomo verso la soluzione-non soluzione di quesiti e riproporli come enigmi per vivificare il desiderio di conoscenza e rivoluzionare le idee. Stupore, meraviglia, sconcerto veste tre creature fragili e sbigottite di fronte allo scenario di un mondo indecifrabile, caotico, magmatico ma “platealmente” ricco di attese e scoperte. Un cosmo che si apre sul loro sguardo incantato, che diventa sconcertante e meraviglioso ai loro occhi di esseri, “docili fibre” di un universo infinito, timidamente protesi a decifrarne gli arcani. Viandanti senza meta in un tutto che li avvolge, pulviscoli precari e leggeri, organismi fluttuanti e instabili tra cielo e terra in cui si fa strada l'idea della presenza del mare e il moto delle maree grazie allo sfondo sapiente e inalienabile della musica che tutto avvolge in un incessante movimento senza spazio ne' tempo. Una musica “siderale” sulla scia delle galassie luminose, mossa dalle note energicamente tese di Matteo Tuveri il cui arpeggiato incipit richiama il suono di antichi strumenti ad evocare un ipotetico big bang per innalzarsi via via a diventare stridore acuto e metallico di sistri egiziani, quasi evocatori di divinità sacre e paurose. Musica a tratti arabeggiante, orientale, a richiamare una gemella “ia 'e sa palla” del magico popolo armeno. Musica che riempie mari e continenti, rende “meno massicci i buchi neri”, attraversa foreste... imperi che sorgono e crollano per lasciare spazio all'infinitamente grande all'infinitamente piccolo... E' il suono che fa da preludio a un racconto i cui picchi mitopoietici, sapientemente sussurrati dalla voce di Riccardo Murgia, ammaliano lo spettatore e lo trascinano in una via lattea dalle dimensioni oniriche, fiabesche di stampo classico greco-romano. E' ancora il suono che avvolge come una spirale le volute ora sinuose ora nervose, ora lente ora scattanti, del movimento corporeo di Francesca Pani.

IDEAS VINO

 

Parole, movimento, suono rapiscono lo spettatore anch'esso divenuto pellegrino in una via lattea la cui eco filmica balena alla mente in un mondo, se vogliamo, anche di beckettiana memoria, rarefatto, sfuggente, algido e silenzioso. Uno scenario dilatato e proteiforme anche, in cui lo spettatore si sente spaesato seppure dopo esser stato messo in guardia dall'acuto sentire di un quarto personaggio , Alessio Brina, che comparso per primo sulla scena, filosofo “semiserio”, gli intima di non lasciarsi andare, lo prende per mano, conscio che l'umana dimensione non è che un agglomerato di dubbi e debolezze, che, unica e certa condizione, è l'indeterminatezza che porta, di ognuno di noi (come nella struggente, poetica creatura di Calvino)”quell'immagine ormai difinitiva, al di là del tempo e dello spazio, diventata la verità che contiene nella sua sfera di raggio illimitato tutte le altre sfere di verità parziali e contraddittorie”. (Le Cosmicomiche).

 

La citazione poetica iniziale “l'intero universo è in un bicchier di vino” divinamente enigmatica, non fa che svelarci, in ultimo, l'immagine di un finale potentemente poetico che vede ognuno di noi naufragare in quel bicchiere divenuto “ ultramondo che s'apre attraversando la sfera semiliquida delle iridi, il buio delle pupille, il palazzo di specchi delle rètine, nel vero nostro elemento che si estende senza rive né confini”(Le Cosmicomiche). ​

 

Caterina Spiga